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Factory Fattori | 25 settembre 2018

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Dall’Ucraina a Ferrara, fuga dai kalashnikov

Dall’Ucraina a Ferrara, fuga dai kalashnikov
Saverio Fattori
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Ci incontriamo con Oleksandr Vaskovniuk  in un bar davanti a Piazza Ariostea, la madre Olga 

che è in Italia da otto anni farà da interprete, Olek l’ha raggiunta a Ferrara il 7 agosto 2015, dopo l’università è stato arruolato nel gruppo sportivo dell’esercito ucraino dove oltre a correre nuotava. Sul tavolino del bar Olek apre un quaderno a quadretti con tutta la sua storia sportiva, allenamenti, gare, è tutto annotato a biro meticolosamente. Vinnycjaa ripensare alla giornata, mi hanno fatto vedere anche le foto della stanza, foto di campioni e medaglie appese, la madre è orgogliosa, dice che era un esempio per tutti, ma dice anche che l’aria da quelle parti si era fatta pesante anche per uno come lui. Vinnycja è una città di circa 350 mila abitanti che in effetti ospita un imponente insediamento militare ed è sede dell’Aronautica militare ucraina, da questa città arriva anche la lunghista naturalizzata italiana Dariya Derkach, una ragazza da 6,67 metri, niente male.

La calligrafia è precisa, le caselle tirate con il righello, me lo immagino nella sua camera nella città di

Il diario che mi porta inizia dal 16 luglio 2007, in varie foto riconosco Vasyl Matviychuck sulla linea di partenza, come quella di un campionato nazionale sui diecimila in pista a Yalta sul Mar Nero, il cielo è piombo e la temperatura, mi spiega Olek, era sui trentacinque gradi, il suo settimo posto e il tempo 31’20 non sono da buttare.
Olek poi mi indica sul quaderno una data particolare, domenica 28 ottobre 2007, forse il suo anno migliore: Campionati nazionali di cross, è terzo tra gli junior, ma per il passaporto dieci giorni sono pochi, non arriva in tempo e i Campionati europei di Toro in Spagna vanno in fumo. A volte sono i dettagli a fregarci, posso immaginare lo sconforto, la rabbia.
Nel quaderno ogni giovedì è annotata la sauna, al tempo era una sorta di atleta professionista, evidentemente la sauna da quelle parti faceva parte integrante della preparazione per gli sportivi di alto livello, per liberarsi delle tossine di allenamenti pesanti, gli manca, col dito continua a spingere sui giovedì perduti come se si potesse aprire una finestra su uno stabilimento termale.
Nel 2014 ha inizio la guerra dell’Ucraina orientale, lui ha firmato per uscire dalla ferma militare, ma i ragazzi con la sua preparazione servono, ma non a correre, il pericolo molto concreto è quello di essere chiamati a mettere in pratica le esercitazioni con il Kalashnikov,che pure ha fatto, e con ottimi risultati, ma al poligono anche quello era solo uno sport, il rischio di essere richiamato a combattere fa paura, la madre Olga che fa la badante lo ha fatto arrivare in Italia.
Olek ora ha il permesso annuale di rifugiato politico, mi consegnano due fogli firmati con una graffetta e il futuro è tutto lì, in quelle fotocopie un po’ sbiadite, in quelle forme che dovrebbero essere rassicuranti, e io mentre scorro quei dati mi sento un po’ uno che si infila senza vergogna in un mondo che non può davvero comprendere. Una specie di turista di vite più complicate.
Quando arriva a Ferrara è appesantito, ottantadue, chili, non corre da due anni e nemmeno ci pensa più, vede l’arrivo in Piazza Castello di una gara, è La Dieci Miglia probabilmente, controlla sul display il tempo dei primi, cinquantotto minuti, allora ripensa al suo passato da atleta e capisce che in fondo in Italia non vanno così forte, si attiva un tam tam tra badanti, Paolo Marangoni lo porta alle prime gare, Paolo è un ingegnere con una attività in proprio, meccanica di precisione, pezzi che vanno anche sulle Lamborghini, lui la corsa l’ha scoperta tardissimo, da pochi anni, è integro è felice per i best che continua a migliorare, domina la categoria M50 nella zona.
Ad Olek si riaccende luminosissima la spia della corsa, ora si starà chiedendo come ha potto pensare di farne a meno, riprende gli allenamenti, e i risultati arrivano in fretta, oggi pesa sessantadue chili, oggi a Ferrara lo conoscono tutti, ha iniziato a vincere, in Ucraina i problemi erano altri, niente gare, qua ogni domenica è una gara. Ha iniziato qui a fare le mezze, non aveva mai fatto gare superiori ai dieci chilometri in patria, solo pista e cross, come gli atleti veri, la prima mezza maratone la corre a Pontelagoscuro, il paese dove la madre lavora, arriverà sesto, oggi le corre attorno all’ora e dieci e la vincerebbe.
Purtoppo non ha molti compagni di allenamento al suo livello, in questo momento anche Rudy Magagnoli è infortunato quindi gli allenamenti importanti li deve fare con la sola compagnia della musica nelle orecchie, vede tanti correre sulle mura, ma quando li affianca capisce, si corre per stare in discreta forma fisica e poco più, cerco di fargli capire che a Ferrara andavano forte, molto forte, fortissimo, ma tanto tempo fa, quando lui, classe ’85, o non era nato o era piccolissimo. Poi mi rendo conto che per gente affamata di emozioni e piena di speranze come lui, il passato non esiste, inutile insistere, raccontare, analizzare per l’ennesima volta le ragioni della frana.
Olek vorrebbe vivere di corsa, il fuoco è ripreso a bruciare forte, ma non è facile, è sicuro di migliorare molto, il cervello si è rimesso in comunicazione con le gambe, ora vuole arrivare ai trenta minuti nei diecimila e l’ora e sei di mezza, con calma, senza accellerare i tempi, gli piacerebbe anche allenare bambini, ha una laurea in scienze motorie, in patria potrebbe insegnare, ma per ora qui in Italia il presente è incerto, in qualche foto su Facebook lo vedo mangiare alla Caritas, anche lui, come spesso capita, il cervello lo ha davvero pulito solo quando le endorfine in corsa spingono forte.
La società Corriferrara lo ha accolto bene, Massimo Corà ha oltre trecento iscritti e a marzo organizza la Ferrara Marathon, una manifestazione in ascesa come non se ne vedeva da decenni da queste parti, iscrizioni sold out e migliaia di pettorali anche per la non competitiva, Corà che ha raccolto l’eredità del padre è contento di avere un atleta che corre davanti, e cerca di dargli tutto il supporto possibile, spesso in questi casi le società diventano delle seconde famiglie, le attenzioni che le testate giornalistiche locali dedicano ai successi di Olek, questo sttesso articolo che sto scrivendo, assumono un’importanza altra rispetto a quella che avrebbero per un atleta indigeno, quando si è sradicati si ha fame di consenso e di una identità bene identificabile, gli articoli di giornale vengono fotografati e mandati in patria al resto della famiglia, Facebook fa il resto, ed è tanto, il padre, la sorella, devono sapere che non ci si è perduti e che ci si fa onore.
Olek non mi parla mai di lavoro, del resto è difficile per tutti, a Ferrara la crisi economica morde più che nelle altre province emiliane, è concentrato, esce poco, due allenamenti al giorno, non esc la sera, a letto presto, e mentre scrivo questo pezzo lui continua a vincere gare tra Bologna e Ferrara, spesso se la gioca con Hussein Omar Mohamed , il ragazzo etiope che vive a Bologna e di cui ho già scritto, un altro dalla biografia non noiosa, non sono competizioni di livello altissimo, ma per ora servono per il morale, in una città così piccola la gente quando corri sulle mura ti riconosce, saluta, non è poco, quando lo intervisto ha la tuta del Corriferrara e si capisce che non è poca cosa, la corsa non ti si stacca mai da dosso quando la ritrovi.
La foto in alto è stata scattata da Michele Pavani

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