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Factory Fattori | 8 Dicembre 2019

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MIDNIGHT COWBOY

MIDNIGHT COWBOY
Saverio Fattori

 

Vagai tutta la notte per le strade di una città mutata, irriconoscibile. Ero stordito, come in giostra. Bologna aveva ancora le sue luci e le sue promesse, ammiccava, ma io mi scansavo tutto e tutti, impaurito, allucinato, le persone in giro erano mostri, le insegne al neon fuochi quasi spenti di un accampamento indiano raso al suolo. Ero Jon Voight in Midnight Cowboy nella fase del disincanto, non ero più il bovaro forte col suo cappello e gli stivali sceso in città dalla campagna gravido di attese. Il ragazzone che può avere tutte le donne che desidera. Perché ne vuole solo una. Chiudete queste pagine, e provate a immaginarvi la scena con sotto Everybody il talking at me. Sono Jon Voight ma con la tubercolosi di Dustin Hoffman inglobato in unico personaggio.

Quella notte fui accerchiato da un gruppo di punkabbestia, una ragazza stava pisciando tra due cassonetti, il torrentello mi era arrivato sulle scarpe, io non ebbi reazioni, nemmeno volsi lo sguardo, altri pensieri mi intasavano il cervello. L’incrocio tra via delle Belle Arti e via Mascarella era deserto, dovevano essere almeno le tre di notte, la ragazza prese a urlare, Frocio, frocetto, non hai mai visto una fica, doveva essere una tattica studiata, avevano individuato una creatura indebolita, una preda facile. Dissi che avevo problemi, altri problemi, chiesi di lasciarmi perdere, ma loro insistevano, un’altra donna mi si fece incontro, Mamma ti ha dato la paghetta? Lo spettacolo va pagato. Hai visto la fica della mia amica, costa cara, costa tutto quello che hai in tasca. Quando un ragazzo magro e poco più alto di me mi mise la mano nella tasca persi la testa. Ho le ossa piccole, ma la muscolatura ipertrofica, a una prima occhiata nessuno se ne accorge, non avevo mai fatto a botte in vita mia, pensai fosse il momento giusto della vita mia per sverginarmi. Se non ti sei mai battuto non ti conosci, lo dice Brad Pitt a Edward Norton in Fight club

Partì con una sventola larga, troppo larga e troppo fuori bersaglio, girai su me stesso e mi presi un calcio nel culoda un altro uomo più robusto e più ubriaco, seguirono risate stridule delle femmine, odore di piscio e birra. Bello finire al pronto soccorso con le ossa rotte, avresti avuto anche questo sulla coscienza. Ebbi una reazione che stupì prima me, mi concentrai sul piccoletto, senza badare agli altri, me lo cavarono da sotto le mani che aveva la faccia gonfia, feci tutto in pochi secondi, avevo le nocche insanguinate. Con mia sorpresa scapparono tutti e quattro. Non credevo a quello che era successo. Bello non avere nulla da perdere. Bella la disperazione. Iniziai a ridere da solo appoggiato a una colonna sotto ai portici.  Spuntò il buttafuori della discoteca di fronte al cinema che prima si era fatto invisibile. Mi vide sghignazzare. Poi mi vide piangere. Se ne andò pieno di tic nervosi, era come se il mento volesse unirsi al deltoide passando per il trapezio.

La notte non era finita. Era l’ultima notte prima della fine del mondo. E lo sapevo. La fine del mondo era già cominciata. Davanti alla discoteca di via Mascarella incontrai un ex operaio della mia azienda che ora faceva il tassista di notte. Mi abbracciò che ancora le lacrime non si erano asciugate, gli sporcai la camicia, avevo anche il viso sporco di polvere, sembrava trucco sfatto. Non mi chiese conto del mio stato, era troppo eccitato. Era più massiccio e muscoloso di come lo ricordavo, la vita notturna è dura, doveva sembrare più minaccioso, attrezzarsi. Non era affatto sorpreso di vedermi, non mi fece domande, parve commosso per ragioni indefinite, dovevo ricordargli un’altra vita più tranquilla ma noiosa. Aveva un sacco di cose da raccontarmi, io volevo raccontargli di te, di quanto sei puttana, ma lui continuava a tirare su col naso come se avesse il raffreddore e non ascoltava le mie parole, mi interrompeva di continuo, riconobbi i sintomi e ne fui dispiaciuto. Stava aspettando due camorristi che erano saliti nell’appartamento di due trans brasiliani. Non capii se per affari o per sesso. Forse per tutte e due i motivi, Taxi driver si mangiava le parole. Mi disse di non farne parola con nessuno, tirava su di continuo con il naso, si grattava lo scroto, anche volendo non avrei saputo a chi raccontarlo.

I punkabbestia erano spariti e tu non rispondevi più ai miei sms e alle mie chiamate. I suoi aneddoti rendevano nana la mia tragedia, poco appetibile, lui la notte prima aveva fatto a coltellate con due magrebini. Faceva da attendente e guardia del corpo a vip e a malavitosi arrivati in città, lo affittavano a un sacco di soldi ma lo esponevano a ogni sorta di rischio. Poi un flash di genio. Caduti dalla bici occorre risalirci subito. Persa una puttana, Taxi driver poteva indicarmene varie, donne oneste che giocavano a carte scoperte. Il sesso puro avrebbe potuto salvarmi? Sarei riuscito ad avere una erezione decente in quello stato d’animo? Stavo per chiedergli un numero di telefono e un indirizzo buoni quando le luci della scala del caseggiato si illuminarono. Taxi driver mi invitò ad allontanarmi, nemmeno mi salutò e salì in macchina. Vidi i due tipi bestemmiare in un dialetto meridionale misto, una specie di grammelot che risultava comico, il mio amico si scusò di qualcosa, era servile e impaurito, nella manovra toccò l’auto parcheggiata dietro, partì un antifurto, e partì tirano la marcia lunga, le teste e le mani alle sue spalle si agitavano, parevano burattini. Mi venne voglia di tornare a piangere. Per vari motivi. Tutti validi.