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Factory Fattori | 17 gennaio 2018

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IO SONO ALFA di Patrick Fogli*

IO SONO ALFA di Patrick Fogli*
Saverio Fattori
C’è qualcosa di doloroso nell’ultimo libro di Patrick Fogli perchè nell’acquario in cui ha immerso la narrazione noi ci nuotiamo già da tempo, è un orrore frammentato, privo di tragedie davvero epocali che segnano e cambiano definitivamente le nostre abitudini, è una deriva morale e di percezione della realtà fuori fuoco che ha a che fare non solo con chi detiene il potere, ma corrode le coscenze di tutti. In reatà nella cronaca quotidiana siamo già immersi in un terrorismo che ci appare incomprensibile negli obbiettivi e nella ferocia. I buoni scrittori hanno i recettori ipersensibili e a volte anticipano addirittura gli eventi nel dettaglio. Nel finale di “Piattaforma” Michel Houellebecqimmagina e descrive un attacco terroristico di integralisti islamici proprio in un resort, cambia il paese, la Thailandia invece della Tunisia, ma non le vittime, turisti occidentali raggiunti dalla morte sulla spiaggia.
Ma Fogli si occupa soprattutto dei sopravvissuti, di chi la morte improvvisamente l’avverte vicina, di una società che non ha nessun anticorpo per rispondere sensatamente perchè qualcosa è già scappato di mano, ormai da tempo, quindi la domanda che rimane impigliata in ogni pagina di questo libro è: Siamo davvero migliori degli uomini che eleggiamo e che sono chiamati tra le altre cose anche a “proteggerci dal male”? O le vittime oggi sono solo quelle che non hanno la forza e l’opportunità di essere carnefici?
 

 

“Quando racconti una bugia a qualcuno, quando la racconti così male che sei sicuro che nessuno ti crederà, la colpa di averla fatta franca è solo tua o anche di chi ti ha creduto?”

 

 

 

Per meglio indagare la nostra società Fogli ha usato la paura assoluta, improvvisamente il paese è scosso da attacchi terroristici in successione, crimini sempre più efferati, si parte con l’esplosione in una scuola, colpiscono senza lasciare traccia, sono dei professionisti addestratissimi, prevedere i loro prossimi bersagli, comprendere la loro strategia del terrore, si fa presto impossibile. Dagli attentatori non arriva nessuna rivendicazione, nessuna richiesta, solo una firma, la lettera Alfa inizia a comparire sinistra sui muri. Non è mai chiaro il loro progetto politico, ammesso che uno ne abbiano: ripercorrono gli stessi schemi del terrorismo politico o religioso che conosciamo? Sono solo dei pazzi? Forse. E allora di fronte a un male così assoluto e inspiegabile quanto della nostra libertà siamo disposti a sacrificare per l’incolumità nostra e dei nostri famigliari stretti? Quanto possiamo sopportare i controlli capillari delle forze dell’ordine e i loro errori, il coprifuoco, l’incursione nella nostra privacy? In realtà le prime bombe sono due in successione, a distanza di pochi minuti, la seconda colpisce i primi soccorritori, siano casuali volontari o professionisti del soccorso, è un attacco a quel senso di pietà che spinge i migliori di noi ad aiutare un estraneo in difficoltà. I personaggi che nel libro cercano di capire l’entità in campo continuano a cercare la soluzione usando vecchie formule di un mondo che ormai non c’è più, hanno risposte sbagliate perchè fanno domande sbagliate, un uomo dei Servizi, un giornalista illuminato, un politico galantuomo che sembra uscito da un’epoca lontanissima. Sono loro a farsi la domanda più naturale e più sbagliata, la domanda che girerei all’autore:
E’ una rivoluzione quella di Alfa?
Se lo chiedessi a loro, agli Alfa, ti direbbero che non è una rivoluzione. E in fondo non lo è davvero. Una rivoluzione prevede che esista un progetto alternativo, qualcosa con cui soppiantare l’esistente, anche solo un modello autoritario di presa del potere. Alfa non ha mai questo obiettivo, infatti non si mostra mai, non esce mai allo scoperto, non presenta sé come la proposta alternativa. Alfa è paura allo stato puro, appunto. È il nemico da abbattere o, forse, il vaccino che vorrebbe curare, inoculando lo stesso virus che vuole debellare. La nostra epoca ha vissuto tre rivoluzioni vere. Una tecnologica, enorme, improvvisa, quasi istantanea, accaduta così alla svelta che è impossibile non notarla e che procede alla velocità di una valanga. Una economica, che appare rapida, ma in realtà è lenta, arriva da lontano e condiziona ormai tutto anche al di fuori dell’economia, così radicata che ogni possibile alternativa appare quasi un insulto, un’utopia, un parlarsi addosso. E la terza, soprattutto italiana, culturale, che si salda sulle altre due e che le condiziona. Quella che ha creato la percezione della realtà invece della realtà, il ragionamento sul nulla in luogo dell’approfondimento, lo sguardo perennemente puntato al dito, mentre la luna cambia colore e, a volte, nemmeno c’è. Delle tre questa è la più pericolosa, perché in grado di usare le altre due e perché una restaurazione implica tempi lunghissimi e un lavoro quotidiano infaticabile.
Il tuo sguardo sui nostri tempi è logico, lucido, l’organizzazione terroristica Alfa è credibile, proprio perchè non avanza pretese di credibilità, mette in scena la perdita di senso, la fine di ogni ideologia. In questo periodo storico una rivoluzione con un minimo di progettualità, ( e che poi alla lunga magari delude, come quelle che abbiamo conosciuto ) è impraticabile. Nelle discussioni tipiche da sala d’aspetto del medico di base tutti sanno indicare nemici, ovvero la trincea opposta da colpire, in genere si fa riferimento a politici, a caste reponsabili di tutto lo sfacelo, oltre ai soliti extracomunitari e zingari, ma se tu chiedi agli “indignati”chi sono i buoni, con chi si unirebbero per combattere il “nemico” allora li confondi, tutti sono comunque persi nella propria individualità. Nel tuo romanzo quando la paura arriva all’apice la gente si chiude in casa, la salvezza non sta mai nella comunità, nel libro ho trovato una frase gelida e stupenda:
“Ci salveremo solo insieme. E proprio per questo non si salverà nessuno.”
Come se ne esce?
Siamo nella stagione dell’individualismo. Anzi, forse anche peggio, nella stagione del singolo eletto a universo, a cui tutto è dovuto solo perché esiste, fregandosene delle capacità, delle inclinazioni. E per una stagione così occorre un nemico da abbattere. Non è una novità nella storia, in fondo è stato anche il presupposto di molte rivoluzioni. Per rivoltarsi serve un nemico e un’idea alternativa, un’idea precisa di presente e una altrettanto precisa di futuro, che sia al tempo stesso facile da capire e da comunicare. Oggi non c’è nulla di tutto questo. Oggi il nemico sono “tutti gli altri” che, quota parte, hanno contribuito a farti stare male e che accusi di ogni nefandezza, piccola o grande, magari le stesse che hai fatto e per cui sei disposto, con grande facilità ad autoassolverti. In un mondo come questo, che Alfa rappresenta tirato l’estremo, non c’è possibilità di salvezza se non ricominciando a riconoscere l’altro. Il che significa anche riconoscere sé, i propri errori, i propri pregi, ma pure i limiti e ricostruire un concetto seppure minimo di comunità. Non è un caso che i leader, più o meno carismatici, siano la chiave politica di questa epoca. Non esiste una comunità di persone, ma un seguito frastagliato di gente che si riconosce in qualcuno per un certo periodo di tempo.
Non credo si debba raccontare ancora molto della trama e soprattutto di quello che sta fuori, del clima che ha generato questa opera, non di più, va detto che qualcosa della laurea di ingegneria informaticaentra nella scrittura di Fogli, c’è come una salutare concretezza che sa farsi poetica quando emerge l’umanità dei personaggi, i cerchi si chiudono senza forzature, è un bell’intarsio di fatti, tutti gli elemenenti sono ben saldi e messi al servizio di un lettore attento che trova tutto credibile, la cronaca dei nostri tempi è spostata di poco, di quel tanto che la proietta in un futuro prossimo che ci sentiamo, con qualche timore, fin troppo addosso.
IO SONO ALFA di Patrick Fogli, Frassinelli, marzo 2015, euro16
* Intervista già uscita per FuoriAsse officina della cultura

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