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Factory Fattori | 21 maggio 2018

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CHILOMETRI ZERO*

Saverio Fattori
E se tutti i politici rubassero? Tutti, ma proprio tutti… domanda stupida in fondo, ma chi non ha sentito frasi rituali di questo tipo, eravamo al lavoro, o nella sala d’aspetto del medico di base, in spiaggia, e il vento ci ha soffiato nelle orecchie: Sono tutti uguali, destra e sinistra, quando sono lì sulla poltrona…
In genere mi allontano da persone che si adagiano e non vanno oltre queste considerazioni semplicistiche, lascio ogni dialogo e mi allontano dopo poche frasi standard del mio kit personale di sopravvivenza, o meglio ancora, taccio e non do confidenza. Non mi piacciono le persone che non colgono i distinguo, le sfumature, in genere si tratta di esemplari poco informati e supeficiali, meno cose sai, e meno sei conscio di non sapere, dai tutto per scontato, credi di sapere tutto, e quello che non sai tanto non è importante, e non approfondisci. Invece la conoscenza è aprire la porta di una stanza e prendere atto che da questa stanza se ne aprono altre dieci e via così, in progressione infinita, più sai e più hai dubbi, e sei curioso.
Altra ragione per cui sono allergico a queste sintesi è che una volta arresi al Colpevoli tutti, si entra in una spitrale che porta inevitabilemente al Colpevole nessuno, ed è un gioco rischioso, favorisce i furbi e i mascalzoni.
Altra domanda da pochi soldi: E se tutti gli atleti di livello alto si dopassero? Tutti ma proprio tutti… Non so, l’ho sempre ridimensionato a pensiero debole, pigro, quasi ottuso, roba per invidiosi e mediocri, una parziale giustificazione ai propri fallimenti, al proprio non essere al centro delle cose. Spesso persone che non sanno nulla di atletica, all’ennesimo scandalo mi chiedevano informazioni, ma poi cercavano solo conferma alla loro ferma convinzione. Sono tutti dopati, i ciclisti soprattutto, e di seguito tutti gli altri sportivi. Io iniziavo a mettere paletti, a fare una breve storia del doping, doping di Stato, modello Paesi dell’Est Europa anni Settanta, le multinazionali farmaceutiche statunitensi con le loro ricerche e le loro cavie di lusso, i cani sciolti nel nostro paese, furbetti o disperati. Vabbè. Va bene tutto, ma rimane uno straccio di pensiero molesto, rimane nell’aria, cerco di ignorarlo, ma non posso essere ipocrita, sbagliato rimuoverlo. Devo farci i conti. Anche un pensiero può essere molto concreto. Però a volte è un pensiero che ti entra in testa e che vorresti scacciare come scacci una mosca noiosa. Non si tratta di una provocazione, per me una provocazione per essere tale deve essere intelligente, spiazzante, originale, un punto di vista anarchico, per nulla partigiano, qualcosa che mette in difficiltà l’interlocutore che è chiamato a mettere in moto tutti i neuroni di cui dispone, ma in questo caso di intelligente non c’è nulla.
E se fossero, davvero, tutti, più o meno, dopati? Se tutti assumessero sostanze illecite e tutti avessero qualcosa da nascondere, qualcuno da cui scappare…?
Facebook nei giorni in cui si aprivano rivelazioni che allargavano a macchia d’olio l’indagine su Schwazer aprendo scenari inquietanti, sembrava esplodere, link su link a rincorrersi, con quella eccitazione bramosa che ricordo ai tempi di Mani pulite. È tutto sporco, è tutto rotto. Una sera sulla mia bacheca ho scritto: Basta, mi sono rotto di condividere notizie sul doping. Ma ci sono, sappiate che ci sono. Non per mettere un silenziatore, o addirittura un tappo, ma proprio per farci i conti con questo orribile sospetto. Per quel pensiero che arriva mio malgrado. E fossero tutti addizionati chimicamente, amerei ancora questo sport?
Pochi atleti di élite intervengono davvero sull’argomento, pochi, se intervistati, vanno un centimetro dopo l’ovvio. Sul finale di stagione il fortissimo discobolo tedesco Robert Harting si fa depennare dalla lista dei candidati per l’elezione di Atleta dell’anno 2014, la sua è una protesta verso la Iaaf colpevole di avere inserito nella lista il velocista Gatlin che ha dominato la stagione in assenza del Monarca assoluto Bolt. Gatlin è tornato vincente dopo aver scontato dal 2006 al 2010 quattro anni di squalifica, dopato e recidivo. I velocisti. Che di potenza e testosterone sembrano non averne mai abbastanza, affamati e spregiudicati, arroganti come i pugili.
Tutta la storia di Alex Schwazer mi regala solo una gran tristezza, e la consapevolezza di sempre, nessuna storia inventata potrà mai superare la realtà . Per lui non ho la rabbia di Bragagna ad esempio. Credo sia stata davvero una vita d’inferno, come lo sono tutte le doppie vite. Il giorno a macinare quaranta chilometri di noia, la notte a sognare marciatori russi biondissimi e dopatissimi. Alex iperossigenato, con la fidanzata famosa accanto girata dall’altra parte con i tappi alle orecchie per resistere al ronzio del macchiario, Alex, patente ritirata, chiuso in bagno con i controllori alla porta e i postumi di una sbronza, Carolina incazzatissima che lo copre e inventa balle, alla televisione la pubblicità di una merendina tutta chimica, a volte i pubblicitari sarebbero da punire severamente, lui è immerso nel verde delle Alpi, camicia a scacchi, Alex travasa secchi di latte per ragioni a noi sconosciute, come fossero ingradienti a chilometri zero quelli contenuti nella merendina, è tutto a chilometri zero, anche la disperazione lo è, te la porti dietro sempre, quando giri per il mondo inseguito dai cattivi che vogliono buttarti giù dalla scena con infamia. E vorresti riavvolgere il nastro di una vita in discesa che è andata per il verso sbagliato, vorresti fosse davvero tutto solo un incubo. E i russi. I russi. Loro continueranno a vincere, ma tu non vorrai mai più accendere la televisione in occasione di manifestazioni internazionali. Hai schifo di tutto, della fatica, dei pettorali, dei russi, delle loro canottiere con un altro tricolore, dei loro capelli tagliati corti, del loro essere la tua brutta copia in fondo. Vorresti non avessero mai inventato quello sport così faticoso e poco plastico. Vorresti essere un altro, qualunque altra persona. Tutto, ma non un marciatore in ritiro. 
*Articolo già uscito su Correre e invecchiato precocemente e sorpassato dagli eventi. Oppure no.  

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