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Factory Fattori | 9 Dicembre 2019

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Alienazioni padane #14

Alienazioni padane #14
Saverio Fattori

manichini

ALE. IL MANIACO STA A ZERO. E’ RIMASTO UN KOALA CHE TI SI VORREBBE ABBARBICARE ADDOSSO.

JUSY. CHE BUFFO! MA SEI UBRIACO? HO BALLATO E RISO TUTTA SERA IN DISCO CON LE MIE AMICHE.

.

ALE. AVEVO UN PIANO: PRESENTARMI A ORARIO TARDISSIMO (COME I TIPI GIUSTI) NELLA TUA DISCO IN COMPAGNIA DI UNA DONNA (+CHE DISCRETA) IGNORARTI COMPLETAMENTE PER POI CROLLARTI ADDOSSO RAGIONEVOLMENTE UBRIACO FICCARE LA MIA TESTINA SUL TUO GREMBO RIPARATO DALLE TUE TETTE E DIRE UN SACCO DI CAZZATE E CARINERIE FINO A CHE LE DONNE DELLE PULIZIE SCOGLIONATE AL MATTINO PRESTO NON FOSSERO VENUTE A SPOSTARE IL DIVANETTO PER PULIRE DIETRO.

JUSY. SI’, SEI UBRIACO.

ALE. UN MARGARITAS NON PUO’ PIGLIARSI TUTTE LE COLPE. HO VOGLIA DI VEDERTI ORA STINGERTI/STRIZZARTI COCCOLARTI DIRTI COME SONO CHIEDERTI COME SEI.

JUSY. HO VOGLIA DI VEDERE IL MIO LETTO. LA SVEGLIA DI STAMATTINA INIZIA A FARSI SENTIRE

ALE. PORCA TROIA. MA COME DEVO FARE?

JUSY. NON DEVI FARE NIENTE

ALE. NEL SENSO CHE NON C’E’ NIENTE DA FARE?

JUSY. FAI IL BRAVO BIMBO. NOTTE.

ALE. PORCA TROIA

Caputo a ‘sto punto ci farebbe una canzone malinconica e surreale tipo quella che dice:

La tua storia lascia un po’ a desiderare,

fermo un tassì

guastarti la serata, no, non è scic…

Confidarmi col tassista mi diverte

molto di più

mi lasci pure all’angolo

e diamoci del tu,

La vita è bella è bella,

ciao, mercy bocù.

Guardo le vetrine,

piene di bigiotteria,

scarpe parigine,

reggicalze,

campionari di tappezzeria.

Lì c’è un manichino che assomiglia a te

sfoggia un tayeurino giallo senape.

Non vederti più…

farci una risata su

non vederti più…

già dimenticata pure tu.

Uno stock di giapponesi mi travolge,

me, e la mia verve,

e sparisce tra le fauci di un hotel…

l’ottimismo ricomincia a pilotarmi

per la città

un insegna verde menta

mi promette un whisky bar

un juke-box sussurra wasciù-wariu-wa.

Quante signorine!

Bello capitarci senza te.

Faccio il milionario

mi destreggio uno sgabello come Fred Astaire.

Ordino una Guiness

per la prima mance

forse sono triste

ma il mio cuore non lo sa.

Se a Caputo l’avessero data (la fica) sempre e subito senza problemi, si sarebbe trovato certamente spiazzato e non avrebbe saputo come usarla, così su due piedi. Noi avremmo perso il più grande poeta italiano del novecento che non avrebbe nemmeno saputo di possedere questa raffinatissima verve decadente. Lui avrebbe speso molto meno in consumazioni in locali à la page e discoteche inquietanti con amici naif (di lei) io speravo in un incontro galante in blue jeans. Tenero.

ALE. STAI CERCANDO DI USCIRE DALLA MIA VITA PICCOLA MOCCIOSA ARROGANTE HO CORDA RESISTENTE PER I TUOI POLSI FRAGILI E NASTRO ADESIVO LARGO BROWN PER LA TUA BOCCUCCIA MOLESTA

JUSY. MA SEI FUORI!!

ALE. MADDAI E’ IL GIOCO DEL MANIACO! POTREMMO USCIRE ANCORA UNA VOLTA MAGARI A TRE CON UNA TUA AMICA FIDA SAREBBE CARINO E RAGIONEVOLE NON TROPPO IMPEGNATIVO SONO DISPOSTO ANCHE A PARLARE DI QUEL BOVARO DI LIGABUE (NON HO PIU’ DIGNITA’)

JUSY. MAGARI SE CAPITA CASUALMENTE…

ALE. LE COSE VANNO COSTRUITE, SAI BENE CHE NON FREQUENTIAMO GLI STESSI GIRI E GLI STESSI LOCALI. MI PIACEREBBE PORTARTI ALL’HEMINGUAY CAFFE’ LATINO

JUSY. NON LO CONOSCO SI MANGIA LA PIZZA?

ALE. SI VABBE’….MI STAI TRATTANDO COME UN CAZZONE QUALUNQUE LO DETESTO PROPRIO NON SAI RINUNCIARE A FARE LA FICA

JUSY. STRONZO

Caputo a ‘sto punto non so davvero cosa si sarebbe inventato, di sicuro qualcosa di memorabile e struggente che sarebbe finito nei libri di testo di Italiano delle Superiori. Di quinta però. Qualcosa di metafisico e grottesco, qualcosa che avrebbe avuto a che fare con la Nouvelle Cuisine francese e con lunghi calici di cristallo di Boemia colmi di liquido dorato e allegramente bollicinoso, con donne crudeli in abito lungo che non ridono alle sue battute raffinate e poi la danno al primo coglione che capita.

Io nella mia mediocrità non posso fare altro che fissare inebetito il display del telefonino dove compare testardo ‘I OMNITEL MENU’, proprio non si decide ad apparire il simbolino malefico accompagnato da quel suono orrido che stasera sarebbe musica. Non sarebbe apparso per tutta la notte.

E per tutti i giorni a venire.

Come l’avrebbe gestita Caputo la la faccenda telefonini-SMS-nuove tecnologie?

Secondo me alla grande, non era mica il solito cantautore osteria sui monti dimenticati da dio-boccia di vino rosso-anedottica popolare.

manichini-stilizzati

Ti ho vista riflessa in una vetrina di Ferrè

una bimba fantastica

o un manichino vestito di lamè?

Ti ho perduta inciampando su un congiuntivo demodè

Ti ho messaggiato ansiolitico

ad orari strategici

parole astute

che oggi negherei

Avevo sogni fantastici

tra religioni mediatiche in piena era Moira Orfei

Non c’era campo

perdonami

avevo in mezzo i Pirenei

Ti ho rivista impacciata in un depliant arredo-bagno

il designer si rifaceva a un kitch molto padano

chiari accenni stilistici a un leopardiano BONA LE’

Come è noto son qui alla fermata del tram

per te avevo altri programmi

caffè d’orzo e flambée

un ballo molto stretto

degradante in un orrido casquet

in un locale da panico

tra giuristi e lacchè

Ti ho affidata incauto a koala feroci

che adesso ingabbierei

a maniaci simbolici in giubbotti délavé