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Factory Fattori | 15 Agosto 2020

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Alienazioni padane #6

Alienazioni padane #6
Saverio Fattori

ami

CONSIGLI E INCIDENTI TRE

Le amiche fidate spesso sono molto troie e quasi sempre non capiscono un cazzo, le più fortunate scrivono su riviste femminili o fanno le dietologhe. Giornaliste e dietologhe godono di grande considerazione nella società.

Mi ero allontanato in fretta dalla casa che già la notte aveva preso a sbiancare verso la mattina del nuovo anno, mi ero avviato curvo e infreddolito verso la mia auto parcheggiata tra i filari di mele e un fosso parallelo e distante solo quattro o cinque metri dalla stradina stretta e asfaltata da poco che portava alla casa di Carlo. Uno spesso strato di ghiaccio ricopriva i vetri, il corteo di auto partito dal cortile si era mosso e aveva preso a sfilare, io non avrei fatto in tempo a liberarmi la visuale dal ghiaccio e mi ero chiuso in macchina, adesso tremavo dal freddo e forse avevo la febbre, Jusy avrebbe riconosciuto l’auto gettando lo sguardo fuori dal finestrino alto del fuoristrada giapponese di Carlo.

Per me la prima mattina del nuovo anno era iniziata con lo sguardo vuoto di un contadino che tirava fuori la mia auto da un fosso trainandola con un grosso cavo di acciaio e la forza del suo trattore, un cappello di paglia gli copriva quasi per intero gli occhi, non aveva fatto battute sui giovani che hanno troppi soldi in tasca e non sanno più come divertirsi e poi muoiono presto in incidenti stradali, perché sono in un posto e vorrebbero stare in un altro, che hanno tutto e non sono mai contenti e poi le mamme piangono e si stava meglio quando si era tutti poveretti. Non aveva detto niente di tutto questo, forse perché il freddo gli aveva bloccato le mascelle, forse perché non avevo la faccia di quelli che poi muoiono giovani in incidenti stradali con mezzo paese che si stringe attorno alla famiglia. Comunque l’avevo ringraziato anche di questo e gli avevo chiesto cosa ne pensasse dell’agricoltura biologica, non avevo capito la risposta. Nel telefonino sette chiamate perse, sei di Franca, l’ultima di Jusy. Avevo perso il controllo dell’auto cercando il telefonino nella tasca del giaccone buttato sul sedile dietro, avrei giustificato le chiamate di Franca senza risposta con l’incidente, semmai mi avesse chiesto giustificazioni. Ripensandoci da qualche tempo aveva smesso di chiedermi conto di comportamenti quanto meno bizzarri e io avevo sospeso le penose arrampicate a mani nude e sanguinanti su ripide pareti lastricate di scuse e giustificazioni e contraddizioni. Non saprei datare esattamente la fine di queste ascensioni.

Non riesco più a datare nulla, gli ultimi mesi sono un magma indistinto. Boh.

ALE. CI SONO GIORNI IN CUI TI MANGEREI TIPO OGGI SASHIMI DI JUSY IN SALSA DI SOIA YOUR SWEET NIGHTMARE YOUR DIRTY DREAM.

JUSY. MAGARI SARA’ LA CURIOSITA’ DI GUSTARE UN CIBO NUOVO…

ALE. MI STAI FACENDO SCOPPIARE IL CERVELLO E IL CAZZO LI TROVERANNO A DECINE DI CHILOMETRI ANCORA FUMANTI.

JUSY. NE RIPARLIAMO STO USCENDO SORRY

Quando ero tutto preso a inseguire i miei fantasmi, tossico e confuso simulavo paurose crisi di astinenza nello studio del medico di famiglia . Ed ero tutto uno stato di agitazione, un tremolio diffuso lungo il corpo con le braccia a tenere lo stomaco. Le parole uscivano a tratti stridule e minacciose a tratti sussurrate e docili, parole che farneticavano di attuali atroci sofferenze e di imminenti redenzioni. Il dottor Tarozzi allibito e grato per la sceneggiata compilava diligente la ricettina per il paradiso, la ricettina per il TEMGESIC, farmaco a base di morfina, cinque fiale iniettabili per via endovenosa, cinque pere senza pene e sbattimenti a cinquemilatrecentocinquantalire di ticket. Inutile entrare nel dettaglio col doc riguardo la pakka ketiavvolgeilcervelloel’amarochetisaleallagola. Inutile. Ma ti prende mai la curiosità doc?

Vabbè lasciamo stare…

La farmacista precocemente grinzosa era infastidita e severa, alzava gli occhi solo dopo aver timbrato la ricetta STUPEFACENTE, poi spostava lo sguardo mentre mi porgeva il pacchettino del divino stordimento a braccia tese e rigide, quasi ad allontanarlo e mi domandava schifata se mi occorressero le siringhe.

Il paese era piccolo, avevo fatto le elementari con la figlia che allora era un ranocchio e adesso aveva due gran tette, DAMMI LE SPADE E CHIAMA GIU’ TUA FIGLIA CHE LE VOGLIO STRIZZARE LE TETTE, mormoravo a mezza voce. La farmacista si girava e staccava le cinque siringhe da 1cc, anche se non aveva capito la risposta, ottusa e irritata , aveva intuito che con le fiale di TEMGESIC non ci si potevano fare clisteri o aerosol: una laurea in farmacia doveva pur essere servita a qualcosa.

L’amore adolescente goffo e brufoloso, il primeggiare nel branco dei giovani maschi per la supremazia e l’attenzione delle femmine, mi sono estranei. Le offese ruvide e virili che sfociano in attrazioni sessuali cieche e fuori da ogni logica e ogni razionalità, mi danno depressione. Io non sarò mai VOI UOMINI, rivendico la mia unicità, poi inciampo in tenere miserie e fosse biologiche di sentimenti comuni anche agli altri esseri. Gli altri esseri mi guardano con occhi grandi e opachi, ma non c’è nessuno stupore. Non riconoscono in me nessuna particolarità sono offeso ma tiro dritto per la mia strada. Rumore di Clarks su asfalto bagnato dalla prima pioggia fine di settembre, pugni chiusi nelle tasche dei jeans di Helmut Lang.

Carlo è entrato in libreria, dovrà fare un regalo, io sfoglio i libri in offerta nei banchetti fuori.

E’ con un amico che si è concentrato sul reparto viaggi, la prossima estate andrà in Sardegna o in Corsica, non si spiegherebbe altrimenti il suo accanimento verso le guide dalla copertina verde che sta consultando ingordo, quelle della Guide Routard e la The Rough Guide le ha riposte quasi immediatamente, non contengono alcuna foto di sabbie bianche e fondali incontaminati. Deludenti. Il tipo può vantare una bella abbronzatura riuscita tipica degli esemplari che possiedono per patrimonio genetico abbondanza di melanina, i capelli sono schiariti da lunghe esposizioni solari, ma non è sazio, è appena rientrato in ufficio o in officina e già pensa alle esposizioni della prossima lontana estate o forse è solo curioso di leggere le descrizioni dei luoghi che ha già visitato. Probabile. Adesso si è avvicinato a Carlo con la guida aperta indicandogli una foto, Carlo è d’accordo su qualcosa poi la guida viene riposta e Carlo si rigira sulla mano classici russi in edizione economica. Troppo grossi, mettono paura. Anche King (Stephen) e Cornwell (Patricia) sono grossi ma non mettono paura, specie King con le sue copertine in oro sbalzato su fondo nero, libri solidi dalle spalle grosse. La cassiera alza per un istante gli occhi, batte i prezzi e la Cornwell viene fasciata e infiocchettata in versione present con carta a quadrettoni verdi e nastro oro. L’amico gli arriva da dietro con un tomo di Smith (Wilbour), troppo tardi, Carlo alza la mano destra e lo blocca, la scelta è fatta, la cassiera cerca il resto.

Le indagini di un medico legale, una che seziona i cadaveri per ricavarne indizi.

Per Jusy la tenera.

Quando il destino si accanisce beffardo nei suoi disegni.

Lungo Via S. Romano si segnalano ragazze a vicenda, Carlo visiona le donne che scivolano come lumache sulle vetrine dei negozi di abbigliamento. Carlo osserva quelle che scendono dalla parte destra della via, l’amico lo strattona e richiama la sua attenzione sulle femmine degne di nota dall’altro lato. A volte giocano indicando chiattone ciospe dalla vita segnata, si spintonano con forza cameratesca e scoppiano a ridere, forti delle loro fidanzatine carine unoesettantaquarantadueditagliaterzadireggiseno.

Alcune ciospe alzano gli occhi e paiono intuire l’atroce gioco, hanno già sofferto tanto e continueranno a farlo, fin dalle scuole medie forse già dalle elementari o ancor prima con le vicine e i parenti che proprio non ce la facevano a dire CHE CARINA o con le più perfide capaci anche di mentire spudoratamente con un sorriso di plastica e una carezza ruvida, loro che da giovani erano state belle e ancora si vedeva. Nel parcheggione occhiali da sole alla moda vengono calati su occhi vivaci sopra mascelle larghe, prime marce e retromarce di fuoristrada, monovolumi e berline tedesche vengono ingranate, sporte di merce varia vengono buttate sui sedili.