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Factory Fattori | 9 Dicembre 2019

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Alienazioni padane #5

Alienazioni padane #5
Saverio Fattori

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Il sabato e la domenica mi sveglio sempre tardi, dopo le undici, mangio qualcosa controvoglia, indosso pantaloni del pigiama e canottiera, poi indosso la prima maglia e i primi pantaloni che esplodono dall’armadio in disordine e dal primo pomeriggio vago per la pianura umile e grassa toccando paesini improbabili, spostati dalle strade provinciali che collegano le città e i comuni più grossi, si stringono addosso al campetto da calcio, alla chiesa e al bar dell’ARCI.

Entro sempre nel bar dell’ARCI con aria foresta e sospetta e chiedo marche di birra impossibili, biologiche, di grano o farro, a fermentazione naturale, quando sono in vena invento marche lì per lì, nomi dal suono secco e nazi in assenza di vocali. Un giorno che non ero avaro di vocali e volevo un suono più soffice e dilatato avevo chiesto una Matausen all’uomo coi baffi a manubrio dietro al bancone, lui si era scusato anche a nome del suo fornitore e io mi ero accontentato della Ceres che era l’unica birra che tenevano e che fino a quel giorno era sempre andata bene a tutti.

La moglie, più sospettosa, mi fissava strizzando gli occhi col bacino appoggiato al bancone dei gelati; interrogata dai carabinieri della vicina stazione, si sarebbe ricordata di me nei minimi particolari, aveva dato anche un’occhiata fuori verso il parcheggio, avrebbe saputo indicare anche la macchina. Coronella, Madonna Boschi, Chiesa Nuova e poi ancora Benvignante, Runco e cento altri, sprofondati nella nebbia che imbroglia gli audaci nei mesi invernali. Solo profondi legami di parentela o la militanza in qualche squadra di calcio di terza categoria in un girone tra i più nebbiosi, possono portare lungo queste strade con le case attorno e la vaga idea di una piazza. nebbbia

Non ci sono grossi incroci, uscite di tangenziale che possano giustificare errori di direzione tali per cui ci si ritrova a vagare per Passo Segni o per Boschi di Baricella. Per qualche oscura ragione te la sei cercata. Nel bar ARCI di Benvignante, sicuramente intitolato a qualche partigiano della zona, girando subito a sinistra del bancone, stando attenti a non ribaltare la zona caramelle (il passaggio è stretto) verso i bagni è ben visibile un cartellone che riporta la classifica del Campionato di Boccette Provinciale aggiornata al 23/12, l’anno è illeggibile i numeri sono crollati scollandosi.

In basso a sinistra è ben visibile una scritta HO IL CADAVERE DI UNA GIOVANE DONNA NEL BAGAGLIAIO. IERI MAGARI … MA OGGI VI ASSICURO CHE NON E’ UN BEL VEDERE. FATE VOI. CHE NEBBIA AVETE DA QUESTE PARTI!

Guido a 50/60 chilometri orari, stanco di cambiare le marce e spingere la frizione, scegliendo ad ogni incrocio la strada più stretta e priva di indicazioni, scartando solo quelle “bianche”, le ghiaiate, perché portano sempre a casa del contadino col cane lupo, sempre lo stesso, mi è parso, spero di perdermi definitivamente, magari nella zona del Polesine Ferrarese.

Quando sembro aver perso ogni riferimento tra nebbia e acqua in una sospensione immobile, vengo colto da precise illuminazioni riguardo i grandi misteri della vita, tipo il mistero della morte o qualunque altra cazzata, ecco comparire maledetto uno scorcio familiare.

Un incrocio tenuto su da una Statale Romea del cazzo che mi riporta a casa. Da Franca.

A volte invece prendevo la strada che portava alla casa di un mio buon amico, James, un cinquantenne dalle intuizioni scomposte e luminose. Anche lui ha smesso di ascoltare da tempo, presenta evidenti disturbi di ricezione, sempre distratto dalla cianfrusaglia etnica a prender polvere e dai poster alle pareti. Immagini che richiamano una passata era geologica (HENDRIX,MORRISON,JOPLIN,GRAMSCI,PASOLINI). James non finge nemmeno di ascoltarmi e li fissa con aria inquieta, ha l’aria di chi ha un ragionamento proprio lì lì sulla punta del cervello che proprio non si decide a concretizzarsi o forse più semplicemente tenta di ricordare cosa lo lega a quegli oggetti. E’ seduto a gambe larghe sul divano che spulcia attento dai caccoli di fumo poi sposta lo sguardo sopra il mio, il suo racconto ondeggia cantilenato. E’ un lamento insopportabile, credetemi.

Dallo stato di trance sciamanico prendono a galleggiare in superficie esseri quadrumani che sfilano in plumbei cortei, le spalle curve, piegate da grevi utopie. La colonna sonora: schitarrate di Page ritmate e ordinate a P38.

James mi propone foto ingiallite, immagini sfuocate, passamontagna calati sul viso e fumo di lacrimogeni. Io offro carne viva, temperatura corporea attorno ai 36 gradi che aumentano via via che si procede verso cavità intime.

Offro sangue e umori vaginali, tento di parlargli di questa Jusy e della sua amichetta, la Rebby. DUE MONUMENTI ALLA FICA CON UN’ANIMA DI RESINA TUBOLARE PARAFFINATA.

James come accennavo ha problemi di ricezione, provo a dirgli che ho un rasoio a lama nel cruscotto dell’auto parcheggiata fuori. Nessuna reazione umana.

Dimenticavo di dire che le intuizioni scomposte e luminose ha smesso di averle circa quindici anni fa. Mi ricorda una stella esplosa quindici milioni di anni fa, ma ancora visibile nel cielo e forse il suo autismo non è nemmeno nobile e giustificato come il mio. Probabilmente ha a che vedere con una delle sue passate occupazioni. Spremeva una goccia di LSD su minuscole ostie precedentemente impregnate di anfetamina. Non mi sento di escludere che avendo a disposizione l’intero flaconcino possa averne abusato, concedendosi gocce supplementari nelle ostie destinate all’uso personale. Quando mi prende questo pensiero mi sale la rabbia e lasciando la casa senza salutare ribalto di proposito una statua filiforme in legno bruno, alta circa cinquanta centimetri riproducente un guerriero hutu.

James ha sempre la stessa camicia nera di sporco nella zona del collo, dietro, dove la marca non si legge più, lo stesso maglione di lana grossa con temi natalizi, renne e fiocchi di neve stilizzati, i capelli mancanti, lunghi e sfibrati dietro, scontano il peccato di averli tenuti lunghi ostinatamente oltre ogni ragionevole era geologica. Panzuto sulla cinta che non porta, il quaternario è caratterizzato secondo i geologi dal mito dell’auto distruzione, addominali e trazioni alla sbarra erano banditi e bollati come reazionari, evidentemente la tele di James non beccava Videomusic, o James più probabilmente era stato sempre refrattario ai messaggi subliminali dell’emittente.

JUSY. AUGURONI DI BUON NATALE

ALE. AUGURO UN TENERO SOFFICE UMIDO NATALE A TUTTE LE ORSACCHIOTTINE COME TE .MESSAGGIO PORNO-SOFT DA ALE

JUSY. BUONA FINE E BUON INIZIO

ALE. AUGURO UN ANNO DI SESSO ESTREMO, MANETTE, COLLARI, FRUSTE,NODI ROBUSTI,VIDEOCAMERA.MESSAGGIO VERY HARD A TUTTE LE ORSACCHIOTTINE.

JUSY. RICAMBIO L’AUGURIO POI A FINE 2001 FACCIAMO IL BILANCIO!AUGURISSIMI

La polenta ai formaggi fusi non era stata una bella idea tenuto conto che il cenone del 31 dicembre dovrebbe dilatarsi molesto verso la mezzanotte per poi infilarsi cieco contro il mattino del 1° gennaio. Al secondo piatto di polenta strappato con entusiasmo dalle mani di un imperfetto estraneo ci si ritrova ingolfati, tutti ci si alza a turni sempre più frequenti per andare verso la finestra, si scostano le tendine e si commenta a voce alta la condizione della strada che può essere:

A. una lastra di ghiaccio;

B. invisibile perché coperta da un metro buono di neve;

C. ricoperta di muschio soffice (se si è fatto uso di allucinogeni).

Ma ci si alza più che altro per ruttare e scoreggiare nei sette passi che separano il tavolone dalla finestra.

Piero mi aveva incastrato girandosi di 90 gradi sul mio lato, mettendosi la panca tra le gambe e cavalcandola furioso, era chiaro che parlava di ufficio, il nostro, era chiaro che parlava malissimo di qualcuno, i nostri colleghi, risparmiando solo il suo interlocutore, nella circostanza io.

Favalli è un leccaculo, Mengoli per spegnere il computer stacca la spina da dietro, non gli mettono in testa altri sistemi, capirai, un settimo livello quadro… Mercuri è competente ma è un ansioso/depresso/carente di fica è già molto che non sia gay o pedofilo, a 40 anni vive con la madre, non lo ritengo affidabile. Avevo cercato di scoreggiare per allontanare Piero ma il mio corpo non mi aveva assecondato allora mi ero girato e avevo chiesto ruvido se per lui ero un disadattato, un pazzo, un mostriciattolo pericoloso, ero tutto rosso in faccia e tremavo nella voce, tieni le chiavi della mia macchina, apri il portellone dietro, coglione, taglia il sacco nero della spazzatura.

Piero poi non aveva preso le chiavi della mia macchina si era alzato per andare verso il pianoforte, teneva in mano spartiti di Battisti e Baglioni e cercava di non guardare nella mia direzione, ACQUA AZZURRA era già stata intonata, è facile da accompagnare alla chitarra e al piano e la sanno tutti.

Acqua Azzurraaaa para ba babba Acqua Chiara para ba babba con le mani posso finalmente bere …

Piero tutto sommato potrebbe risultare quasi gradevole, almeno passabile così camiciato Ralph Lauren, rigato da una parte col gel che richiama i ricci e i lecchi all’ordine, pantaloni in fustagno grigi senza pences, come vanno quest’anno, cardigan Cotton Belt blu buttato sulle spalle, scarpe a punta insignificanti.

Fa regolarmente pesi tre volte la settimana, ma è condannato a un culo basso e molliccio ereditato dalla nonna materna. Alcune donne non si fanno problemi e Piero ne possiede circa un paio l’anno, quando capiscono che il culo basso e peloso non è certo il suo difetto più grande gli telefonano, gli dicono che hanno bisogno di loro spazi e che devono fare ordine nella loro vita. Una volta sistemata la camera da letto, riordinati i libri e i CD, raccolti i pupazzotti di peluche in una cesta di vimini si siedono sul letto e sistemandosi i capelli dietro le orecchie realizzano di averla data davvero a un gran coglione. Ma a qualcuno bisognerà pur darla. Franca non lo sopporta, lui e le sue diapo del Mar Rosso, pesci colorati con l’espressione down, animatori con la stessa espressione, turisti milanesi-bolognesi soddisfatti dell’escursione oltre la barriera corallina, del corso di ceramica e della festa a tema.

E tu e Franca state sempre insieme?

Il volume della voce sufficientemente alto perché Franca sentisse, il tono un po’ stronzo.

Sì, incredibile sai, ogni scopata è meglio di quella prima, scopiamo ancora cinque-sei volte la settimana, però la devo legare.

Franca aveva letto il labiale ed era fuggita in bagno a vomitare l’Asti Cinzano.

I maniaci sessuali non sono quelli che desiderano tante donne, i veri maniaci sono quelli che si intestardiscono sulla stessa per tutta una vita.

Aveva citato il sottosegretario Vittorio Sgarbi. Avrebbe pagato anche per questo.

Avevo accompagnato Franca a casa, influenza, Valium e vini frizzanti mischiati. I sintomi spesso si confondono. Poi la notte era scivolata via inutile, da una festa a casa di conoscenti all’altra,c’era andata di mezzo anche una discoteca, era semivuota e ci avevano chiesto ottantamila lire alle tre di notte, Giuseppe aveva fatto quello che voleva alzare le mani alla cassa, un buttafuori lo aveva calmato, un simil-proprietario vestito da puttaniere mafioso ci era venuto incontro amichevolmente. Tutto OK Dingo, i ragazzi stanno a posto, aveva messo a cuccia l’anabolizzato con una pacca sulla spalla e ci aveva promesso uno sconto. L’anabolizzato in bomber di pelle e scarponcini Dottor Martin ci aveva fucilato con lo sguardo lasciando il polso di Giuseppe e sistemandosi l’auricolare, noi eravamo usciti schifati e intransigenti. Io però ero tornato sui miei passi, avevo guardato Dottor Martin negli occhi larghi sotto lo spazzolato d’ordinanza.

Potevi accopparlo quel coglione, potevi fargli mangiare le palle.

Dottor Martin aveva contratto i trapezi e non aveva capito un cazzo.

Fortunato te che lavori l’ultimo dell’anno io adesso esco e raggiungo i miei amici, ce ne andremo a zonzo come degli stronzi.

Dottor Martin aveva vascolarizzato anche i deltoidi davanti, un po’ irrigidito, pensava fossi frocio poi aveva preso a parlare di diete con un collega più basso e più grosso. Ma crepate con un cancro alla prostata.

A casa di Marongiu fighe impegnate, Moet Chandon, castagne e frutta secca, alcuni dormono già nelle tante stanze della villa, nessuno a fottere, avevo controllato fingendo di cercare il bagno.

Monclair, Barbour, Woolrich, Belstaff, buttati sui letti, nessuno ha vomitato, nessun alone schifido sul pavimento, niente sangue, nessuna materia organica, niente di niente. Nessuna traccia di vita.

O di morte. Ho lasciato un post-it in cucina PER IL PRANZO GUARDA IN FRIZER. C’E’ UNA DONNA FATTA A PEZZI. TIRA FUORI LE PARTI CHE VUOI CUCINARE UN PAIO DI ORE PRIMA PER SCONGELARLE. MAMMA.

Sul tavolo della cucina polvere bianca, me la passo sulle gengive, zucchero a velo,cosa potevo pretendere da ‘sti coglioni, piscio nel lavandino, Marongiu mi arriva alle spalle, CAZZO FAI, buonanno Marongiu, gli do uno schiaffetto tra l’orecchio e il collo, non ha deciso se è il caso di incazzarsi, stai allegro, a proposito buono ‘sto zucchero a velo, vi trattate bene.

E’ bella la donna di Marongiu, oltre il metro e settanta, culo jazz-exercice, una grossa cicatrice verticale tipo post intervento al cuore divide una buona terza e non distrugge il complesso, dormiva nella prima camera che ho visionato col pollice in bocca avvinghiata a una pelliccia ecologica.

Abissi imperscrutabili le donne degli amici

e questa storia imprevedibile di amore e dinamite

mi rende tollerabile perfino la gastrite.

Parole che danno ossigeno al puzzo di muffe e di cantina e alla cerata dei Barbour. Sono sollevato.

Ma Caputo allevia per poco le mie insofferenze, il sangue smette di irrorare le pareti dello stomaco, è un peso o un vuoto, non saprei dire, scappo dalla casa di Marongiu, senza salutare, ho brividi che seguono la colonna vertebrale, su su, verso i centri nervosi, fili elettrici scoperti dietro la nuca.

La macchina è fredda, tartaglia, non aspetto le candelette, dai tergi sparo acqua che si gela immediatamente sui vetri, qualcuno è uscito a gridarmi qualcosa, si fotta. In macchina alito freddo e sudo acido, sbaglio le marce, non spingo a fondo la frizione. Un killer non sgasa a sproposito agli stop, un maniaco colto da raptus, sì. Mentre penso questa cazzata sistemo lo specchietto e ci vedo i miei occhi lucidi e disperati.

La casa di Carlo e Jusy con la Y greca era poco fuori una piccola frazione del paese, Carlo aveva anche un appartamento su due piani in centro, i genitori avevano lavorato e risparmiato una vita senza vizi né vacanze. Carlo li aveva ripagati non assumendo nessun tipo di droghe e con un centodieci e lode in Agraria da raccontare a parenti e vicini di casa.

Scorgo ancora qualche luce all’interno delle finestre, piccole lampade, forse un camino, ancora cinque macchine parcheggiate nel cortile, un coglione ha aperto uno spicchio di finestra per buttare un petardo che scoppia quando nessuno ci sperava più generando buonumore tra i reduci della festa. Sono sceso dall’auto e sono all’interno del cortile nascosto dietro una costruzione in pietra che in passato probabilmente era stato un pollaio. Dalla casa arriva odore di trentenni padani caratteristici dell’era post- Pieraccioni, solite camicie, soliti monovolumi parcheggiati, grossi cronografi al polso, relativa indipendenza economica dalla famiglia.

Dagli interstizi della casa colano basket e fondi comuni d’investimento; dovrei aver freddo, ho solo disgusto, mi arriva anche la voce di Jusy mischiata a quelle di altre oche, uomini da una parte, donne dall’altra, hanno fatto quasi tutte le magistrali, una protesta Basta parlare di lavoro, basta parlare di bambini, piccoli mostri! poi dice qualcosa sottovoce che vorrei sentire, tutte scoppiano a ridere #31#33856789439 MANDALI A FARE IN CULO JUSY. MANDALI A FARE IN CULO TUTTI CARLO PER PRIMO LUI E LA SUA LOTTA INTEGRATA MANDALO A CALCI IN CULO DENTRO UN FILM DI PIERACCIONI. SALVATI DA ‘STA MERDA RANCIDA.

Immagino Jusy alzare gli occhi allarmata con le amiche che chiedono chi era e fanno battute sugli amanti che non la lasciano in pace nemmeno l’ultima notte dell’anno. Jusy non riesce a ridere e a cavarsela con una battuta, scivola nella camera accanto e dice a Carlo che è un po’ stanca, la mattina deve fare il giro dei parenti, lo fa da quando era bambina. Che tenera. Carlo dice che per lui va bene, come sempre, per lui va sempre bene tutto, l’abbraccia, Jusy si irrigidisce, stringe gli occhi e volge il viso dalla parte opposta rispetto a quello di Carlo. Succede sempre più spesso negli ultimi tempi, ma non saprebbe datare esattamente quando erano insorti questo e altri sintomi, ne ha parlato con l’amica più fidata, la Rebby, le ha parlato anche di un tipo strano: erano solo usciti una sera in estate “non ci aveva fatto niente”, ci pensava qualche volta, ma di sicuro non era il suo tipo. Troppo strano.

La Rebby le aveva fatto presente che una sana scopata extra di quelle da sbatter la testa contro il tettuccio della Y10 l’avrebbe aiutata a scaricare quelle tensioni e quel senso di fastidio che le dava la presenza di Carlo.