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Factory Fattori | 3 Giugno 2020

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Il padre di Sara mi aveva assediato per anni. Da bravo mezzemaniche aziendale alternava palestra, tennis con colleghi pari requisiti a sedute di jogging nel parco cittadino. Una discreta fisicità, molto versatile, ma senza punte di eccellenza in nulla. Poi era arrivata, puntuale come una maledizione, la crisi dello sportivo ultracinquantenne. Si era manifestata con una maniacale fissazione per la Maratona di New York, la massima esibizione di impresa per chi sa poco o nulla di atletica. La sola partecipazione è motivo di vanto. Una sfida contro sè stessi proiettata all’esterno, urlata al mondo. Enunciarla tra sprovveduti è autocertificazione di una efficenza fisica di portata internazionale. Il padre di Sara aveva acquistato varie videocassette con la storia di questa maratona a partire dalle prime edizioni. Doveva aver trovato molto fashion tutta la situazione, con tracce di eroismo. Sembrava ipnotizzato da qulle ali di folla urlanti che incitavano i maratoneti al passaggio dal primo all’ultimo, bocche aperte, braccia levate al cielo, bandierine, coriandoli, fischietti. Non gli era mai passato per il cervello quell’esplosione di entusiasmo cieco potesse celare una sottile presa per il culo. Era un manager dell’area marketing in un’azienda farmaceutica, era abituato a ilustrare lucidi e grafici nel corso di meeting in videoconferenza, valutava strategie, sondava nuovi mercati, contattava personalmente ministri della sanità di vari paesi, poteva vantare capacità di comunicazioni rare che lo avevano portato a scalare l’organigramma della multinazionale senza strappi, eccessive cattiverie, come conseguenza inevitabile della sua attitudine al comando. La barba bianca curatissima e il fisico segaligno lo facevano assomigliare a una divinità inattaccabile, era impossibile sovrapporsi alla sia voce, si rimaneva ipnotizzati da quel suono celeste e da una gestualità da direttore d’orchestra. Difficile capire cosa potesse spingere un tipo così a trascinarsi in mutande nel freddo di novembre per quarantadue chilometri in una metropoli occidentale. Per quanto avessi cercato di trasmettegli le mie perplessità sull’impresa, rimaneva piacevolmente insensibile, sorriso dischiuso e braccia conserte.

Dovrà lasciare l’albergo molto presto. Dovrà orinare e defecare nei pressi della partenza, non avendo nessun tempo personale sarà negli ultimi tronconi, nella massa, camminerà per chilometri, imbottigliato, prima di riuscire a correre .Non sarebbe meglio cominciare con una corsa più corta, attorno ai dieci o dodici chilometri, e logisticamente più comoda?

Troppo corte, troppo facile. Mi sono sempre posto obbiettivi alti nella vita. E’ fondamentale essere esigenti con se stessi.

Pima di fare una maratona prenderei confidenza l’agonismo su distanze medie

Tenga presente che una tabella di allenamento per la maratona prevede almeno un’uscita settimanale oltre i trenta chilometri. E’ impegnativo, il suo lavoro le porta via quasi tutta le giornata e lei spesso è in viaggio.

Mi sveglierò alle sei di mattina, mi allenerò anche durante le trasferte, non ho problemi col jet lag, userò il sabato e la domenica per gli allenamenti più impegnativi. Claudio, ti stimo moltissimo, sarei onorato di avere un atleta del tuo valore come come personal trainer. 

Allora potremmo preparare una maratona italiana autunnale, Carpi per esempio, a un’ora e mezza di auto, piatta e veloce.

Ma potremmo approfittarne per farci una bella vacanza tutti insieme nella Grande Mela. Io, te, mia moglie e Sara. Ci sono un sacco di agenzie turistiche specializzate in questi pacchetti. In realtà non faccio mai vere e proprie vacanze, non mi piace il turismo fine a se stesso, con un obbiettivo preciso la trasferta assumerebbe un senso. Non ti vedo convinto. Esattamente cos’è che non ti piace nella Maratona di New York?

Nulla .Nulla di particolare. E un po’ tutto.

(Il mio collega) frequenta lo studio di un medico sportivo della zona. Uno bravo. La cilindrata te la cambia lui. E’ autorizzato a fare visite di idoneità agonistica e se lo chiedi ti fa un programma di integrazione farmacologica. … I miglioramenti non riguardano solo i risultati sportivi, è come se la vita rifiorisse, siamo uomini Claudio, ci siamo capiti…

Siamo uomini.

Anche tu avrai a che fare con medici sportivi, al tuo livello so bene che è inevitabile…

Al mio livello. Forse.

Lo so cosa stai pensando. Per uno come me è pietoso darsi tanta pena. Ma voglio il massimo degli aiuti esterni a integrazione del mio impegno assoluto, della mia dedizione. Non è questione di scorciatoie o truffe. E poi sono o non sono un dirigente di una multinazionale farmaceutica?

Non avevo considerato questo aspetto.

Io sì. Sto valutando l’idea di sviluppare il business in questa fascia di mercato.

Quando il fidanzamento con Sara era parso consolidato aveva preso a seguirmi in giro per l’Italia nelle gare più importanti, trovavo la cosa piuttosto imbarazzante. Poi di colpo era sparito anche se Sara continuava a chiedermi di lui quando rientravo dalle trasferte. In realtà aveva preso a scopare regolarmente una ventisettenne ucraina che lavorava in produzione. Passava i fine settimana chiuso in alberghi o residence della riviera adriatica e mi usava come alibi senza nemmeno preoccuparsi di avvertirmi. Aveva smesso di torturarmi e torturarsi con l’idea della di New York.  Evidentemente gli aiuti del medico sportivo avevano agito bene sui livelli di testosterone.

Siamo uomini.

*Estratto da Acido lattico 

Anche scaricabile gratuitamente da qui e qui

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