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Factory Fattori | 25 settembre 2018

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Pizzoccheri e sensi di colpa

Pizzoccheri e sensi di colpa
Saverio Fattori

pizzo

 

 

L’estate scivola via, è un momento delicato, facile alla malinconia, estate sei calda come i baci che ho perduto, cantava Bruno Martino, l’estate sta finendo e un anno se ne va sto diventando grande lo sai che non mi va, ricordavano i Righeira. La musica pop sa sempre dove colpire per fare male, gente come Bigazzi che ha messo in bocca a Umberto Tozzi: Gloria, Glor i a, manchi tu nell’aria che usciva a ripetizione da migliaia di juke box un milione di estati fa, loro trovano quelle parole esatte, che ci tagliano, che sono già dentro di noi e ci fanno sentire tutti simili nell’angoscia, cover di cover nella tristezza condivisa, sentimenti in fotocopia, condivisioni di stati d’animo. Ci si aggrappa all’ultimo ombrellone della riviera adriatica per il mojito della staffa e qualcosa di ancestrale ci fa distinguere un repentino temporale estivo da quella pioggerella fitta e insitente che ci porta dritti in un altro tempo, il tempo grigio del lavoro e la fine della ricreazione. Si torna adulti, alla propria medietà.

Balle. Non vedo l’ora di tornare al settembre del disincanto. Non ne posso più di scorrere su Facebook le foto dei ritiri stretegici in altissima quota, degli stage con atleti e tecnici di grido, non ne posso più di questi allenamenti montani su percorsi ondulati e millimetrati, queste foto dove gli atleti non hanno quasi masi la canotta perchè comunque va bene, sì, ammazziamoci di ripetute, ma torniamo abbronzati che se no gli addominali non si vedono e senza addominali non c’è testimonianza evidente di prestanza atletica. Rimettetevi la canotta, vi prego, voi maschi, le donne vedano loro. Non ne posso più di gente da quattro al chilometro alle prese con il riposino pomeridiano perchè alle cinque di pomeriggio hanno il secondo allenamento di giornata.

E no. Non vale. Fingersi top runner, imitarne le abitudini senza avere le responsabilità di un fallimento olimpico, senza la Gazzetta a chiederci conto di mancata reperibilità durante un controllo antidoping o di un parente allenatore a stipendio pieno in latitanza di risulatati. Nessun preparatore nostro verrà mai messo sotto processo per i nostri ripetuti infortuni, possono stare tranquilli i nostri personal trainer e gli organizzatori dello stage alpino, è un gioco dove si vince sempre, si rischia poco, gli organizzatori delle maratone autunnali poi… mentre voi fate venticinque chilometri di ondulato con variazioni loro stanno scegliendo la medaglia appositamente coniata, e non ce ne saranno tre di tre diversi colori, ma trenta, trecento, tremila, trentamila…

Ma io perchè in vacanza non mi alleno? Per poi poter scrivere questo pezzo? Perchè una certa idea di trasgressione vacanziera mi porta a letto solo a mattina fatta? No. In realtà metto sempre pantaloncini_canotta_scarpette in valigia, metto anche buoni propositi nella busta con il sapone e qualche farmaco, ma poi qualcosa va sempre storto, ogni giorno, come in una specie di maledizione, in un incubo che anche se si ripete e conosci non riesci a risolvere a tuo favore.

Arrivo in una cittadina di mare nuova e mi dico Bello correre qui, su questo lungomare, individuo anche altri sventurati che sgambettano arrossati in volto, e mi dico che di lì a poco li raggiungerò, ma poi è sempre o troppo presto o troppo tardi, ho mangiato poco, oppure ho mangiato troppo, che faccio, visito subito il centro storico, dò un’occhiata alle spiagge, ce ne sarà qualcuna più isolata, mi pare Rimini qui di sotto, chi ha la carta geografica? E la guida? Guarda Le più belle spiagge su Tripadvisor… insomma entro in una frenesia disordinata, un’ansia che mi porta lontano dalla pratica rigorosa dell’allenamento, ma non mi vanto di questo. Sto male, ho sensi di colpa, non lo faccio per scelta o leggereza. Se trovo un wi fi in albergo non riesco a fare a meno di guardare i miei avversari che si allenano, che fanno quello che devono fare, ovvero un mazzo così per meritarsi poi la sera a cena piatti di pizzoccheri al metro quadro, canederli grossi come bocce, gulash di animali scomparsi qualche era glaciale fa e mezzi caprioli squartati ripieni di frutti di bosco, tutti piatti regolarmente certificati e fotografati.

Alla ripresa autunnale mi batteranno, mi batteranno tutti, me lo sarò meritato, con un solo rutto verrò spazzato via da ogni classifica di categoria.

pezzo uscito sul mensile Correre