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Factory Fattori | 20 febbraio 2018

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Alienazioni padane#3

Alienazioni padane#3
Saverio Fattori

Sposto infastidito lo sguardo, anzi strizzo gli occhi girando la testa di lato, Carlo porta la camicia coi due bottoncini che tengono imprigionate le punte del colletto che non può far altro che affiorare da un maglione di lana verde, sicuramente della famiglia Benetton. Potrei perdere i sensi, un rigurgito di scuola media parte dalla bocca dello stomaco, l’acido mi arriva in gola poi mi riempie la bocca. Ancora. Ancora le camicie sotto i maglioni che non scendono né sborsati, né giù dritti, scendono così a caso come la vita di questi inutili. Apro e chiudo gli occhi, mi arrivano i flash delle foto di classe delle medie e delle superiori, avevamo tutti i colli delle camicie che uscivano dai maglioni a girocollo, qualcuno aveva il collo alto, troppo alto, poi in classe faceva troppo caldo, e

dopo la prima ora, la più fresca, spandevano ascella cipollata. E’ il passato che ritorna, anche sotto forma di ascella cipollata. Sono immobilizzato con le cinquecento lire strette in pugno, Carlo si sta avvicinando col carrello verso l’entrata dell’Iper, non mi ha notato, una vecchina curva mi guarda male, sto bloccando il passaggio ai carrelli, le sorrido e le do la moneta, non voglio carrelli, ero sceso in fretta dall’auto per vedere Carlo da vicino, non me lo vedo a strizzare i capezzoli di Jusy, mettendoli tra le dita, fino a farla gridare, non me lo vedo a far cose del genere, lo vedo bene solo a consigliare metodi di lotta integrata senza l’impiego di anticrittogamici a coltivatori convertiti all’agricoltura biologica. Pare si guadagni da vivere così: meritevole.

 

ALE.OGNI FILM KE VEDO OGNI COSA KE LEGGO…TUTTO PARE PRENDERMI X IL KULO PARLANDOMI DI TE.

 

JUSY.POI MI RACCONTI CHE FILM HAI VISTO. PERCHE’ USI LE KAPPA? BYE STO USCENDO.

 

 

In trentaquattro anni non avevo mai conosciuto nessuno che avesse ammesso di gradire il panettone, di gradirlo davvero, insomma, senza sentirsi obbligato ad accettare quella fettona rigogliosa per pura cortesia dalle mani di qualche coglione. Gli industriali del settore si arricchiscono grazie alla remissività e alla passività di gran parte della popolazione. Fino a quando? Ce ne sono molti di questi panettoni classici, quelli con le uvette e i canditi, tra bottiglie di Asti e moscato scadente in genere e altri dolci più cioccolatosi e invitanti. E’ una distesa di zuccheri e grassi su tavoloni da lavoro ricoperti da tovaglioli di carta maxi a rotoli. La maggior parte dei miei colleghi si piega a metà con una mano sulla bocca dello stomaco, con l’altra blocca la fetta di panettone; è solo il 23 dicembre e ne hanno già piene le palle di panettone. Rambaldi dell’ufficio estero dopo aver digerito bene il discorso di fine anno dell’Amministratore Delegato della società si stava avviando verso la quarta fettona di panettone. Aveva assorbito senza un sussulto le gravi difficoltà del gruppo dovute anche alla congiuntura internazionale e agli attentati dell’11 settembre come le uvette, i canditi, il burro, le uova, lo zucchero, il latte scremato in polvere e finalmente lo zucchero vanigliato.

A seguire bacini laterali ostili e auguri sinceri anche alle famiglie. LA TUA FIGA E’ DA SUCCHIARE FUORI COME UN’OSTRICA, avrei scritto sulla tavola in un momento favorevole, ma l’ultimo giorno prima delle ferie natalizie prendo sempre un giorno di ferie.

 

 

Lo yogurt acquistato e tenuto fuori dal frigo oltre la data di scadenza tende a gonfiarsi fino a scoppiare aprendo uno squarcio nel coperchio sigillato. A sei anni tenevo una mia dispensa segreta in un comodino dell’ingresso, basso e scomodo per gli adulti, avevo raccolto generi alimentari di pronto consumo da intaccare solo in caso di gravissima crisi economica o di guerra atomica o convenzionale. Poi i formaggi, anche se piuttosto stagionati, (non ero stupidissimo) avevano iniziato a mandare cattivo odore e quando mia madre aveva violato la dispensa aveva dato di matto per gli yogurt scoppiati e per la sostanza densa in parte raggrumata che colava dalle pareti interne del comodino. Non ero stupidissimo, ma come potevo immaginare…

Ventotto anni dopo sto facendo colazione in un albergo due stelle di Perugia, per telefono mi ero raccomandato al momento della prenotazione SENZA LA PRIMA COLAZIONE, PER PIACERE SENZA LA PRIMA COLAZIONE avevo già una lista di pasticcerie del centro, segnalate su dettagliate guide, dove avrei potuto fare colazione, risparmiandomi la tristezza del buffet del due stelle e dei buongiorno strozzati e scontrosi, mentre ci si sgomita al tavolone con gli altri ospiti dell’albergo.

Occhi gonfi e fidanzata che consulta guida al tavolino le stesse chiese gli stessi monumenti da visitare che ronzano nella sala, un tedesco è sceso con la maglia del pigiama e le ciabatte, capelli nell’anarchia, battuta alle mie spalle di fidanzata-con-guida-aperta sull’alcolismo dei tedeschi.

Alla reception al momento della prenotazione telefonica non colgono mai SENZA PRIMA COLAZIONE per applicarti la tariffa massima, io pago, quindi mi sono portato al tavolo succo d’arancia rancido, caffè lungo, affettato di spalla cotta, croissant spero vuoto, confetture varie,

burro, fette biscottate, pane in cassetta; cazzo! al tavolino a fianco vedo promettenti fette di salame ungherese, sposto rumoroso la sedia e torno in perlustrazione. Franca mi guarda male, a me il suo yogurt blocca il pensiero, mi piace tornare a quei fermenti lattici che danno quel caratteristico acidino lasciati scadere giorni e giorni fuori dal frigo, prima visibili solo al microscopio poi via via li vedo diventare vermiciattoli bianchi i ciechi ben visibili a occhio nudo. Vermiciattoli virulenti e distruttivi che si intestardiscono a violare la sigillatura. E’ chiaro che sono uno yogurt bianco, non mi hanno informato sulla mia data di scadenza. Per circa mezz’ora ero riuscito a non pensare a Jusy. E a Carlo. A Jusy con la Y greca e a Carlo Biologico. Alla loro festa in campagna per l’ultimo dell’anno. Solo coppie. Spero per loro di avere ancora parecchia autonomia fuori dal frigo.

“TAGLIA LA TESTA AL TOPO CHE ROSICA IL PERDONO, GUARDA CON AMORE IL TOPO CHE ROSICA I FILI ELETTRICI” ho scritto sul tovagliolo di carta.

Il giorno prima eravamo a Siena, prima ancora a Loreto, tagliando nervosi la penisola che manco i japaneses…

I soliti pittori ricattati dalla chiesa, artisti gioviali e geniali, amanti di osterie e di rossi spessi, di culi da deflorare di ambo i sessi. Tutti castrati a quattro temi o poco più. Un poveraccio in croce, un bimbo nato povero, una giovane donna chiamata a un greve destino, centinaia di disgraziati finiti tutti male, chi trafitto da frecce a mazzi in mille tra quadri e affreschi, chi asportato di un seno o della testa, chi scorticato vivo.

A Loreto poi, una piccola Lourdes, suore graduate e in varie uniformi tengono in ostaggio disperati dalle multiformi sfighe devastanti.

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Ho conati di vomito, nella cappella della Madonna Nera odore acre di incenso, una messa in lingua slava, mano sulla bocca attraverso veloce la cappella da porta a porta verso l’altare principale della Basilica, una messa in italiano, sotto il pulpito un frate col parkinson completamente assente parla ad angeli che solo lui può vedere, un altro meglio in arnese sull’angolo destro estremo della poderosa costruzione raccoglie le confessioni di una giovane donna.

Penso che il saio agevoli le erezioni, quel panno ruvido sul cazzo, donne chine su domestici peccati… guardo la scena e mi appare chiaro che tutto l’alone di peccaminosa morbosità legata agli atti in origine destinati alla semplice riproduzione della specie, lo dobbiamo in gran parte alle proibizioni dettate dalla nostra cazzosissima religione Cristiana. Senza di essa scopare sarebbe atto meccanico animale e ginnico privo di qualsiasi pruderie.

Il topo ha rosicchiato i fili… i fili scoperti all’altezza della nuca, seguono il midollo osseo e arrivano ai centri nervosi del cervello… un filo rosso, uno blu e uno giallo… sono in corto circuito… Franca è irritata, non le perdono nulla… non mi perdona nulla, ogni frase suona fuoriluogo… battute già scritte di una brutta sceneggiatura, battute già recitate da milioni di coppie esaurite. Ma soprattutto pause nell’attesa del nulla. Guido in silenzio, mani sudate… centocinquanta… centosettanta… centottanta… occhio al camion, lo stronzo è in sorpasso.

Franca… per tutto il viaggio di lei vedo solo l’orecchio sinistro… stronza… spero rimanga con una paresi.

Avevamo fatto le valigie in fretta e saldato il conto senza dare spiegazioni pagando tutte le notti prenotate dall’agenzia ed era solo il ventinove mattina.

 

La notte si assottiglia, le ultime stelle pallide si aggrappano a fili invisibili prima di scomparire SI ATTACCANO AL CAZZO, PER LORO E’ FINITA, danno spazio a un nuovo giorno.

Ho vagato tutta la notte fumato di afgano da un self service di benzina all’altro. Al primo self del mio paese ho fatto davvero cinquantamila di diesel perché la spia rossa nel cruscotto aveva minacciato, poi avevo mimato la stessa mossa anche al self di Mezzolara. Ero sceso misurato dall’auto, con la chiavetta avevo tolto il tappo del serbatoio appoggiandolo sulla capote poi mi ero portato alla mangiasoldi spostata una decina di metri dalla pompa del diesel, avevo mimato l’introduzione della cinquanta con i pollici e gli indici a tener nulla bestemmiando per un paio di rifiuti della mangiasoldi schizzinosa alla mia non banconota evidentemente stropicciata. Ero solo. Negli altri self verso Bologna qualche altro automobilista bestemmiava contro la mangiasoldi per poi portarsi in efficienza alla pompa alzando gli occhi umidi verso i numeri dei litri e delle lire che scorrevano rotatori a ritmi diversi. Naturalmente i miei numeri non scorrevano e io mi guardavo in giro un po’ inquieto girando la testa sul collo che faceva le pieghe facendo occhietti da furetto con la netta sensazione di compiere un atto sconveniente se non proprio un reato. In un self sulla trasversale di pianura avevo notato una telecamera fissata in alto, circa un metro sopra la porta dell’edificio del bar, poi tutti i self che avevo trovato sull’autostrada avevano la telecamera.

Per quale motivo mai qualcuno avrebbe dovuto visionare e confrontare i filmati di quella notte registrati nei vari self services? forse a seguito di un grave fatto di sangue, quelli particolarmente efferati e atroci, quelli che indignano l’opinione pubblica, forse a seguito di un fatto del genere le forze dell’ordine avrebbero fatto indagini estenuanti e meticolose prendendo in considerazione tra l’altro anche i filmati notturni dei self services. Sarei stato fermato e una volta dimostrata la mia estraneità al fatto sarei stato liquidato dal procuratore come un tipo curioso, ma non pericoloso, forse un po’ sospetto. La terremo d’occhio, ragazzo… Non avrei comunque dato risposte soddisfacenti riguardo alla mia fissazione per i self services. Un tipo decisamente sospetto, quando sono solo ho sempre la netta sensazione di essere un tipo sospetto, sì insomma di corrispondere alla descrizione di un tipo sospetto, quando un teste viene invitato a ricordare un episodio particolare di quella notte o un tipo sospetto visto aggirarsi vicino alla scena del delitto, ecco sì adesso che ci penso bene ricordo un tipo sospetto, con occhiali neri sospetti, piuttosto basso, due gambette magre sottili, sotto un piumino nero sospetto, capisce a cosa mi riferisco? Sì insomma non il solito Monclair o gli altri piumini sportivi che fanno tanto sciatore bolognese-milanese che aspetta vicino a un impianto di risalita, un piumino molto sospetto.

 

 

La jena si è svegliata e a mezzanotte ….

a caccia di umoristi lungo il boulevard

la strada è umida di stelle, brutto segno

e allora cosa fai?

Baby doll, t’accompagno su

non si sa mai.

 

La jena è scatenata, ha in tasca un “pagherò”

per lo psicanalista incauto che la liberò

perdendo un solitario al circolo del bridge…

Baby doll… io dormo qui

 

Tanto ormai lo sa

tutta la città…(my darling)

che bisogno c’è di far difficoltà?

Buonanotte a chi? Buonanotte a te…(my darling)

tutto è complicato già così com’è

 

La jena è ricercata senza identikit

l’ho vista far le mosse dentro un videoclip

la jena ride sempre, bada a quel che fai…

Baby doll dammi un bel cache

non si sa mai

 

La jena si è svegliata, e fiera se ne va

nei club a luci rosse , a scatenar l’ilarità

ma un killer di Brianza sceso da un taxi

dice ok … che pensi mi

 

 

E via così…… Uno dei testi più stralunati e nostalgici del maestro.