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Factory Fattori | 9 Dicembre 2019

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Com’è triste Venezia

Com’è triste Venezia
Saverio Fattori

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Ma quelli che andavano davvero forte negli anni Ottanta e Novanta che cosa provano davanti a questo nulla? Si incazzano e urlano alla televisione perché loro con 2 ore e 15 erano carne da cannone o sono felici per aver vissuto le stagioni migliori per l’atletica?

Une delle mie solite provocazioni, la mattina guarda la telecronaca della italica maratona aspettando chissà quale miracolo, come in trans ascolto Bragagna, frittatona e rutto libero, poi continuo a mangiare pesante, dalle mie parti la domenica paste ripiene e bolliti, salse acide, si digerisce male, nel primo pomeriggio arrivano puntuali i cattivi pensieri e li si appiccico sulla mia pagina di Facebook.

Naturalmente dalla maratona di Venezia non arriva nessun miracolo, e non poteva arrivare, nessun miracolo tecnico, nessuna novità per il nostro panorama. La mia è una provocazione innocua, nel senso che vado a botta sicura, solite riflessioni per vecchi runner che iniziano a incattivirsi e a odiare il presente, che, va detto, inizia ad essere davvero impresentabile oltre ogni tollerabilità… e arrivano i commenti a darmi ragione:

Alessio Guidi Secondo me rosicano perchè a quei tempi….con quei tempi cronometrici non potevano fare i fighi su Facebook…

Alessio la mette sull’ironico, ma corre da poco, non sa che pochi si sarebbero potuti permettere di fare i “fighi”, troppo complicato emergere e stupire.

Gavino Bingio Garau ….da una parte la gioia di aver corso con i grandi campioni, italiani e non, prendendo mazzate. A un campionato italiano di mezza corsi in 1h04 e spicci e non arrivai nei 25… da 1h03 a 1h04 c’erano 20 persone e tutti italiani, dall’altra il rimpianto… no, che dico…nessun rimpianto… va bene così. Meglio essere stato un mediocre in epoca di campioni.

Quella di Garau, ex Carabinieri Bologna ai tempi di Boffi, Gennicco e tanti altri, quando ancora gente come Solone e Lauro stavano in pista, già vincitore di una Maratona di Cesano Boscone, è una voce rappresentativa, di quelle che ti racconta come stavano le cose. In tanti abbiamo i nostri aneddoti per spiegare un mondo lontano che a volte ci sembra di avere solo sognato da tanto di inizia a sgranare, Polaroid che sbiancano verso il nulla. Anche io nel mio piccolo ne avrei, ma i miei sarebbero dettagli piccoli, insignificanti, ma sono tante le voci che arrivano da quel passato, gente che andava davvero forte, atleti che rivendicano orgoglio antico e pregiudizio sul presente. Agli organizzatori di Venezia come di altre maratone, non importa nulla del tempo del quindicesimo classificato, interessa che ci siano molti iscritti e nessun infartuato, i record li facciano a Berlino, anche perchè se a Venezia quest’anno ci fosse stato qualche top runner di prima fascia i distacchi sarebbero stati imbarazzanti, tipo un Iron Man, qualcuno all’orizzonte ogni quarto d’ora, lo speaker a inventarsi non so che storie, e la necessità di impiegare delle ballerine nei vuoti temporali tra un arrivo e l’altro.

Ma cosa dicono i beneficiari di questo momento storico? Insomma quelli che con tempi non eccelsi ottengono piazzamenti fino a qualche anno fa inpensabili… Sulle loro bacheche mettono tempo e posizione, e in genere sono piuttosto umili, denunciano leggera delusione, vento contrario, efficienza fisica un po’ deludente sui ponti finali, non si atteggiano a top runner, sono cauti, anche se il piazzamento in una maratone di prima fascia giustificherebbe gioia immensa, sono piuttosto gli amici a tempestare le loro pagine di Facebook con complimenti esagerati. Ma loro sanno, non sono ignoranti, non ignorano la Storia del nostro sport, stanno un po’ in difesa, non la prenderebbero bene una inutile offensiva da parte di chi ha avuto la fortuna o la sfortuna di gareggiare in quell’altro tempo. Ognuno vive la propria epoca, non ci sono prove della reincarnazione, o comunque non ne portiamo ricordo. Però non posso fare a meno di chiedermi come vivrei io questa fortunasfortuna, i complimenti troppo smisurati, il rapporto con allenatori che da atleti erano andati molto più forte, l’invidia mal celata dai silenzi.

Mentre sono nel marasma di questo pensieri molli vago su Facebook, arrivo alla pagina di Correre libera… mente, pagina che in tutta sincerità spesso mi annoia per i contenuti e le esternazioni e leggo questo post:

Gabiella P. Piccolo sfogo personale, un anno e mezzo che corro (46 anni mai fatto sport in vita mia), prima 10 k a marzo 2014, in sette mesi sono passata alla mezza correndo una competitiva di 15,3 km a luglio, prima mezza quella di Cremona. Accarezzo l’idea di preparare un maratona fra un anno. Mio marito e suoi amici sportivi (anche maratoneti) anziché incoraggiarmi mi dicono ” ma sei sicura di volerlo fare?” . La parola che mi viene in mente è c@#‪#‎o‬!
Grazie amici runner, ho ricevuto più incoraggiamenti da voi che dalle persone a me vicine.

Seguono 203 Mi piace, 219 commenti, tutti carichi di positità, della serie: Va dove ti portano il cuore e le gambe e fregatene, anche questa frase, come la mia iniziale, attira l’applauso facile, anche se da una platea molto diversa. Io non so come dirglielo che forse i suoi cari hanno ragione, che magari potrebbe aspettare un po’, scrivo e cancello il mio commento, sembrerebbe inutile e sprezzante. Come al solito sono troppo cattivo e privo di sensibilità. Su questa pagina si condividono la gioia per un allenamento con buone sensazioni o funestato da infortuni che non si staccano di dosso. Trovo una foto, una ragazza presumibilmente bella, seduta a terra, felpa con cappuccio, viso nascosto dal riverbero del sole alle spalle, la didascalia così recita:

  1. L.C. Undici km… Fatti così..
    Due di riscaldamento
    Due a 5.20
    Due camminando bestemmiando imprecando quasi piangendo
    Sosta sul prato di autocommiserazione VEDI FOTO
    Ritorno correndo e camminando
    Il tutto condito da un inizio di pubalgia forte.
    Oggi non c’ero proprio. Mi rifarò, ma per ora mi autocommisero un po’ qui con voi POSSO???

Certo che puoi, avrai un sacco di tempo, è dura per tutti doversi fermare, il tempo è dalla nostra parte.

 

Articolo uscito sulla rivista Correre