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Factory Fattori | 8 Dicembre 2019

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Alienazioni padane #25

Alienazioni padane #25
Saverio Fattori

Carlo cambia i canali ma l’umore è lo stesso, ferite da dentro, da un cervello che arranca e non trova risposte, è l’istinto che sente del marcio e non sa dare un nome e una causa a un malore diffuso che parte da in cima al testone e arriva fin sotto ai piedoni e si ferma in mezzo a spingere alla bocca dello stomaco e dà contrazioni. E’ la valvola esofagea che dà disturbo, fa reflusso, non trattiene i succhi gastrici acidi della digestione che risalgono molesti dall’esofago fino al naso.

Jusy non risponde agli SMS. Jusy ha il telefonino spento. Poi le foto fatte a pezzetti. Le foto delle loro ferie, delle loro ferie insieme… i loro ricordi più belli… se ne era accorto per caso, due quadretti stropicciati di Forte dei Marmi scivolati sotto il letto… Jusy era diventata subito rossa e scorbutica e non aveva dato spiegazioni, Carlo era scivolato oltre, la valvola esofagea aveva fatto risalire di tutto…

Jusy non è più la stessa da quando è morta la Rebby. Jusy non è più stata la stessa da quando è diventata amica intima della Rebby. Povera Rebby. Se non si sbrigavano ad accopparla l’avrebbe fatto lui. Un clistere di anticrittogamici, idrato di calcio, solfato di rame, zolfo, sparati dritti in culo… o sepolta viva nel letamaio, fatta a pezzi e mischiata al pastone dei maiali…

La sera prima si era addormentato per l’ennesima volta davanti alla tele in casa di Jusy… nel loro divanone… aveva aperto gli occhi gonfi e pesti e aveva incrociato quelli di Jusy vispi e crudeli.

Jusy lo aveva accompagnato alla porta senza una parola che ancora barcollava di sonno.

Poverino… si era svegliato alle cinque e mezza e si era messo in strada verso una tenuta agricola di Spazzate Sassatelli… si era intrattenuto col fattore, due gran baffi tronfio di ASOINCOSAME’.

Gli aveva tirato fuori il vino buono, quello che producevano loro, quello fatto con l’uva… poi via lungo i filari di pere e di mele sul fuoristrada giapponese da centoventi milioni (leasing).

Basta, è tutta una rimessa, io metto tutto a valle, prendo i contributi della CEE e affitto le botti ai cacciatori… coltivo starne, fagiani e anatre avalcàzintalculatotquant (vi sodomizzo tutti).

Carlo aveva continuato a parlare dei trattamenti per le colture e si era limitato a sorridere timidamente, la sua voce era coperta dal vocione del baffone alternato ad almeno un paio di robuste scoregge e altrettanti rutti alcolici a stento coperti dal rombo del motore.

Alle quattro era già di ritorno ma anche i suoi genitori hanno della terra e trenta bovini da latte e altrettanti maiali… è tempo di concimazione e la campagna sa essere esigente, gli animali, come si sa, mangiano tutti i giorni. Aveva lavorato fin quasi alle otto nella stalla… poverino… la mamma gli aveva fatto i tortelli di ricotta col ragù tirati fuori dal congelatore, erano ancora buoni aveva detto Carlo con le guance piene mentre la mamma gli spettinava i capelli.

Alle 21.30 puntuale come una maledizione egizia aveva suonato il campanello della Jusy, alla contenuta botta adrenalinica del bacino sulla guancia era seguito un pauroso calo psicofisico… qualcosa di simile all’effetto di cento-centoventi gocce di Valium o di due Roipnol… era comunque riuscito a trascinarsi al videoregistratore per fargli ingerire il film d’azione americano che aveva sotto braccio… le tette dure della Jusy nulla potevano contro la narcolessia da rincoglionimento.

A pensarci mi sento morire mentre mi uccido di seghe e segno l’intonaco con le unghie e la stanza mi si stringe nel cervello.

Non ha bisogno di fidanzati addormentati davanti a un film con Jeremy Irons o Bruce Willis o Schwarzenegger o non si sa chi cazzo… dentro lo scatolotto un gran casino… esplosioni, carrozze della metro spezzate come grissini… fuori, sul suo divanone il coma poco vigile di Carlo… adesso vuole uno che la prenda per la nuca e che la spinga verso il suo cazzo e non la molli fin che non le è venuto sulle guance o direttamente in bocca … un cazzo gonfio e depilato. Con la Rebby avevano visitato su Internet il sito dei cazzi gonfi e depilati… ci sono giorni in cui piuttosto che il miele morto di Carlo andrebbero bene anche due schiaffi sulle tempie… tanto per spettinarla un po’, per farle inumidire gli occhietti belli e qualche offesa… ma si, un po’ di come si chiama… speaking-fucking… talking-fucking… boh… si sono la tua troia… e mi piace il tuo cazzo…

Uno che le lasci lividi sulle gambe e morsi sulla schiena… con le amiche del corso di acqua gym a ridere di quei segni con la bocca coperta dalla manina a conchiglietta. Con la Rebby avevano visitato anche siti Boundage e Fetish. Donne legate e deflorate in ogni cavità con ogni tipo di oggetto che potesse fare al caso… povera Rebby… che brutta fine… Forse Ale era un tipo così.

Il tipo giusto… boh… non saprebbe dire, neanche alla Rebby ispirava fiducia… e lei la sapeva lunga sui maschi… forse però aveva fatto male a troncare improvvisamente i contatti.

Forse lui aveva sofferto … per lei… c’era stata un’uscita, anche carina, poi lei aveva giocato un due di picche fermo e risoluto… sabato incontrandolo per le vie del paese le aveva fatto quasi paura… uno sguardo cattivo… la cattiveria che nasce solo da un dolore che brucia.

Cazzo vuol dire cattivo?… da piccola la nonna le diceva spesso che era una bimba cattiva… lei roteava il collo poi le metteva fuori la lingua e scappava in giardino. In quel gesto si era esaurita la sua carica trasgressiva.

Crescendo nessuno le aveva più detto che era una bimba cattiva… genitori, professori, amici… forse lì stava la fregatura di una vita di merda… nessuno aveva avuto mai nulla da eccepire sui suoi comportamenti, probabilmente nemmeno alle sue spalle. Le badilate di merda di maschiotti e fichette nel pub del paese eran quasi tutte per la Rebby… lei almeno se l’era goduta… ma se crepasse oggi… tirerebbe una riga sul nulla eterno. Colpa di Carlo? Non solo… anche Carlo è un buon ragazzo… buono a farle informicolare e seccare la fichetta durante i lunghi inverni-videocassetta. Ale si vede poco in paese. Ale è un tipo strano.

Cazzo vuole dire strano?… poco bar, poco calcio, niente coppe europee, spesso sparisce, amico di tutti… di nessuno… amigamig amig al caz… sa mai niente della Formula 1 o della Golf… parla di politica… qualcuno s’attacca poi lo mandano a cagare… sempre a fare l’impegnato con i suoi film italiani di merda di registi che nessuno caga… sì ha la morosa, è più matta di lui… forse avrebbe bisogno proprio di un tipo strano, uno che la faccia piangere poi ridere, un tenero maniaco… come diceva la Rebby del suo studente… lui la sapeva tenere stretta tutta la notte a mischiare lacrime dolci e sudore aspro a imprigionarle l’anima… oppure parcheggiava d’urgenza l’auto sotto un caseggiato popolare faceva uscire il cazzo dai jeans e le ordinava di succhiarglielo… le famiglie in balcone li prendevano a male parole i bambini venivano fatti rientrare e lei si dava un gran d’affare per farlo venire in fretta perché poi arrivavano gli sbirri chiamati dai condomini e chiedevano i documenti mentre lei si riabbottonava la camicetta e lui la patta dei jeans.

Fuori il rombo dell’auto di Carlo, i suoni elettronici dallo stereo, solo per tenerlo sveglio fino a casa, il motore è un diesel, ci sono le candalette poi bisogna tenerla un po’ a motore acceso prima di mettere la prima e sparire nell’universo, in qualche sistema solare periferico fuori dai coglioni.

Jusy stringe gli occhi e i pugni e si concentra perché avvenga davvero, come da bimba quando giocava alla streghetta e voleva far levitare i bambolotti e piegare le posate con la forza del pensiero. Stasera le rimane solo vuoto dentro e senso di oppressione alle tempie, merda.

Pensa alla Rebby. E piange ancora una volta.