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Factory Fattori | 17 gennaio 2018

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Le paginate on line dei più diffusi quotidiani nazionali ne vanno ghiotte, e io pure, acchiappano inoltri a ripetizione per la soddisfazione degli inserzionisti, sono notizie che si infilano nella sezione Salute, nello specifico l’articolo si apre un varco nelle temutissime Neuroscienze, che a solo evocarle mi sento sprofondare nella poltrona puff come Fracchia davanti a un Gianni Agus megadirettore inarrivabile. Ma poi il titolo mette un po’ come di allegria, leggerezza, e capiamo subito che la faccenda è tragica ma non seria. Siamo sulla pagina on line del Corrierione della sera, il giornale che l’edicolante porgeva simaticamente ogni mattina al cumenda già sulla strada verso l’ufficio, quasi lanciandolo perchè di tempo da perdere ne ghe minga:

Dipendenza da esercizio fisico: 6 segnali per riconoscerla (e un consiglio per uscirne)

Non so, devo procedere? Elencarveli tutti questi sei punti? Commentarli uno per uno? Confutarne uno piuttosto che constatare insieme a voi maquantoèveroquestosissièpropriocosì! MA CHE VE LO DICO A FARE? Chi compra questa rivista sa, conosce bene queste dipendenze, le miserie alle quali siamo condannati, la leggera depressione che ti coglie la mattina presto, apri gli occhietti cisposi e prendi coscienza, metti a fuoco che una nube sta oscurando la tua esistenza, ora ricordi, sì, lo sperone al tallone, appena appoggi il piede a terra ricordi, cavolo se ricordi, una scarica elettrica risale fino al nervo sciatico, su su fino a quella zona del cervello, fino a quel chip che presiede attività aerobiche e in piccola parte anaerobiche, quel componente che una volta si credeva essere esclusivo patrimonio di una ristretta cerchia di umani fortunati o disgraziati, questo è da verificare. Eppure cercavano a forza di inserirlo a tutti fin da piccini quel pezzo, usavano torture inquadrate in un sistema denominato Giochi della gioventù, perchè, si diceva, anche i nani cominciano da piccoli. Parlo di archelogia, usanze e riti dimenticati per fortuna: professori di educazione fisica che continuavano a perseguitare i bambini anche oltre l’orario scolastico, era pre Telefono azzurro. Oggi tutto è ben regolamentato: tedesco dalle 14.30 alle 16:00, scherma alle 17, pattinaggio su rotelle alle 19:30, per poi lasciare il campo a fasi che alternano momenti di iperattività e logorrea ad altri di completa assenza, il vuoto nella mente, quando i piccini sembrano completamente risucchiati dallo smartphone.
Ma oggi sappiamo che siamo tutti grandi campioni, e lo possiamo essere a qualunque età, nulla è perduto, se vogliamo essere primatisti mondiali di qualcosa noi possiamo esserlo. Basta un po’ di fantasia.

LA FANTASIA AL POTERE!

Fu un fortunatissimo slogan del Maggio Sessantottino che sembrò fallimentare nel medio termine ma che vide poi una scoppiettante realizzazione in Italia a metà degli anni Novanta, libreria alle spalle e via di Questo è il paese che amo. Ma le nostre sono fantasie più piccine, siamo innocui, non ci interessano potere e denaro, ma quel siparietto che Wharol liquidò come il quarto d’ora di notorietà, e ci inventiamo un microcosmo, una specialità tutta nostra e iniziamo una personale narrazione che qualcuno raccoglierà, un giornalista impreparato, un blog a caccia di visualizzazione forte di punti esclamativi. Mentre scrivo sulla home di Facebook mi passa un articolo così intitolato: 12 ORE su TAPIS ROULANT – ASSALTO al RECORD del MONDO!

Sono sinceramente commosso, per nulla arrabbiato o infastidito, ma non ho la forza di leggerlo questo pezzo. Vengo colto da uno stato neurovegetativo che è quasi serenità, pacificazione, sono in armonia con un mondo che non comprendo ma che mi costringe a una tregua. Penso a quanto siano sconfinate le possibità che il genere umano ha saputo costrursi: in una libreria ho visto un libro sull’uncinetto applicato a maglioncini per cani di piccola taglia. Perchè dovrei ancora meravigliarmi di qualcosa nel mondo della corsa? Noi podisti siamo migliori o peggiori di qualche altra categoria? No. Siamo dentro allo stesso circo, un circo minore, di quelli con cognome altisonante ma che poi deludono, hanno qualche animale malaticcio per nulla feroce e i clown ci mettono malinconia. 
 

Ci sono un sacco di segnali sulla dipendenza da esercizio fisico, sei sono pochi, caro sito online del Corrierone della sera.
Ma senza dipendenze non esistiamo.

Pezzo già uscito su Correre

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