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Factory Fattori | 9 Dicembre 2019

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RAPISWHAT?

RAPISWHAT?
Saverio Fattori

Antonino Rapisarda è un nome che viene citato spesso su Facebook, quando si vuole evocare qualcosa di lontano e leggendario, qualcosa di glorioso e irrealizzabile nel mediocre presente, un nome che rimane avvolto nel mistero e che ne fa mistica divina. È esistito davvero in un altro tempo un Allievo capace di correre 10 chilometri e ventinove metri nella Mezz’ora in pista? Quando qualcuno vuole dire che ha gareggiato in tempi favolosi, gravidi di talenti, quando emergere era complicato, ecco che Antonino Rapisarda riemerge dal passato, intangibile ma potente, come un corpo nuvoloso che mette paura, lui i diecimila li corse in 29’56, sempre quel giorno magico del maggio catanese del 1982, di passaggio, passò i venticinque giri e ci mise in aggiunta quei pochi metri, come fossero la coda di una stella cometa luminosissima. Lo si tira in ballo quel ragazzo di Sicilia classe ’65, quasi a giustificare il proprio parziale o totale insuccesso nella carriera atletica. E che potevo fare io, buon cavallino certo, ma che potevo fare se c’era gente come Antonino Rapisarda?

Rintracciarlo al presente non mi è stato concesso dagli Dei che lo nascondono, almeno, ad oggi, mentre scrivo queste righe, così che il mito possa rimanere inviolato. Google immagini lo ignora, non erano anni di foto. Di Antonio o Antonino Rapisarda su Facebook ce ne sono a centinaia, ho aperto innumerevoli profili per capire se qualcuno corrispondesse alla sua identità. Zero. E poi sono davvero troppi. Pare compaia solo a pagina 153 della Storia dell’atletica siciliana di Sergio Giuntini e Pino Clemente, un testo prezioso del 2012, prezioso in quanto questa regione ha dato tanto al nostro sport, sta di fatto che Rapisarda è presente con una foto e un trafiletto. Difficile reperire altre tracce.

Attraverso un incrocio di contatti su Facebook sono comunque riuscito a rintracciare uno dei suoi allenatori, Vito Riolo, il mistero non si è dipanato sul presente, nessun contatto, nessuna informazione sulla sua vita attuale, ma il ricordo di quei giorni è ancora fortissimo.

Vito, valente tecnico, allenò anche di Agata Balsamo, fortissima mezzofondista da 31’56 nei diecimila, lo descrive come un ragazzo timido, buono e gentile. Magro, di media statura, sembrava nello stile un corridore degli altipiani, busto un pò in avanti, ondeggiava, ma i piedi erano forti, le caviglie esplosive. Il cuore era fortissimo. Al telefono Vito mi racconta di uno dei primi allenementi, mette in programma tre mille, il primo viene 2’36, troppa irruenza, c’è da rimproverare l’ingenuità della giovinezza, ma Antonino allarga le braccia, dice Tranquillo, sto passeggiando, e in effetti gli altri due mille si confermano in 2’35 e 2’34. Sono momenti emozionanti anche per chi sta a bordo pista col cronometro in mano, un misto di gioia e preoccupazione, perchè capisci che quella pietra grezza è preziosa, vanno tolte le imputità e tagliata bene, ma non può andare persa. In quegli anni spesso si sottoponevano i ragazzini di talento a carichi di lavoro troppo pesanti, e i progressi si interrompevano dopo i primi fuochi d’artificio nelle categorie giovanili. Sarà andata così anche per Rapisarda? In effetti non è un nome noto come quello di Stefano Mei, altro primatista ad oggi imbattuto della categoria Allievi. Antonino in effetti era fragile conferma Vito Riolo: Il suo punto debole era l’apparato osteo tendineo legamentoso e fino all’anno prima che io lo predessi in carico aveva avuto diversi infortuni; in media si allenava un mese e due stava fermo per problemi ai tendini. E’ di una forza fuori dal comune, ma va contenuta, va preservato quel dono naturale, Vito non esagera nei programmi di allenamento e i risultati arrivano già al primo anno di categoria: nei 1500 3’53”, nei 3000 8’13 e sulla mezz’ora su pista a Messina corse 9 chilometri e 780 metri, vinse il titolo italiano di cross e quello dei 3000 su pista. Veniva da Belpasso, un vasto comune catanese che arriva a lambire la zona etnea, oggi vanta il parco acquatico più vasto d’Europa e il quinto centro commerciale a livello nazionale per vastità. Pensano in grande da quelle parti. Al secondo anno di categoria passò alla guida tecnica del professor Cazzetta, e fu l’anno di quella famosa cavalcata nella mezz’ora in pista, un bello step in avanti.

Ma la domanda che mi ero fatto avvicinandomi a questa storia è la solita, perchè io ho una specie di ossessione per la dispersione del talento…

Antonino Rapisarda è una classica meteora dispersa nell’universo e implosa in un buco nero? Oppure no? Oppure la faccenda è più complicata? Meno triste?

Ho avviato una sorta di Chi l’ha visto su Facebook, e me ne vergogno, ma qualche tassello è andato a posto, le informazioni sono arrivate. Sapevo che Rapisarda aveva abbandonato Belpasso per trasferisi in Francia per raggiungere una fidanzata e grazie a Enrico Pafumi, giovane atleta e tecnico siciliano, ho potuto ritrovare il suo profilo Facebook, ma ho anche rilevato che non dà alcuna informazione su di sè e non ha riferimenti particolari, una pagina piuttosto anonima, nessuna foto vintage di atletica in bianco e nero, ho inviato la richiesta di amicizia che è stata giustamente ignorata.

In realtà sto bluffando, oggi qualcosa so, anche se non tutto quello che vorrei. Non si trattò du un talento bruciato, ma di una Fuga di gambe, Antonino continuò a correre, e molto forte, ma per i colori francesi, vinse un campionato nazionale di cross, arrivò a correre i 3000 metri in 7’53, i 5000 metri in 13’28 e i 10000 in 28’19, primati personali ottenuti nell’ordine a Monaco, Parigi e Shieffild tra il 1988 e il 1991. Ma nel 1987 si ripresentò nella sua Catania per correre il prestigioso Trofeo Sant’Agata, una gara che a visionare l’Albo d’Oro mette ancora i brividi.  Antonino fece una gara da leone si arrese solo al britannico Jack Buckner, campione europeo del cinquemila l’anno precedente dove aveva preceduto Stefano Mei.

Si dovrà quindi evincere che Jack Buckner, in verità atleta non noto come Coe, Ovett, sia stato dunque la bestia nera dei recordmen italiani della categoria Allievi. 🙁

Nessuna altra morale da questa storia.

 

Articolo già uscito su Correre