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Factory Fattori | 18 Gennaio 2020

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Alienazioni padane #13

Alienazioni padane #13
Saverio Fattori

lontano-che-vai

Non voglio donne da sposare e da gonfiargli la pancia, voglio donne da portare all hemingway caffè latino quello di Caputo. Negli anni ottanta, faceva il gallo in locali a la page, io ero un bambino, lui era giovane, adesso sarà quasi vecchio, calvo di sicuro.

Mi intrigavano davvero molto i suoi testi intrisi di raffinatezze alternative…

Non ti ho visto più

all’Hemingway Caffè Latino

ghigna Belzebù (?)

Hombre non sei sportivo!”

ma il mio cuore piange a ritmo del bongo,

è la bestia che si agita in me,

sta abboffandosi di uova di lompo e chardonnay

Arie di bajon

all’Hemingway Caffè di moda,

rischio l’autogoal

per masochismo idiota

ma i pensieri vanno a passo di danza

e mi portano lontani da qui…

ad analoghe passioni d’infanzia

morte lì…

Chi se ne frega di te…

sto benissimo!

Faccio una vita da re…

come minimo.

presto o tardi tanto ti incontrerò

tra marito e figli

un po’ meno snob

e del resto son le cose che ormai

fanno parte del vivere…

Non t’aspetto più

all’Hemingway Caffè Latino

stilo il mio dossier

sul bovarismo estivo

e non so se interrogare le carte

o rivolgermi all’amico Clouseau

nel dilemma se il feticcio

sia arte oppure no

Che me ne frega di te…

sono esplicito…

faccio una vita da re…

entro i limiti.

…………………..

Che tristezza. Ma che classe, che tenero distacco. Caputo ci girava attorno con stile che vorrei emulare, io mi abbandonavo alle sue atmosfere, ma doveva avere concreti problemi di fica pure lui, e una voce assolutamente inconsistente, dal vivo praticamente un mutino biondino che agitava la testa con un microfono in mezzo, mai abbastanza efficace ad amplificarlo, e lui ci si accaniva, stringendolo e sbatacchiandolo da una parte e dall’altra quasi fosse sua la colpa, del microfono, il pubblico non la beveva e lasciando la sala diceva meglio in disco, meglio in disco …i testi però… fantastici. Forse oggi canterà nelle crociere o, perché no, nei matrimoni. Il più grande poeta italiano del novecento, che spreco..

Jusy con la Y greca non sa rinunciare a nessun invito che sia per un matrimonio o una cresima o qualche altro cazzo di Sacramento preso a scusa per giustificare mesti rituali codificati e largo consumo di zuccheri composti e grassi animali, non si pone nemmeno il dubbio che possano essere evitabili quegli inutili pranzi che si protraggono fin verso le prime ore della sera carichi di allegria artificiale alcolica.

Evitabili e fastidiosi, forse Jusy ne ha una confusa percezione, ma non ha i mezzi critici per isolare il problema, avverte una leggera noia-irritazione molto simile a quella che prova durante certe cene in doppia coppia in ristoranti-pizzeria. Orrendi, giganteschi, illuminati a giorno con enormi lampade al neon rosa e azzurrine. Si possono confondere con i bowling. I camerieri in merda con la gestione dei tavoli propongono vino prosecco alla spina, il menu conta circa cinquanta pagine di tediosa consultazione. Si spazia dalle pizze speciali, tipo la pizza Gino, funghi porcini, rucola e gamberoni fino al goulash di cinghiale passando attraverso l’astice alla catalana e gli assaggi di primi ad esaurimento. Quando Jusy, Carlo e l’altra coppia di sventurati chiudono all’unisono il menu richiamando la solerzia del cameriere fanno domande idiote sulla composizione di almeno dieci piatti innervosendo il cameriere sempre più in merda con la gestione dei tavoli.

Archiviata l’ordinazione la discussione verte inesorabilmente verso i rispettivi lavori mettendo in evidenza a ondate alterne soddisfazioni, stress e aumenti di categoria o di stipendio.

Giunti ad esaurire l’argomento sviscerato in ogni suo budello più sordido (colleghe che hanno fatto carriera con la fica, impiegati di fresca assunzione che hanno già il posto macchina all’interno del cancello) qualcuno prevedibilmente lancia l’argomento ferie che frana verso radiose aspettative future e disastrose esperienze passate , nessuno dei quattro sa rinunciare alla comodità della mezza pensione non ponendosi mai il problema e dando per scontata questa formula. E poi basta ferie in agosto, mai più, è tutto pieno, invivibile, diventa tutto brutto. In genere si arriva al conto su frasi memorabili simili a queste.

CONSIGLI E INCIDENTI. SEI

Oreste Scalzone leader di Autonomia Operaia nei primi anni settanta predicava cose del tipo: orario di lavoro limitato a due ore al giorno o un giorno intero lavorativo solo alla settimana, per godere pienamente degli altri aspetti piacevoli della vita come godersi appieno la crescita dei figli. Non ricordo con precisione i dettagli numerici delle ore e dei giorni (i numeri non li ricordo mai) ma di sicuro pensava di parlare a nome delle classi operaie o dei lavoratori dipendenti in genere facendosi portavoce delle loro esigenze.

Scazzava senza colpa. Commovente.

La maggior parte degli individui non ha alcuna vivacità intellettuale, né tanto meno curiosità verso il mondo che li circonda e non saprebbe come riempire il proprio tempo libero.

Sognavo anch’io, ma erano sogni dispersivi

ossi di seppia… tundre… articoli sportivi

l’utente medio aveva un sogno più sociale

tapparsi in casa ad aspettare l’astronave

Quanto ai figli… beh lasciamo perdere… e su questo punto è ampia la mia condivisione. Fuori dai rigidi vincoli d’orario del lavoro dipendente gran parte della popolazione si sentirebbe letteralmente spiazzata allargando la schiera dei pedofili, dei serial killer e dei maniaci sessuali in genere, per non parlare degli uxoricidi.

Sono davvero classici e scontati i casi di crisi matrimoniali precipitate proprio durante le agognate ferie estive o di veri e propri crolli di stress nervoso dovuti a cambi di ritmo e di orari, iperattività ludico-sportiva, code autostradali, aspettative disilluse.