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Factory Fattori | 9 Dicembre 2019

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Alienazioni padane #15

Alienazioni padane #15
Saverio Fattori

sette

Piero ha sette pistole, il porto d’ armi da collezionista, la licenza di caccia e la cassaforte dove per legge deve custodire la sua famiglia. La chiama così. In ufficio estrae dal portafoglio una foto presentandola così. Sono le sette pistole adagiate su un elegante panno verde immortalate da un fotografo professionista. Quando nella nostra zona ha preso a imperversare una banda di rapinatori che svaligiava gli appartamenti e le villette, non era raro vederlo nel cortiletto davanti alla casa dei genitori a smontare e pulire minuziosamente la parti meccaniche della sua numerosa famiglia, i vicini lo osservano preoccupati mentre facevano giardinaggio o lavavano l’auto. Piero sa che le voci girano, gli albanesi che fanno gli appartamenti si guarderanno bene dal visitare il suo. Mi sembra di vederli tremare tutti, albanesi, serbi e croati saliti da Otranto o scesi dal Friuli, alcuni hanno stuprato suore e riempito le fosse comuni di donne, vecchi e bambini sventrati. Altri sono specializzati in sanguinose rapine a porta valori. Altri ancora tutti i loro averi molto spesso li indossano.

Li vedo tremare davanti ad una pistola modello Parabellum appena lucidata che luccica sotto la lampada al neon del salottino buono di Piero, fare una pozza di urina sulla moquette e chiedere perdono a mani giunte, alcuni pregano un Dio Cattolico, altri uno Ortodosso, alcuni si rivolgono ad Allah, tutti in ginocchio, a mani giunte o protese al cielo.

Sette pistole sette, sette pistole non bastano, sette pistole chiuse in cassaforte ingrassate e lucidate non bastano, Caputo canta rovente, la cassetta gira avanti indietro con l’auto-revers, chissà da quante ore.

Lo stabilirà la Scientifica con una certa approssimazione. Il Sostituto Procuratore col nome di donna ha voluto quelli bravi. Vengono da Parma, il TG 4 lo dice sempre che i più bravi sono quelli di Parma. E’ tutta mattina che fanno rilievi maniacali con i guantini bianchi di Funny Games, entrano ed escono dalla casa, hanno sacchettini di nylon trasparenti con una etichettina graffettata giudiziosamente. Contengono terra dei vasi delle piantine grasse, avanzi di cibo, bicchieri e piatti che erano nell’acquaio, ancora da lavare, capelli, peli di cazzo, brandelli di tessuto, la lametta che ha aperto il collo di Piero, lasciata sul cuscino di fianco al suo viso. Gli occhi paiono davvero

scoppiare in un’espressione incredula: non gli pare vero che chi gli sta aprendo il collo non è un extracomunitario. E adesso chi lo dice al TG4?

Il Sostituto Procuratore gradirà le sofisticate atmosfere di Caputo?

Probabilmente è una donna che ha ricevuto poco amore dagli uomini ed è rassegnata a dispensarne poco, è abituata a comandarli, in video viene bene, un taglio di capelli un po’ datato, nel TG serale ha un aspetto più sano rispetto a come appare in quello dell’una. Forse una lampada e un filo di trucco, ha le cartelle strette al petto e non esclude alcuna pista, scivola oltre i giornalisti eccitati.

Naturalmente non ce la vedo proprio a piantare le unghie nella schiena e dire cose tipo: ancora, più forte, sono la tua puttana. Mi sembra troppo sicura di sé, un difetto, mentre dice che non si esclude alcuna pista e che al momento non ci sono elementi, gli occhi sprizzano la determinazione di chi ha già capito tutto. Due ragazzi giovani accoppati in pochi giorni nello stesso paesone padano gemellato con un paesone scandinavo dal nome impronunciabile.

Il sostituto procuratore col nome di donna ha sentito quasi tutti i ragazzi del Bar di Piazza, in pratica buona parte dei coetanei. Anche Jusy. Naturalmente erano stati sentiti immediatamente i colleghi di ufficio, eravamo stati gli ultimi ad averlo visto vivo, la sera stessa si era svolta la cena di reparto.

E’ abbastanza fastidioso, lo ribadisco, e bisogna prendere una giornata di ferie e quando arriva a casa la busta verde con un sacco di bolli e timbri ci si sente già tutti un po’ colpevoli di qualcosa.

Naturalmente sono stato convocato anch’io, sono davvero sereno e rilassato, le domande iniziali sono così vaghe che mi perdo a pensare a Jusy, che è uscita in lacrime, quasi avesse confessato, poi penso a Franca piuttosto seccata che sbatte contro due sbirri e non chiede scusa, non ha preso ferie e comincia il turno del pomeriggio alle 13:30. Cerco di stare più concentrato perché mi rendo conto che il Sostituto col nome di donna ha preso ad infilar discorsi che conducono a spirale verso le sabbie mobili in un crescendo astuto che non mi sarei aspettato da una che accosta il beige-quasi-oro al grigio. L’amore per il suo lavoro la porta lontano dal gusto per il superfluo, da vicino è decisamente bruttina, la pelle macchiata. Potrebbe avere una figlia in prima superiore alla quale non parla mai del suo lavoro, divorziata, sicuramente. La adora, sono molto attaccate specie dopo che il marito ha levato le tende.

Io strizzo gli occhietti e mi copro di non saprei, ma sì come tutti, qualche canna da giovane, lavoravamo nello stesso ufficio, un ragazzo squisito tutto Gazzetta e Quattroruote (!!!), non ha mai litigato seriamente con qualcuno, nessun rancore, un tipo davvero solare, con la cordialità aperta del bolognese belloccio e superficiale, forse quasi banale, ma non è un delitto, anzi solitamente non ci si attira nessuna antipatia quando si è persone molto comuni, più che altro si tende a passare inosservati in caso di assenza, sì,insomma, si diventa piuttosto intercambiabili, ma non vedo proprio chi potrebbe odiare un tipo come Piero.

E questa storia delle armi?

Beh ci sentiamo tutti più cazzuti con un’arma da fuoco in mano… forse dovrei contenermi sull’analisi di Piero infatti il sostituto col nome di donna mi guarda strano piegando un po’ la testa di lato come fosse vittima di un fastidioso torcicollo o volesse squadrarmi da varie angolazioni. Poi mi dice che ha già nominato un perito per ricostruire la personalità della vittima e dell’assassino, io mi posso limitare ai fatti, anzi con me avrebbe finito, casomai dovessi iniziare anch’io un turno pomeridiano di lavoro. Sento i suoi occhiacci brown attaccati alla mia schiena, mi giro mentre stringo la maniglia della porta, mi sbagliavo, sta esaminando dei carteggi sulla scrivania, poi i nostri occhi si incontrano. Io faccio un sorrisetto idiota e ciao con la manina. Di Caputo neanche un accenno, nemmeno il ritornello del Garibaldi innamorato, un’opera minore del Maestro per il Festival dei Fiori. Stronza.

Mi piacerebbe incontrare la figlia.

ALE. VOGLIO QUALCOSA DI FORTE DA TE. ADESSO. QUALCOSA DI BELLO. O DI MOLTO BRUTTO. UN CALCIO NELLE PALLE O QUALCOSA DI TENERISSIMO.

ALE. TI AUGURO DI NON ASPETTARE MAI UN SMS CHE NON ARRIVA O DI SENTIRE UN TELEFONO CHE SUONA A VUOTO

JUSY. PATETICO. PROPRIO TU. AVEVO IL VIBRO ME L’ERO SCORDATO.COMUNQUE NON E’ SERA DEVO ANCORA LAVARMI MANGIARE E PREPARARMI

ALE. STO MALE JUSY. STO MALE DAVVERO. CHIAMA CAZZO.

JUSY. NON PENSAVO DI ARRIVARE A QUESTO PUNTO MA E’ MEGLIO CHE DIRADIAMO SMS E TELEFONATE.

ALE. …E COSA AVREI DA MESSAGGIARE? HO FINITO PENSIERI LACRIME PAROLE

JUSY. SE VOLEVI FARMI SENTIRE UNA MERDA CI SEI RIUSCITO GRAZIE. ADESSO

STOP.