Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Factory Fattori | 21 maggio 2018

Scroll to top

Top

No Comments

QUELLO DELL’ULTIMO BANCO *

Saverio Fattori
Tramite Facebook, mi inviarono l’ormai famigerata intervista rilasciata da Roberto Barbi al quotidiano L’Avvenire. In realtà non conoscevo questa persona, nemmeno era tra le mie amicizie, avevamo solo contatti comuni. È la potenza un po’ misteriosa di Facebook. La lessi un po’ in fretta, alcune cose mi colpirono subito. Era chiaro che l’animale ferito a morte tornava a colpire un po’ caso, con un’azione autolesionista. L’evidente stupidaggine dell’affermazione secondo cui l’ottanta per cento degli amatori farebbe uso di sostanze illecite, è talmente strampalata da disinnescare tutte le altre. Una ingenuità da bar dello sport che diventa una bomba ( non certo una bomba intelligente per guerre umanitarie), se esce su un quotidiano nazionale, perché l’argomento è da sempre tra i più roventi, riguarda il trauma eterno. Il doping. Sulla pagina Facebook di Michele Belluschi, sempre molto frequentata da giovani mezzofondisti, la discussione si anima. Si prende in esame un’altra nebulosa parte delle dichiarazioni di Barbi. In pratica dice che Stefano Baldini, il più talentuoso dei fondisti italiani, valeva 2 ore e 13 minuti in maratona Il colpo è definito una stilettata clamorosa a Baldini. Si prevedono querele. A me pareva che invece in questo caso fosse stato furbetto. In fondo non dice nulla di diretto. Insinua il dubbio velenoso ma non parla chiaro. Baldini ha 2 ore 7 minuti e poco più di record italiano. All’appello della genetica mancherebbero quasi sei minuti e questo mina l’onore di una carriera esemplare. Poi l’intervista vira sugli attuali problemi di salute di Barbi, da imputare per l’appunto all’uso di Epo. Della serie: mi sono rovinato la vita per poche lire di ingaggio. A ben leggere, un bello spot per la lotta al doping. Poi ci ha spiegato che uno bombato lo riconosci dalla coscia a mortadella…
La cosa che rende Barbi il più odiato nella storia del nostro sport è l’assoluta mancanza di pentimento. Gli rimaneva di attaccare l’atleta simbolo del nostro movimento, per scavarsi da sé la tomba del disonore. Baldini, lo ha denunciato per diffamazione. Anni fa Barbi lo intervistarono al programma le Jene. Occhi spiritati da bambino che non aveva in fondo ben compreso la portata della marachella, perché a torto a ragione, la riteneva inevitabile. Su Podisti.net e sulle bacheche di Facebook le offese si sprecano e non mi pare il caso di copiaincollare e metterle in corsivo.
Perché allora non riesco a odiare Barbi? Perché è il capro espiatorio perfetto, un contenitore sigillato che racchiude in se tutto il male del mondo idealizzato dell’atletica e in qualche modo ci rassicura. È il cattivo fuori dal branco, non sintomo di un sistema malato, semmai ne è scheggia impazzita. Il personaggio negativo di un gialletto che dopo una buona inchiesta viene estirpato, e l’equilibrio paradisiaco preesistente si ristabilisce. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo uno così. Non so. Mi piace occuparmi dei perdenti e dei cattivi. Qualcuno mi dirà che perdente non lo era, specie quando gareggiava pompato. Ma i conti si fanno a fine carriera e l’eccellenza assoluta, i soldi veri, non sarebbero mai potuto essere alla sua portata. Nella seconda fase della sua carriera vinceva gare di seconda schiera, a zero lire di ingaggio. Ha sporcato tutto, anche le prestazioni della sua era pre doping, che dovrà pur averla avuta, magari in età giovanile. Ma non possiede un’intelligenza malvagia, nessuna furbizia, sembra una figura tragica destinata a scontare le colpe di scelte scellerate spinto da una amoralità fanciullesca.
Roberto Barbi è tra i miei contatti su Facebook. Alcuni amici lo invitano a correre insieme a loro, altri gli augurano serenità. Il 24 aprile sulla sua bacheca appare questa frase: Buona Pasqua a chi mi vuole bene. Pochi. Non ho potuto fare a meno di curiosare tra le foto In un album denominato Soddisfazioni ci sono solo due foto, ma non c’è l’arrivo di una gara vincente, si vede una bambina piccina di circa sei anni con il pettorale 205. Alla partenza sembra intimidita e imbronciata, ma nella seconda si scioglie in una corsa splendida.
Mi piacerebbe che Stefano Baldini ritirasse la denuncia. Io mi fido di Stefano. Me lo ricordo quando da allievo veniva a correre i 3mila metri al FidalEstate di Bologna tra i “grandi”, perché non trovava avversari in regione tra i coetanei. Ad Atene aveva la stessa faccia pulita. Roberto ha sempre quella faccia lì, un po’ da matto. È il più discolo della classe. Quello seduto nell’ultimo banco Più cattivo con se stesso che con gli altri.
Saverio Fattori
*articolo già uscito sulla rivista Correre

Submit a Comment