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Factory Fattori | 9 Dicembre 2019

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Alienazioni padane #19

Alienazioni padane #19
Saverio Fattori

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Jusy oggi l’ho seguita dal bancomat del Credito, m’era sembrato fosse lei, l’adrenalina mi ha avvertito salendo sgarbata dal basso ventre. Dal Credito alla farmacia, verso la zona adibita a integratori, erboristeria, omeopatia e puttanate in genere, dalla farmacia alla cartoleria per acquistare delle larghe buste a colori tenui di carta riciclata. Sembra incuriosita da un puzzle raffigurante un castello della Loira di buoni millecinquecento pezzi. Si rigira la scatola tra le mani, per fortuna la rimette sullo scaffale col musetto dispiaciuto del vorrei ma non posso specialmente adesso che ha perso il lavoro alla profumeria… Sono preso dal disgusto, Piero… i suoi puzzle completati incorniciati alle pareti, un bosco dolomitico: verdi, verdoni, verdini, verde marcio, marrone muffa, marrone diarrea, marroncino putrefatto, duemila-duemilacinquecento tasselli disgraziatamente uguali a un occhio distratto si fondono in un’armonia disarmante nelle mani di un coglione disposto a sputtanarsi, spaccandosi gli occhi, tre, quattro ore tutte le sere per un periodo non inferiore al mese. Un secondo puzzle ritraeva Piero e la sua ex storica sezionati in almeno mille tasselli.

Quale migliore occasione della rottura del fidanzamento storico sarebbe potuta essere presa a pretesto per disperdere definitivamente quei mesti sorrisi in uno scatto d’ira disgregante.

Invece il quadro troneggiava inutile nella camera da letto a fianco di un poster di un’Harley Davidson accessoriata per non meno di cinquanta milioni. Al vecchio seduto sopra con la barba bianca e i tatuaggi neri non avresti dato cento lire se lo avessi visto per il marciapiedi del centro seduto per terra con un piattino davanti, lui sorride e almeno due denti d’oro luccicano al sole. Ride al culo di una sosia di Pamela Anderson. Ha tette che paiono scoppiare in rivoli di sperma.

Jusy sposta leggera la sua terza sotto i portici della via principale, conosce e saluta gran parte delle persone che le scorrono attorno, inutilmente intercambiabili, qualcuno la saluta strombazzando di clacson, lei finge di riconoscerli e agita la manina. Le vado a sbattere praticamente contro, altrimenti mi avrebbe ignorato, la troietta.

Ciao Jusy.

Maddai Ale…. che piacere.

Si… immagino…

No davvero, come stai?

‘na favola Jusy, probabilmente non ti fotte un cazzo di come sto.

… come siamo ruvidoni…. scusa Ale, vado di fretta.

E vai vai stronzetta… vai in fondo a un canale tagliata a pezzi.

Era già scivolata oltre, forse non aveva sentito l’ultima frase, forse non aveva voluto sentirla magari canticchiandole sopra una canzoncina dance da prime dieci in hit parade, cantata da qualche troia mulatta. Forse non l’ho nemmeno detta o l’ho detta in faccia a una donna sulla cinquantina che usciva dal fruttivendolo con i cardi e i carciofi che le fiorivano dalle sportine di plastica. O l’ho stampata dritta a un carabiniere della locale stazione della Benemerita, che riferirà in caserma ai superiori o distribuirà le fotocopie della schedina giocata in società ai colleghi. Questi invece di rompere il culo a mezzo paese per scavare nella merda della padania grassa e operosa gravida di bifamiliari, invece di imbottire i ragazzotti davanti al bar sotto aperitivo di domande scivolose sui loro rapporti con i due morticini… beh, questi non sapevano dove mettere la tripla.

Tanto poi le triple vanno sempre in una partita di C, in una delle due bifamiliari ci vivono i suoceri della sposina che hanno sempre qualcosa da dire sulla educazione dei figli e sulla conduzione della casa in generale. I morti poi diligentemente smettono di abitare le nostre menti.

Dovevano costruire una grandiosa ed efficiente nuova sede per la locale compagnia della Benemerita Arma, poi il progetto si era piantato e la costruzione, per altro terminata in angosciante ritardo, aveva dato vita a una specie di casbah, appartamenti di centoventi metri quadri in un area chiusa con un tetto che consente l’eventuale atterraggio di un elicottero. Da quanto ne so nessuno dei condomini ne possiede uno. Jusy con i genitori abita in uno di questi sgraziati ambienti pensati per uffici e celle di sicurezza, per il resto la quasi totalità degli altri appartamenti è stata acquistata da carabinieri baffuti di idee destrorse e famiglia tipo. I figli adolescenti il sabato mattina svegliano i vicini collaudando le nuove casse acustiche dell’hi fi car, imboscano la marijuana dietro i pochi libri sulla mensola della cameretta salendo in piedi sul letto. Nella camera accanto il baffuto genitore vorrebbe uno stipendio di quattro milioni al mese e rimpiange di non essere stato impiegato durante i giorni del G8 di Genova. Avrebbe fatto sentire lui il manganello a quegli stronzetti dei no-global e così dicendo si strizza il cazzo nei jeans elasticizzati neri. La moglie tiene basso lo sguardo verso i piatti schiumati, sale vapore di limone chimico dall’acquaio, il grembiule buttato sui fianchi sgraziati, non commenta. Pensa alla faccia disperata del marito quando nei mesi estivi si allunga col collo sopra la siepe a scorgere la Jusy che prende il sole, prova solo pena per lui e un sottile rancore, è sfiorita sotto le mani ruvide di quell’uomo. Per lui l’atto sessuale era stato sempre e solo espressione di violenza e di sottomissione da esercitare sulla donna…. e poi quel DIMMELO CHE HO UN BEL CAZZO, TI PIACE EDDAI DIMMELO CHE TI PIACE SUCA SUCALO… col sesso coccolone non gli veniva duro.

Dopo la nascita del primo figlio questa violenza verbale la umiliava e le faceva inumidire gli occhi di rabbia muta. EDDAI CHE SENTE NICOLA E FA PIANO… L’aveva chiamato Nicola per un voto al Santo protettore di tutti gl infanti. Se fosse riuscita a maritare quel giovane ambito da tutte le ragazze di Rodi Garganico avrebbe messo nome Nicola al primogenito. Bell’acquisto, ma allora si comprava senza nemmeno sfogliare il depliant illustrativo. A quarantacinque anni non era del tutto certa di aver mai avuto un orgasmo: per quanto ne aveva dedotto da articoli su settimanali femminili, era davvero improbabile, anche perché gl’impeti sessuali del marito quasi mai erano andati oltre al quarto d’ora.

Aveva pena anche di quei goffi approcci del marito alla figlia dei vicini, discorsi sgarbati e spigolosi o troppo cortesi e fuori posto, in divisa, quando usciva per l’inizio del turno di servizio, poi ripassava sull’Alfa scura scritta di bianco, col collega seduto a fianco a far battute anche su Carlo che entrava dal cancelletto con l’espressione di uno zampone di Modena precotto, quello delle ceste natalizie, quello con i polifosfati.

 

No, non poteva scoparla completamente, quel ragazzino non poteva scoparla come si deve… minchia signor tenente, le fortune della gente… si concentrava il baffuto, tenendo aperta la finestra del bagno sperando che un refolo di vento gli portasse un gemito della Jusy sotto il torchio della carne precotta di Carlo. Al baffuto toccava stimolarsi con riviste Omosex, Transex, Fetish, Bondage che andava a ritirare alla posta comunale sigillati in anonima carta da pacchi tirata da spago o nastro adesivo largo brown.

Naturalmente Nicola aveva già trovato il nascondiglio delle riviste nello scaffale in alto del garage badando bene a non scompigliare l’ordine cronologico dei numeri e soprattutto a non incollare le pagine col Vinavil organico. Non si fidava di Internet, da bravo sbirro non si fidava del presunto anonimato nel mare aperto della rete. Le istituzioni non si sarebbero mai rassegnate a non avere sotto controllo un simile flusso di comunicazioni, era il suo istinto da animale-sbirro-addestrato a fargli storcere il naso.

Quando poi arrivava la Rebby scavallando lo Scarabeo fuori dal cancello, occhiali a goccia-salopette Diesel-sotto nulla, colli in torsione estrema e BOTTANA labiali stampati a pesce dietro i vetri dell’Alfa facevano più pesante e insopportabile la cappa dell’agosto padano. La consapevolezza del potere clitorideo della Rebby doveva essere davvero insopportabile per lo sbirro.

Non so un cazzo del fascicolo del sostituto col nome di donna, ma almeno un capoverso sarebbe da dedicare a questo stronzo, il vicino della Cocchi Jusy , amica intima di Franzoni Rebecca, deceduta in circostanze tragiche il 20 giugno ultimo scorso. Questo scopa la moglie da dietro con i polsi bloccati dietro la schiena che per poco li rompe, la finestra aperta, la finestra che da sulla camera da letto della Jusy. Tiene il collo girato a scavalcare la siepe, sotto potrebbe avere una donna come un groviglio di pneumatici lisi, non può vedere gli occhi rossi della moglie, comunque l’umiliazione dura pochi minuti e il medico di famiglia non lesina ricettine di Roipnol. Questi, alleandosi con la Vecchia Romagna etichetta nera alleviano le pene e le umiliazioni delle casalinghe.

Nel n.48 della rivista LA COPPIA MODERNA datata 28 Novembre 2001 alla pagina 48 sotto una foto piuttosto eloquente si legge:

Maschio dotato come da foto, resistente, cerca donne maggiorate, calde, troione, amanti turpiloquio ed esibizionismo raffinato. Gradite signore che mi vogliono spompinare davanti al marito. Indispensabili foto e telefono.

Patente auto numero2135562-Fermo posta Stazione centrale Ferrara.

coppia

Alla foto originale doveva essere stato applicato un piccolo adesivo tondo sulla parte alta del viso, all’inizio dei baffoni, giusto a coprire gli occhi, in basso troneggiava un corpaccio ingombrante e villoso e un cordone stretto in pugno che doveva essere servito per azionare lo scatto della macchina fotografica. Alle spalle era visibile una lampada, un parallelepipedo in tela beige sopravvissuto testardamente agli anni settanta e, incredibile, un quadretto a tema religioso raffigurante la Sacra Famiglia con al centro una colomba bianca, niente di dissacrante, una semplice distrazione.

Avevo mandato il ritaglio della rivista in busta chiusa e anonima al magistrato col nome di donna, facendo cortesemente notare con quattro parole in formato RTF la somiglianza del soggetto della foto col carubba vicino di Jusy, inequivocabile nonostante la goffa contraffazione della foto.

Non so davvero come questo potesse avere a che fare con l’indagine in corso, forse era solo un incoraggiamento ad iniziare a sbadilare la merda nascosta dietro i parchetti delle casette a schiera. Forse era un incoraggiamento al sostituto col nome di donna ad incontrare un vero maschio meridionale di mezz’età , che l’avrebbe scopata (poco) con turpiloquio (feroce).