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Factory Fattori | 11 Dicembre 2019

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Alienazioni padane #21

Alienazioni padane #21
Saverio Fattori

CONSIGLI E INCIDENTI. NOVE

Molti reduci dalle discoteche di punta del nord Italia negli anni ottanta (Baia degli Angeli, Chicago Disco, Typoon, Mecca, Cosmic) non avrebbero evitato accartocciamenti per overdose in giardinetti di periferia e bagni pubblici, molti sarebbero stati rincorsi da sieropositività vendicative, annientati dall’AZT o dal Maurizio Costanzo Show, altri ancora si sarebbero definitivamente intronati e canonizzati nelle comunità di recupero.

I più fortunati avrebbero comunque occupato posizioni di scarso rilievo nella società, anche a causa della scarsa scolarizzazione entrando in fabbriche, officine meccaniche o in cooperative di autotrasporto e facchinaggio. I soggetti irreversibilmente refrattari ad ogni forma di potere coercitivo avrebbero optato per banchetti di mercato nel settore abbigliamento o chincaglieria etnica. Le droghe di tipo sedativo da loro adottate, eroina in primis, avevano ovattato il loro cervello imbottigliandone i pensieri impermeabilizzati dallo scontato quotidiano di genitori, professori e coetanei meno reattivi.

Il Pineta de Luxe di Milano Marittima non avrebbe fatto morti e feriti. Solo abbonati alle pay TV.

La Rebby… la Rebby aveva davvero qualcosa in più, una fica maschia con una voce roca e atteggiamenti decadenti, una terza miracolosa sopra una pancia piatta. Con l’ultimo convivente aveva passato mesi svaccata dal divano in salotto al letto della camera, tele, patatine e crema di whisky… dita umide e salate esplorano le mutandine, poi il comodino con le paglie e l’accendino poi il sacchetto alla ricerca di una sorpresina che la riportasse alle elementari. Era finita a cazzotti, urla e piatti in frantumi, lei non riusciva più nemmeno a recarsi al lavoro con regolarità sufficiente a mantenere il posto.

Tutti a chiedersi perché la Rebby si ficcasse in convivenze insostenibili, data la scarsa affidabilità della piccina… beh vabbé… il tipo di Milano era sceso per passare un week-end come unico proprietario della Rebby trovandosi inaspettatamente a gestire una disordinata situazione di multiproprietà.

… no adesso ricordo meglio… il tipo di quella volta era sì di Milano, ma non era il tipo di Mediaset, è davvero difficile orientarsi con le storiacce della Rebby… Carrera Cabrio, di lavoro ritoccava a computer le foto delle modelle per i books e le campagne pubblicitarie. Un lavoro inesistente inventato per rendersi interessante, la balla comunque era rafforzata da uno dei primi portatili che avessero mai visto e dalla conoscenza di alcune aliene oltre il metroottanta che abbracciava e baciava nei pressi dell’orecchio sinistro con grande naturalezza negli happy hour dei locali più à la page di M.M. La coca, sì quella c’era, forse meno buona, troppo chimica. Tratti mittelleuropei, l’abbronzatura tenue di chi si infastidisce a stare su una spiaggia come un coglione, davanti a un mare morto dove decine, centinaia, migliaia… miliardi di dementi sono impegnati in mille attività sportive per dimenticare l’afa e l’enorme fogna romagnola che non dà sollievo.

Passava i suoi pomeriggi in una villa di amici misteriosi nella parte vecchia e ombrosa di M.M., per scendere giù in spiaggia pigro e scoglionato nel tardo pomeriggio, la residua scorta di vitalità era subito smorzata da un primo negroni verso le 17.30 al bar del bagno Roma. Il secondo giorno la Rebby gli aveva passato improvvisamente un giro di lingua col piercing dietro l’orecchio promettendogli un giro molto simile ma più prolungato attorno al cazzo alla prima occasione favorevole. Lui aveva rovesciato metà negroni sulla sdraio della Rebby apparentemente infastidito dall’intraprendenza della piccina, inondando telefonino e Donna Moderna e tutti avevano chiuso con una risata liberatoria poi i più deficienti erano andati a fare una partita a beach volley, i più svegli una prima righina in cabina, così giusto per chiudersi lo stomaco per la cena, perdita di tempo trascurabile e inutile.

Nella serata il milanese era risultato disperso, irreperibile nei locali à la page di M.M., per lo sconforto della Rebby che era sparita con uno degli sbarbi di Ravenna, una nullità ventenne reduce da un anno di palestra sovralimentato da sostanze anabolizzanti (Primabolan e Monores) che gli avevano disseminato il viso e la parte alta della schiena di acne giallo-rossa. Una ripicca da bambina viziata, considerando il fatto che detestava scopare con ragazzotti anabolizzati poco resistenti che le sbrodolavano addosso quantità di sperma spropositate.

Il milanese in pareo e occhiali da moscone era sceso alla stessa ora il giorno dopo in compagnia di un nano sui quaranta in bermuda e camicia hawaiana. Un incubo di cattivo gusto. Ambedue si erano seduti sulla sdraio della Rebby senza chiedere permesso.

Il signorino ha in tasca un pagherò della signorina incauta che lo avvicinò… Appunto… per il pagherò… vorrei presentarle a tal proposito il mio commercialista… il cardinale monsignore Pier Giulio Frescobaldi della Rovere… signorina non si lasci trarre in inganno dall’abbigliamento.

Il nano si era calato i bermuda, la Rebby non aveva messo a fuoco immediatamente lo sbaglio della natura che aveva il mostriciattolo tra le gambe. E’ per l’appunto il qui presente COMMERCIALISTA, CARDINALE, MONSIGNORE, nonché amico personale, che si occupa in vece mia della pratica di cui si accennava giusto ieri. Quindi se volessimo procedere riprendendo il discorso di ieri… Monsignore è a sua completa disposizione. Io al mio seme ci tengo. Pensi che una prostituta russa è riuscita ad avere un figlio da un tennista miliardario tedesco. Ha travasato il risultato di una fellatio in una provetta precipitandosi in una clinica dove medici compiacenti hanno provveduto all’inseminazione artificiale. Sono tempi difficili signorina…

La Rebby era scappata in lacrime e il nano si era ricomposto un po’ divertito e un po’ deluso, poi i due si erano allontanati senza tradire altre emozioni con i negroni serrati in mano considerando la pratica chiusa e buttandosi verso il centro. Dopo un centinaio di metri il piccolo cardinale aveva scoperchiato il vistoso anello che portava all’indice portandoselo alla narice, ingobbendosi aveva aspirato quella coca un po’ troppo chimica che chiudeva lo stomaco, l’unica che dall’inizio della stagione aveva ammorbato la riviera, scendendo metteva angoscia e cattivi pensieri, tiravi un’altra riga per porre rimedio, ma la faccenda si complicava per il cervello. Gli sbarbi che di pensieri ne avevano pochi non riconoscevano la depressione, non sapevano dare un nome a quel fastidio e si accoltellavano, un po’ più giù sulla carta geografica, a Riccione, per uno sguardo tenuto sospeso troppi secondi oltre la soglia della sopportazione.