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Factory Fattori | 9 Dicembre 2019

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Alienazioni padane #23

Alienazioni padane #23
Saverio Fattori

Notte che appiccica di umido padano, che attacca canotte alla pelle, notte che parla una linguadialetto sbrigativa e bonacciona fuori dai bar a consumare riti di caffè e aperitivi che anticipano di poco i dovesiva e i cosasifa troppo adrenalinici o troppo rassegnati.

La Rebby non s’è vista, la Rebby è sparita, pare bazzichi Bologna, tipi balordi, spaccamarroni comunisti, coglioni che vanno ai FESTIVAL DI TEATRO DI RICERCA ai festival di musica sperimentale, festival di cortometraggi… spaccamarroni… coglioni di sicuro, froci anche… che cerca da loro la Rebby… dicono che studiano… che fanno cose… cazzo studiano???Danza??? Arte!!! Musica!?! Spettacolo!!!!!!

Ma checcazzo… a parlar son bravi, tutti con l’accento meridionale… o peggio, con nessun accento, pare che uno abbia passato per bene nella farina poi fritto la Rebby una notte intera, su e giù per un paese romagnolo appoggiato sulla retta della via Emilia e spostato di poco dal mare unto di Rimini, tutta la sera, dopo uno spettacolo teatrale che non si era capito un cazzo, meno che meno la Rebby, intendiamoci, poi tutta la notte a parlare fino a fingersi sorpresi e divertiti dall’arrivo della luce, senza neanche metterci un dito lì a scavalcare le mutandine… frociazzo… parlava di Fellini, di Tonino Guerra che abitava proprio lì nella piazza, di soggetti di cortometraggi, di uno stage di teatro con il Lemming di Rovigo.

Stimolante ti assicuro credimi diceva il coglioneabbattuta la barriera del palco, lo spettatore entra a far parte della rappresentazione… lo spettatore non vede l’Edipo… lo spettatore per una mezz’ora è Edipo stesso… un percorso per uno spettatore alla volta, bendato… che te ne pare.

La Rebby non ci aveva capito un cazzo, la Rebby aveva solo scopato bendata, così per gioco, con un over quaranta belloccio e fallito, ma faceva sìssì con la testa, le braccia incrociate all’altezza del seno mentre affrontava le ripide salite del paesino. E poi chi era Danio Manfredini? Perchè se tutti questi erano così bravi a fare le cose la televisione non li nominava mai?

Ma vaffanculo, ma si devono ancora sentire cazzate del genere…

Basta happy hour adriatici, la Rebby scorrazza per una via di Bologna acciottolata il cui nome qua in paese ricorda solo un carcere minorile pieno di zingari e spacciatori slavi e africani. Una via di drogati e sfigati, direbbero al bar di piazza. La gente seduta ai tavoloni fuori dai locali fa un gran casino e sembra sempre che parli di questioni di fondamentale importanza per la sopravvivenza del pianeta. Scritte sui muri… qualcuno accanto a un Cristo affrescato e protetto da un vetro, con un pennarello indelebile blu si è preso il disturbo…

Notte d’amore o è tragico imbroglio

Notte di sangue che segna i miei denti

Che cola da labbra dischiuse

Passione ottusa che solo devasta

Coi suoi malefici

A poche decine di centimetri una scritta a stampatello più robusta… BERLUSCONI BOIA E MAFIOSO.

Spesso sono pochi i centimetri di pelle che sfuggono a piercing e tatuaggi, alcuni cani neri di media taglia e di dubbia razza ingombrano marciapiedi e pensieri. Sembra che si divertano, nessuno si incazza mai, nemmeno per un vino traditore al metanolo in una bottiglia anonima senza etichette poggiata su un tavolone intagliato di cuori, nomi e date, da un oste ruvido… nessuno si incazza mai, nemmeno per una performance teatrale annunciata per le nove e trenta e che alle undici ancora non pare materializzarsi, anche solo per mezzo di un banchetto ingombro di programmi di sala dai contenuti deliranti e impenetrabili. Ragazze intabarrate intifada staccano biglietti SIAE o appongono timbri sul dorso della mano.

Nessuno tra gli spettatori fa il cittadino medio catodico indignato, nessuno caga l’orologio tutti si girano a salutare conoscenti e tutti continuano il flusso logorroico intriso di situazioni stimolanti e discorsi importanti su politiche devastanti e controculture laterali serpeggianti in caseggiati occupati.

Quasi tutti hanno amici che li ospitano in Toscana.

Non tutti appaiono devastati e trasandati. Alcuni vestono Helmut Lang e Fabrizio del Carlo, giacche sdrucite da mezzo milione e oltre, maglie stiracchiate e sghembe di Dries Van Noten , per lo più sono giornalisti e direttori di teatri, docenti universitari, aiuto registi e operatori culturali a vario titolo, hanno barbe rigorosamente due-tre giorni post-rasatura, pizzetti volutamente poco affilati, menti affusolati . Gesticolano molto, la luce degli occhi è sempre accesa, la pupilla dilatata anche se hanno smesso di fare uso di stupefacenti da almeno un paio di decenni. Alcuni hanno modi effeminati a dispetto della fisicità barbuta e solida.

Le ragazze della biglietteria ritagliata in un rettangolo di sottile cartongesso si ritirano… la parete di cartongesso viene tagliata lungo il perimetro fino ad essere rimossa… si ha così accesso alla sala della rappresentazione. La danzatrice ungherese racchiusa e ripiegata in pochi movimenti avari, incuranti di una nenia solfeggiata di archi e arpa. Ha capelli neri raccolti, seggiolini che scricchiolano, ha una veste nera, ricorda le nostre donne del sud, menti appoggiati a palmi che ondeggiano agli ordini di un gioco gomito-ginocchio-piede che denuncia noia quando non irritazione. Si è atteso, si è pagato e ora si aspetta solo che tutto finisca… l’occhio scivola lungo il braccio, scavalca il polsino, in un gesto abile scopre l’orologio nella speranza che sia passato almeno un quarto d’ora dall’ultima sbirciata. L’applauso è entusiasta in quanto liberatorio ma si affoga quando ci si rende conto che la danza continua… la pausa, voluta ma ugualmente inspiegabile. Sadismo. Un coup de théatre degno di un criminale nazista.

Ho scritto REBBY… CHE NE E’ STATO DI TE…CHE RESTERA’ DI NOI su un pieghevole del programma della stagione.