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Factory Fattori | 26 Gennaio 2021

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LA COMETA SUL BUNGALOW

LA COMETA SUL BUNGALOW
Saverio Fattori

La favola nera del bambino nato nel campeggio comunale, in un bungalow dove aveva preso alloggio una famiglia di bulgari, nato la notte del 24 dicembre tra i latrati dei cani randagi e i canti deliranti delle streghe marxiste, esperte nell’aiutare la puerpera a sgravarsi, nato da una coppia di genitori esangui e dall’età indefinibile, nato in un inverno padano bianco di nebbia, gonfio di umidità, che non merita il lindore della neve, presente solo nella memoria e nelle foto non ancora digitali, inverno padano che merita solo le muffe e il debito d’ossigeno. Il campeggio era abbandonato, l’idea del turismo vallivo già sepolta, il cancello era aperto, reception incustodita, suppellettili sventrate e pareti imbrattate da scritte oscene, niente elettricità, niente acqua corrente, ma non gli doveva esser parso vero di aver trovato rifugio in una casetta prefabbricata a quella famiglia randagia. Sembrava che quel luogo tra la valle e il cimitero stesse aspettando loro, dalla notte dei tempi. Le badanti rimaste in paese erano arrivate in processione con candele e lumini rossi, avevano reso omaggio al loro Gesù Bambino Maledetto che avrebbe portato solo sventura. La donna aveva poi partorito quattro gemelli magri e mezzi storpi, quattro ranocchi di due chili scarsi sopravvissuti non si sa come, senza l’intervento di alcun dottore, affidati dai due genitori alle donnacce e alla loro ruvida sapienza. I canti delle donne dell’Est che salutavano i quattro Messia erano arrivati fino in paese, i miagolii penetrarono dagli infissi, furono presi per gorghi di vento, eppure l’aria era ferma da mesi. Nessuno colse l’oscuro presagio. Tutti erano chiusi nelle tane presi da programmi televisivi sfavillanti, dall’addobbo dell’albero e dall’allestimento del presepe cristiano. Fu la notte del miracolo della quadruplicazione di Gesù Bambino, notte che tutti ricordano in paese, in ogni casa si verificò questo inspiegabile avvenimento, altre tre statuine avevano affollato la culla del bambino originale dal quale si distinguevano solo dai tratti somatici del viso e dal colore della pelle. Un bambino nero, uno caffellatte, uno asiatico e uno pallido come un cencio. Da allora ogni Natale si ripete la moltiplicazione del bambinello, ma il segreto rimane chiuso in famiglia, ogni nucleo familiare pensa di essere l’unico depositario del mistero e nessuno ne parla pubblicamente per paura di essere tacciati di follia. I tre bambini foresti vengono eliminati in vari modi, chi li sbriciola a martellate, chi li butta a fiume, chi li abbandona in autostrada, nel caso di oggetti in plastica vengono fusi nel microonde o bruciati nel caminetto della tavernetta.

Certi mostriciattoli malconci, storpi, danneggiati e fusi in alcune parti, li si vede, o si crede di averli visti, nelle ore notturne, sulla pedonabile, nella zona P.E.E.P. Devono essere i bambinelli scampati. Ma nessuno ne parla.