Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Factory Fattori | 11 Dicembre 2019

Scroll to top

Top

IL PASSO PIU’ LUNGO DELLA GAMBA

IL PASSO PIU’ LUNGO DELLA GAMBA
Saverio Fattori

Sono perfettamente cosciente di essere vecchio dentro, insomma di non digerire i cambiamenti che la nostra era Welness ci impone a calci nel culo. Mi alimento di preconcetti, preconcetti che contengono olio di palma, divento paranoico, penso sempre che gli altri siano più furbi di me, quasi invidioso, penso che gli altri mettano su un gran bel cinema con effetti speciali alla Kubrik mentre io sono al palo con il tearino delle ombre alimentate da candele.

Quindi quando sono incappato nel sito della “Camminata sportiva” i miei sensori sono come impazziti… cosa si insegna in un corso per “Istruttori nazionali di camminata veloce.”? Mi sono detto, ma la civiltà Occidentale è davvero arrivata a tanto? Qualcuno deve insegnarmi a correre piano o a camminare forte? Si perchè le due cose a mio parere enrano in conflitto, in osmosi, o si assomigliano molto. Abbiamo davvero bisogno di ricevere istruzioni su una cosa così naturale? Non sarà che si simulano complessità dietro attività molto semplici? Non sarà che si creano esigenze artificiali cercando fasce di mercato? Nel mondo del correre piano ( o camminare veloce) si sono riversate frotte di absolute beginner e vanno svezzati, uno sporco lavoro ma qualcuno… e poi difficile improvvisarsi istruttore di tuffi o ginnastica artistica, ma di camminata veloce, e poi gran danni non li puoi fare, meglio improvvisarsi dermatologi che chirurghi.

Pensavo di aver capito tutoo e su Facebook sono stato feroce:

“Istruttori nazionali di camminata veloce.” Ovvero inventati un lavoro“.

La cattiveria e il cinismo su Facebook sono ben ripagati, merce facile da spacciare, ho avuto consensi misurabili in 25 Mi piace semplici, cinque risate 🙂 e addirittura un <3 (cuore). Di una podista femmina tra l’altro il cuore… e quasi tutti i commenti mi davano ragione.

A: Sono d’accordo. ..

B: Non ho parole. Io voglio fare il professore di camminata sui marciapiedi.

Io: Però il concetto di “inventarsi “un mestiere è una cosa seria. Perché nessuno te ne dà uno. Poi vabbe

C: Lo ammiro. La mia è solo invidia

D: L’offerta crea la domanda…

E: O la disperazione?

F: Mi sto laureando in zoppo galletto

G: se poi ti dichiari istruttore di fast walking cucchi di più

Ma sono anni anni di nuove esigenze e altrettante incomprensioni, e come disse uno più sveglio di me, ogni volta che la gente è d’accordo con me provo la sensazione di avere torto, e comunque qualcuno aveva interrotto la catena di consensi, e dalla mia Emilia commentano duramente, e in inglese, meno male che c’è il “visualizza traduzione”:

Ridi quanto vuoi: vorrei assumere qualcuno per insegnare alla gente a camminare velocemente a Sassuolo in un lampo. Anche solo a camminare. Sacco di dilettanti.

Sono un po’ scosso. Accuso il colpo. Allora decido di indagare, di vincere la mia pigrizia, e interpello in privato Mario De Benedictis,

tecnico di valore, uno di cui mi fido, non solo perchè era nell’équipe di Alex Schwazer con Sandro Donati, non solo perchè allenava anche il fratello Giovanni,  unica medaglia olimpica in atletica ai Giochi Olimpici di Barcellona ’92, ma anche perchè ho sempre seguito il suo blog e mi pare una testa tra le più lucide dell’ambiente.

E allora mi si apre in baratro sotto i piedi, come una vertigine, e quei pupazzotti con le racchette e catarifrangenti ovunque che impazzano sulle ciclabili padane diventano persone vere. Mario mi dice che tutto questo invece ha senso perchè biomeccanicamente cammino e corsa sono cose ben diverse e che correre troppo piano non conviene, ma per camminare a velocità superiori ai 6 km/h bisogna essere padroni di una tecnica e dei principi biomeccanici che la regolano, quindi entrano in scena una fisiologia, e una pianificazione dell’allenamento. Insomma mi dice che la Scuola Italiana Camminata Sportiva nasce dalla necessità di fare, scientificamente, chiarezza dentro il “mare magnum” del fitness podistico in chiave walking, ed è per questo che vengono usati, traslandoli in modo funzionale, i contenuti scientifici della marcia atletica per insegnare una tecnica che permetta, al di fuori dei vincoli regolamentari della marcia atletica stessa, velocità significative dal punto di vista della salute. Ecco cosa mi dice Mario De Benedictis e poi mi invita vedermi su You Tube i video di Alessandro Pezzatini, uno che nell”84 marciava attaccato alle costole di Damilano e lo sgomento aumenta… dice che eravamo animali quadrupedi e che aiutarci con gli arti superiori, usare le braccia per aiutarci nell’incedere, di senso ne ha. Dice anche altro. Cercatevelo. Io vado a letto adesso.

Il mondo sta camminando troppo velocemente e mi sfugge di mano, è complicato e io sbaglio tutto. Corro a comprare rachette con rifiniture in giallo e uno scafandro arancione.

Articolo uscito sulla rivista Correre