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Factory Fattori | 18 Gennaio 2020

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Alienazioni padane #8

Alienazioni padane #8
Saverio Fattori

fida

Carlo… Carlo che esce a cena con i colleghi del Consorzio, quelli sposati o rincoglioniti che poi usciti dal ristorante-pizzeria si fermano a dire due ovvietà a motore dell’auto acceso per poi prendere la via di casa derisi e compianti dagli altri, gli svegli, quelli dotati di vitalità posticcia, tenuti in vita da flebo di presenzialismo ottuso, quelli che elencano locali da raggiungere.

Portiere che sbattono, telefonini che si illuminano, teste ingellate che sporgono da finestrini abbassati. Prima della Disco pare sia d’obbligo raggiungere un bar del paese per unirsi ad altri figuri dai buffi soprannomi urlati nella notte, di sicuro tipi simpatici che fanno casino, che telefonano per prenotare tavolini e vomitano consumazioni nei cessi. aperitivo-a-milano-moscow-mule-bar

Carlo è sprofondato nel sedile dietro di una Volvo Station a messaggiare assorto.

Si è preso il venerdì libero e se ne è già pentito, tutti a dirgli da quanto tempo non ti facevi sentire, il coglione a fianco gli spinge un tasto del telefonino e la luce verde si fa via via più fioca fino a spegnersi, Carlo non se la prende a cerca di fare battute che però non escono abbastanza cattive e non fanno audience.

Carlo di bello ha una cosa. Jusy. Erano troppo giovani e fessi perché Jusy potesse accorgersi del coglione che si stava incollando alla gonna di jeans, oggi erano rimasti mamma e papà ad apprezzare quel ragazzo, la sua bontà e la sua serietà.

La Rebby aveva procurato un film porno genere Gang Bang, decine di uomini che penetravano a turno la stessa donna e i dubbi di Jusy erano aumentati confusi e mimetizzati sotto piramidi di MADDAICHESCHIFO. gang-bang-theory_o_1738493

La Rebby le aveva raccontato che andava a scopare con uno studente pugliese che la portava lungo l’argine del Reno, subito fuori Bologna, un posto pieno di vegetazione disordinata e di guardoni che si aggiravano attorno alla macchina col cazzo fuori e senza intenti violenti. Pance e cazzi gonfi non al massimo dell’erezione, volti vecchi scavati e perdenti, alla Rebby passavano davanti agli occhi anche la notte nel letto sudato.

Una sera il pugliese le aveva chiesto se le andava di fare un pompino a un cinquantenne con gli occhiali da vista telaio anni settanta che si aggirava a pochi metri dall’auto goffamente semi nascosto da canne di bambù ingiallite. La Rebby se ne era uscita con un MASEISCEMO offeso e risentito poi non ci aveva dormito la notte e si era masturbata davanti allo specchio della camera a luce accesa. La madre che aveva visto la luce accesa le aveva chiesto se stava bene beccandosi in pieno un FATTIICAZZITUOI rabbioso.

E pensare che il pugliese aveva aspettato quasi un mese prima di provarci con la Rebby, un mese di filosofie orientali e masturbazioni intellettuali prima di gettare la maschera e proporsi come devastato deviato sessuale. La Rebby era confusa che forse voleva dire innamorata.

Il pugliese non si era più fatto sentire, aveva detto la Rebby. Di lui era rimasta una cistite batterica con perdite di sangue.

In un SMS si era preso disturbo di informarla del nome del piccino, Ureaplasma urealyticum e dell’antibiotico da farsi prescrivere dal medico, Bassado. L’aveva anche informata che il cazzo gli bruciava in punta, visto al microscopio il mostricino aveva un aspetto bizzarro ma gradevole.

staphylococcus

Jusy era rimasta in casa con i genitori, non aveva voglia di programmi idioti e commedie americane

chiusa in camera a piangere e a menare cazzotti all’orsacchiotto marron di media grandezza regalatole a otto anni. Non era più tempo di fidanzati e orsacchiotti né tanto meno di fidanzati-orsacchiotti.

La stavo massacrando di SMS.

ALE. PICCOLA IMPERTINENTE HO IL CAZZO GONFIO PIENO DI VENE TI PRENDEREI DA DIETRO CON DEI CAZZOTTI NEI RENI (PARDON MI E’ USCITO IL MANIACO E’ LA SUA ½ ORA D’ARIA)

Jusy aveva chiamato la Rebby che aveva il telefonino acceso e non rispondeva, la stronza, proprio stasera che si sarebbe fatta sbattere da due nordafricani, le polaroid poi le avrebbe mandate in busta chiusa al fidanzato, orsacchiotto che ormai piaceva solo ai parenti… e la Rebby continuava a non rispondere. Bastarda. Aveva svuotato cassetti, stracciato foto di vacanze estive, Madonna di Campiglio, Punta Ala, Kenia, Forte dei Marmi, Carlo e lei, poi lei da sola, poi Carlo da solo, poi una coppia di Ravenna con cui avevano subito socializzato all’aeroporto di Nairobi, avendo in comune solo la regione, poi una famiglia irlandese mamma larga di fianchi, papà con pipa, due marmocchi ingrugniti e lentigginosi, ricordo di un Bed and Breakfast del ’97. I poster di Cioè, cantanti new dandy dalle zazzere improbabili e i lineamenti femminili, non li ha mai cacciati via, chissà poi perché, cantautori italiani, Banana Republic in musicassetta originale vola dalla finestra, Festivalbar, Dance 80 Volume2, ‘fanculo, ‘fanculo,merda. Jusy ha gli occhi lucidi, il nero che le cola, dei graffi rosa lungo il collo, le labbra rosa esangui, mordicchia pellicine. La notte fuori dalla finestra è ferma non sente i suoi lamenti. Se la smette di piagnucolare le rimane una maschera da puttana, col trucco che le cola, le ciocche di capelli che mollano dal concio secondo un ordine splendido nella sua imperfezione. E’ una gran faccia da pompinara quella che vede riflessa nello specchio; la confonde questa consapevolezza, non è certa che le appartenga, ma la tira su di morale asciugandole le lacrime.