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Factory Fattori | 19 Aprile 2019

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Impara ad essere un Running Demotivator, cerca di smontare velleità insensate, metti il tuo cliente di fronte alla propria inadeguatezza atletica, spingilo cautamente, o se necessario ricorrendo alla forza fisica, a valutare altri modi per buttare il proprio tempo libero. Spiegagli bene il concetto di Tempo libero. Non è propriamente libertà rischiare l’ictus o l’infarto per una medaglia, anche se appositamente coniata. Apostrofalo con termini quali Palla di lardo, nel caso il soggetto sia in sovrappeso, o Attaccapanni rachitico nel caso contrario. Stracciagli davanti al viso programmi di allenamento redatti da precedenti furbacchioni che prevedono cicli e microcicli di carico, scarico, ricarico, finalizzazione e deframmentazione della materia organica, fagli stringere al petto il programma di una rassegna di cinema sovietico o della stagione teatrale più avanguardista dai tempi di Carmelo Bene. Fagli capire che quella cupola stempiata che separa le orecchie non esiste solo per essere ricoperta con una berretta Nike in tessuto tecnico studiata in un laboratorio segreto dalla Nasa.
Chi è il tuo cliente?
Qualcosa di indefinibile, a volte ti sembrerà un grosso coglione logorroico e in altri frangenti un Bon viveurmolto affabile e dai modi gradevoli, di certo un egocentrico con una discreta disponibilità economica, un professionista middle class che dietro alla scrivania tiene gigantografie che lo vedono finisher di competizioni bizzarre e geograficamente remote, uno che pensa che sotto i quattro minuti a chilometro si entri in un buco nero di antimateria, una dimensione parallela dove brillano corpuscoli luminosi di I like feisbucchiani e femmine ultrarunner col seno in silicone lo contattano in chat privata con mille cuoricini.
Devi convincerlo che non può e non deve ASSOLUTAMENTE mutare la sua natura, violentare la propria indole, non è sano tutto questo, sta cercando di nascondere a se stesso di essere negato per la corsa e un inguaribile pigro che in tutta onestà avrebbe solo voglia di intossicarsi di cibi malsani risucchiato da un divano magico con poteri sedativi che nemmeno il Valium… bello sarebbe intossicarsi di serial televisivi americani con un panno di lana della nonna sulle gambe invece che uscire nella nebbia punteggiata da minacciose luci anabbaglianti per avventurarsi nella zona industriale più mortifera della pianura padana, più inquinata di Pechino.
pigro-1
Ma come uscirne? Quali scuse accampare con gli altri sventurati che per un breve tratto di vita hanno accompagnato questa follia?
Qualche indicazione alla rinfusa:
Running demotivator Mission #1: Raccontare a runner di sesso maschile che secondo un recente studio di una università dell’Illinois le ripetute in pista provocano impotenza.
Running demotivator Mission #2: Fingere un malore nei primo metri di un lungo in compagnia di altri sventurati che preparano qualche maratona turistica. Un classico ma funziona ancora.
Running demotivator Mission #3: Convincere i runner politicamente de giuridicamente più sprovveduti che nella Legge Fini-Giovanardi le endorfine sono equiparate alle droghe pesanti quali eroina e cocaina.

Running demotivator Mission #4: Alla prima microgoccia di pioggia gridare Tana libera tutti e fingersi affranto per l’allenamento saltato. Sulla vostra pagina di Facebook ricordatevi di mettere la faccina triste L

Running demotivator Mission #5: Al primo abbassamento stagionale della temperatura accusare il congelamento degli arti inferiori e superiori, a fine settembre rifugiarsi nella palestra più trash della zona e iscriversi d’urgenza a un corso di Zumba intasato di Milf in esubero ormonale.

Running demotivator Mission #6: Trasformare la depressione in disperazione a fronte di un infortunio di media gravità, intraprendere un percorso di aiuto psicologico con uno psicanalista da duecento euro a seduta, raccontare ad amici e parenti di una carriera podistica luminosa interrotta tragicamente da uno strappo muscolare di otto millimetri. Descrivere nel dettaglio sulla pagina di Facebook il vostro stato d’animo di fronte alla tragedia, pubblicare ecografie taroccate, fingere crisi di astinenza dalla corsa, faccina basita :-/

Running demotivator Mission #7: Eseguire interminabili esercizi di stretching che nemmeno Carla Fracci alla sbarra, se necessario inventare torsioni mai eseguite da essere umano, al fine di posticipare il più possibile l’inizio della sessione di allenamento in pista oltre la decenza, farsi buttare fuori dal custode del campo a calci, fingere indignazione, raccontare la vicenda sulla propria pagina Facebook. Ricordarsi SEMPRE la faccina triste 🙁al fine di raccogliere solidarietà da femmine ultrarunner siliconate.

Running demotivator Mission #8: Arrivare tardi sul luogo di una gara, ben oltre la partenza, accampando scuse credibili, guasti al motore, ingorghi autostradali, tenere comunque presente che la domenica mattina il traffico è piuttosto scarso, privilegiare quindi imprevisti tipo gomma bucata, fotografare un chiodo e pubblicarlo la domenica sera su Facebook. Imprecazioni e faccina triste  🙁

Running demotivator Mission #9: Ricordarsi delle parole della donna più importante della tua vita. La mamma: “Non sudare”.

Faccina allegra 🙂

* articolo già uscito sulla rivista Correre

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