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Factory Fattori | 18 Dic 2018

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Alienazioni padane #20

Alienazioni padane #20
Saverio Fattori

La Rebby aveva conosciuto un tipo di Milano, uno che faceva un lavoro importante, boh, non ricordo di preciso… ah sì forse aveva a che fare con la tele, sì probabilmente lavorava a Mediaset. Adesso ricordo… il tipo aveva studiato a Bologna, diplomato al DAMS… era sbocciato con una tesi su Beautiful e tutti l’avevano preso per il culo… quelli che facevano le tesi sul teatro di ricerca… o sui cantautori italiani… la scuola genovese… poi lui l’aveva messo in culo a tutti, otto milioni al mese, auto aziendale… Maldini amico di famiglia… coca davvero buona, coca vera, non anfetamina che ti serra le mascelle e ti tiene imprigionata una rabbia muta impotente… niente cattivi pensieri… coca leggera come una nuvola che ti ossigena per una ventina di minuti poi ti lascia con la voglia discreta di un’altra righina. La fichetta della Rebby l’aveva fatto scendere a Milano, quella Marittima… il bianco cristallino del sacchettino su un tavolo di noce tondo… un’accattivante scazzottata con l’abbronzatura perfetta di collo, viso e avambracci emergenti dalla Ralph Lauren, peluria biondiccia, sopracciglia sottili, baffetti da trafficante sudamericano protetto dall’FBI.

Gli occhi ghiaccio disperati di un husky a latitudini sbagliate.

La Rebby aveva combinato i suoi casini soliti, confusa da una avidità di vita commovente facendo convergere a M.M. oltre al milanese, anche una compagnia di ravennati aizzati dalla sua lisca di pesce bruna che separa le gambe come un punto interrogativo. Un paio di questi vi aveva già messo il naso, ma non per questo la quotazione era in ribasso. Gli sbarbi la chiamavano la “strega” riconoscendole misteriose doti ammaliatrici.

Per le amiche (ma che amiche poi…) invidiose era solo “UNA FICA CON I MANINI”.

M.M. come ogni estate era un delirio di culi tonici, pance abbronzate, capelli fini di seta, teste fantasticamente vuote.

Voglio un pensiero superficiale

che renda la pelle splendida

Afterhours

CONSIGLI E INCIDENTI. OTTO.

In quei giorni, siamo nei primi anni ’90, erano davvero cazzi per chi avesse voluto procacciarsi femmine in certi locali à la page del riccionese, specie quelli su per la collina. Meglio sarebbe stato arrangiarsi più umilmente in certi locali dell’entroterra, locali di ripiego della bassa nebbiosa e grassa, lontani da eccessi e trasgressioni tra operaie e shampiste che più facilmente avrebbero dato udienza risolvendo la serata. Ma tant’è si era giovani e fessi tutti pieni di tic e le corna ce le si voleva sbattere da soli su per la collina contro i fatti della vita e si era intransigenti, per nulla disposti ad ascoltare i fatti della vita da chi ce li voleva spiegare in quanto più vecchio e informato dei fatti. ANS CEVA BRISA AL PITER PAN, ANS CEVA BRISA ( non si chiava al Peter Pan, non si chiava).

Il nuovo millennio avrebbe poi salutato l’ascesa di Milano Marittima e del suo Pineta De Lux sede permanente di calciatori mascellati lobotomizzati e indivanati contornati e riveriti da impiegati di medio livello e medio tasso alcolico (stipendio mensile sui due milioni e mezzo) e commercialisti (movimento di denaro di oltre ottocento milioni l’anno e clienti insolventi). Milano Marittima aveva prevalso su Riccione con trasgressioni perfettamente biodegradabili: quasi totale assenza di sesso (gay e lesbo) e di droghe (fumo, marijuana, cocaina, eroina, psicofarmaci, extasi e nuove droghe in genere). L’euforia del calciatore era comunque assicurata dalla presenza di poche troiette bendisposte più alla foto su orride riviste che alla fellatio e al sesso anale. L’euforia dell’impiegato e del commercialista era assicurata dal long drink della consumazione più altre due bevute in bar dislocati strategicamente sulla Statale Adriatica o in altri locali di Milano Marittima stessa + putan-trans-tour sempre lungo la Statale con immancabile richiesta alla disgraziata/o di turno di prestazione multipla (cioè con due o tre ragionieri, commercialisti, minidotati contemporaneamente) ripartendo poi in sgommata e risata alla risposta affermativa. Vent’anni dopo “Mamma guarda come mi diverto” aveva vinto a Milano Marittima alla faccia delle puttane del Camerun.

Di Ivana Pozzi Fugazza-Milano Marittima Luglio 2001 Novella 2000

Chi l’avrebbe mai detto: dopo l’estenuante tiramolla tra Inter e Juve (terminato sul filo di lana uno a zero a favore dei neroazzurri) Bobo Vieri ritrova una deliziosa amica. Nello stesso locale di due anni fa e sempre nella notte del suo compleanno.

Vaina Continuati allora era un po’ più in carne. Oggi, sebbene sia magra come un’acciuga, sembra aver ridestato le stesse emozioni nel cuore del centravanti (mollato pochi giorni fa dalla velina mora, Elisabetta Canalis) proprio come se il tempo non fosse passato. Stessa spiaggia stesso mare, stessa discoteca. Tra un’esibizione (di lei) sul cubo e una romantica gita in auto i due perfezionano la loro relazione. Così per dirla alla Woody Allen., provaci ancora Bobo!.