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Factory Fattori | 26 aprile 2018

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Saturday Night Bus

Saturday Night Bus
Saverio Fattori

Quando riapre gli occhi il tipo africano con il giubbotto militare è ancora lì. La novità è che ora lo fissa. Ignorare quelle biglie nere non è facile, dovresti essere un vero duro, di quelli che Tom trova nei serial americani come Ray Donovan. Certi tic nervosi Tom li conosce bene. Chi tira cocaina, chi ne tira tanta, chi continua a tirare per scacciare i fantasmi che si mettono di traverso nel cervello quando l’effetto cala, ha i riti di sempre, di generazione in generazione. Il tipo contina a tirare su col naso come avesse un raffreddore inesistente, e comunque soffiarsi in naso non conviene, è bene trattenere la sostanza tra naso e cervello e attendere un lento rilascio. È insopportabile quel rumore, il tipo non se ne rende conto, ma se anche se ne fosse cosciente poco gli importerebbe, è talmente forte che Tom si è ridestato da un sonno profondissimo. A volte si scaccola, così, senza ritegno, come Maurizio Costanzo faceva al suo show in differita nazionale. Come quelli che lo fanno al semaforo come avessero vetri oscurati, o superpoteri quali l’invisibilità.

Fuori dal finestrino le luci nelle notte sono amichevoli ma noiose, disegnano costellazioni di paesi tutti uguali che conosce da anni, agglomerati di gente padana si susseguono messi in fila sulla pianura operosa e inquinata come poche al mondo.Qui è dove sono nato e qui morirò cantano gli Afterhours, il gruppo italiano preferito da Tommaso Guidelli.

Strana idea quella di prendere il Saturday Night Bus per una serata con amici da un pub all’altro della zona universitaria, ma anche logica, un’altra spirometria sopra il limite e addio patente. Ma da quanto il tipo gli stava addosso? In via Petroni di gente così è pieno, Tom non li distingue nemmeno più, sembrano tutti uguali, solo qualcuno sembra più sinistro di altri. Si sorprende sempre più spesso a fare riflessioni così banali e borghesi. Sta invecchiando anche Tom, anche se cerca di rallentare il decorso concedendosi ancora qualche sabato sera di modesti eccessi, oppure seguendo nuove pratiche, avventurandosi nel mondo delle chat per incontri tra sconosciuti.

Forse il solo unico problema della serata aveva due occhi limpidissimi non intorpiditi da sostanze chimiche. Un no squillante aveva gelato l’aria di un autunno ancora docile. No che non puoi salire su da me. Ci sono le coinquiline di cui ti parlavo al pub. Ma non è solo questo. Mi dispiace se hai frainteso. Il fatto che frequenti certe chat e che decida di incontrare qualcuno non vuol dire che debba finirci sempre a letto. Tu mi capisci vero? Tom aveva lasciato la compagnia storica per un incontro al buio per il quale penava da mesi, una lunga estenuante trattativa. Era stato difficile scriverle Basta. Voglio vederti live. Ce lo dobbiamo. Lei aveva accettato. I tempi erano davvero maturi, avevano citato libri, musica e film come in un palleggio infinito, Tom era certo di aver trovato la frequenza giusta, ma poi lei quella sera aveva parlato di chimica, di odori, di incastri che non erano andati a posto. Sì era una bravo ragazzo, anche carino, ma in lei non era scattata quella cosa misteriosa. Aveva pronunciato almeno venti volte il termine “magia” davanti a quelle due birre medie irlandesi. Lei diceva che aspettava la magia, che poi è un mistero anche per lei che non sa spiegare. Come due di picche a Tom era parso ben analizzato e ne aveva colto l’oggettività e poi il rifiuto di una dottaranda in letteratura inglese non poteva che essere mooooooolto circostanziato. Eppure il dolore era arrivato profondo e preciso, come una coltellata, ma un coltello lungo e sottile, non quelli da sub che ti squarciano subito un’arteria vitale e muori in fretta. Il dolore che sentiva schiacciato su quel sedile del Saturday Night Bus era a lento rilascio, una malinconia a bassa intensità, ma che che non avrebbe dato tregua per molto tempo.

Hussein, il primo paesone dopo la città lo conosce bene. C’è una pasticceria molto famosa dove si davano appuntamento i ragazzi della squadra di calcio prima delle trasferte, per il resto è un posto senza identità ormai schiacciato addosso alla metropoli e i confini tendono a confondersi. Lui a calcio non funzionava bene, l’allenatore diceva che aveva i piedi a banana, qualcuno lo aveva dirottato a fare atletica e quei piedi senza palla a ingombrare avevano preso a girare subito bene, veloci. All’inizio partiva sempre forte poi crollava, poi con la continuità negli allenamenti aveva trovato i giusti ritmi, e le vittorie nelle gare regionali erano arrivate in fretta. Solo il raffreddore e una bronchite senza fine gli stavano distruggendo la preparazione per la nuova stagione invernale. Gli sembra sempre di avere dei fogli di carta appollottolati alla radice del naso. È una sensazione orrenda. Come non bastasse un tipo probabilente fascio lo sta guardando male da quando erano saliti dul bus, aveva anche finto di addormentarsi, ma era solo in trucco. Dentro lo zaino quella testa rasata magari teneva un mazza. È pieno di gente così, e ogni giorno aumenta, sembrano tutti usciti da Un giorno di ordinaria follia, e poi quella frase… padroni a casa nostra. Una volta una signora glielo aveva urlato da dietro a una siepe, aveva preso a ringhiargli contro quando lui aveva messo nella buchetta della posta un catalogo dell’Ikea, mobili svedesi che volevano entrare in quella casa, una villetta a schiera con un giardino molto ordinato al centro del quale stava una madonna attorniata dai sette nani. Evidentemente alcuni concetti della cultura occidentale erano stati mal digeriti da quelle parti. Forse la donna era amorevole con i nipoti, brava in cucina, magari solo non capiva come la pelle scura di Rackid poteva avere qualcosa a che fare con i fiordi e le foreste ghiacciate del nord Europa. A volte si sorprende per avere pensieri così paranoici, così ruvidi. Non tutti gli indigeni che avevano risolto la calvizie incipiente con una rasata totale erano elementi di Forza Nuova o leghisti esagitati.

Tom vede il controllore che inizia l’obliterazione dei biglietti dalla prima fila in fondo. Immagina già la scena. Il tipo sulle prime farà finta di non capire la lingua, poi inizierà ad agitarsi, a urlare in una lingua spigolosa che ricorda gli attentati di Parigi e Nizza e magari inizierà ad alzare le mani, Allah è grande per cui non pago nessun biglietto, fino a che non spunterè una lama e anche le ragazzine perfettine si staccheranno dagli i pad terrorizzate emettendo singolari urletti che sembreranno rubati a un film porno amatoriale, ecco quello che succederà. I cronisti del Carlino o di Bologna Today intervisteranno proprio lui, Tom, mentre il controllore sarà già al Maggiore con una coltellata nella pancia. Ecco come vanno queste cose. Oppure sarà proprio Tom a finire male e il controllore gli presterà soccorso.

Se la tipa avesse colto la magia, se la chimica dei corpi avesse parlato, ora non sarebbe sul Saturday Night Bus seduto davanti a un integralista islamico. Sarebbe nella cameretta disordinata di una studentessa pugliese, una fottuta fuorisede, che a pensarci bene pure loro… sono fuorisede e potrebbero almeno avere il buon gusto di concedersi a quelli come lui, quelli in sede. Metti che invece la salentina dedita alle materie umanistiche abbia gusti esotici, e magari averebbe preferito fare sesso con l’integralista cocainomane. Ecco pensieri come quello lo tolgono dalla depressione per depositarlo in una rabbia impotente che lo fa sentire capace di tutto. E di niente. E se il tipo non ce l’ha con lui? Ma con l’Occidente in senso lato. In Israele gli attacchi terroristici in autobus sono un grande classico. Quasi banale. Incredibile come il pensiero della morte (altrui…) possa risultare “banale”, come la morte degli altri dia assuefazione.

Ecco. L’integralista si toglie le cuffiette e si porta la mano destra alla tasca dei pantaloni dietro. Non estrae un coltello ma una tesserina. È l’abbonamento.

Ma te sei Hussein! Ti conosco a te. Anch’io corro, ma mica come te, abbiamo la squadra dell’Atc, te ti ho visto, te voli cavolo, po’ ti zovan, dimondi zovan, t’è manca panza, avanti coi carri mica smettere, non smetto io, stai sul pezzo ragazzo.

Hussein non ha capito tutto, ma ride e la bronchite sembra lasciarlo in pace almeno per qualche secondo.

Tom è sollevato e si è immerso in una chat che promette bene. Stessi gusti su film, musica, libri e politica. Sempre pugliese però. Non potrà piovere per sempre.