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Factory Fattori | 17 dicembre 2017

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Intro

Nell’arco di due giornate lavorative, Ale mette in scena, con una lingua fredda, grezza e sincopata, il dramma di un operaio schiacciato fra le regole produttive della multinazionale e quelle cameratesche dei colleghi. Scaturisce una guerra di trincea raccontata con lucidità e follia. Se il nemico non è individuabile, allora tutti diventano nemici: quest’odio indiscriminato, calmato solamente grazie a dosi quotidiane di eroina e musica in mp3, è rivolto a dirigenti, capireparto, operai, il paese stesso in cui vive. e follia.

“Domani sparerò in mensa. Alle 12:47. Svolgerò regolarmente le mie mansioni nel turno della mattina, quello che va dalle 6:00 alle 12;30. Timbrerò il cartellino, preleverò come sempre il cutter e guanti dall’armadietto. I miei movimenti saranno ancora più lenti, il giorno dell’apocalisse richiede una liturgia di gesti precisi e armonici. In questo momento non saprei dare un senso a tutto il sangue. Sparerò nel mucchio, perché una cosa sola ho capito in ventitré anni di fabbrica. Ho capito che nessuno è innocente. Tutti si macchiano di crimini. In questo posto maledetto tutti i delitti sono colposi. Il delitto colposo, il più stupido e insopportabile, il più indecente.”