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Factory Fattori | 9 Dicembre 2019

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FANIEL EYOB GHEBREHIWET

FANIEL EYOB GHEBREHIWET
Saverio Fattori

L’Eritrea è una nazione giovanissima, dopo un conflitto trentennale con l’Etiopia e un referendum, si battezza indipendente solo nel 1993. Quell’angolo di Africa fu tra i primi avamposti del colonialismo fascista italiano, da quelle parti abbiamo lasciato orrendi ricordi e gioielli di architettura ancora visibili, si voleva lasciare un timbro indelebile sulle nuove terre conquistate.  Il regime italiano promosse un flusso migratorio che oggi ci sembra bizzarro, sta di fatto che nel 1939 metà della popolazione ad Asmara era italiana.

Quella di Eyob sembra una storia quasi classica, ragazzi destinati a correre forte, Asmara è a 2400 metri sul livello del mare, i globuli rossi ti salgono fino alle sopracciglia, a scuola si va a piedi, andata e ritorno, il sabato si organizzano gare di corsa, la domenica è consacrata al calcio. Niente playstation. Si sa.

Il padre di Eyob era un militare eritreo, una ferita a una spalla non gli dà tregua, la guerra sembra finita, in seguito le ostilità riprenderanno, ottiene un permesso, può andare all’estero per farsi operare, nel 1998 arriva in Italia, non andrà subito bene, il periodo nel nostro paese si protrae e occorre cercare un lavoro per mantenere le cure. Nel 2004 ottiene il ricongiungimento familiare, Eyob ha undici anni, ecco in arrivo un’altra costante: anche lui inizia subito con il calcio, è la prima cosa che ogni menu propone, e probabilmente non solo in Italia, sul campo di Bassano del Grappa si saranno accorti subito che quelle gambe girano e ben presto qualcuno gli propone di coprire qualche buco nel mezzofondo ai campionati italiani di società Allievi per la G.A. Bassano. In pratica improvvisa, non ha una preparazione specifica per il mezzofondo, solo l’allenamento da calciatore, ma i piazzamenti vanno altre ogni previsione e nel 2009 mette le scarpette in pista per restarci.

Ma sono molti a notare la sua corsa, Marco Maddalon sulla pista di Bassano lo aveva indirizzato verso gare veloci, Gian Carlo Chiottolini, già allenatore, tra gli altri, di Alessandro Lambruschini, arriva da Salsomaggiore, e quel ragazzo che vede macinare dentro la pista roba corta, lui lo vuole vedere fuori, spazi più aperti, anche fuori dall’impianto di atletica, distanze più dilatate, ha la leggerezza e la fibra nervosa dei fondisti più talentuosi, quelli a cui viene tutto abbastanza facile. “Abbastanza”, perchè Eyob è piuttosto fragile di carrozzeria e conoscerà fasi alterne negli anni per infortuni importanti che ne hanno rallentato un progresso che sembra inevitabile.

Nel 2014 inizia a lavorare come manutentore in una piscina, è un lavoro duro, si sveglia alle cinque tutte le mattine, sente che così non va, è il momento di mettersi in gioco completamente, di giocare al rialzo, torna ad Asmara proprio per allenarsi, ha son sè i programmi di Chiottolini, ma si trova in un Camp con una disciplina militare molto dura, ci sono atleti da un’ora spaccata di mezza, e le regole le fanno loro, i preparatori sul posto. L’altura farà il resto, insieme a una determinazione non da tutti.

Torna in Italia e vince subito la Maratonina di Cittadella in 1’04″42, batte Ruggero Pertile il quale da grande campione non è per nulla contrariato, il vecchio leone prende in simpatia Faniel e inizia addirittura a seguirlo da vicino ed allenarlo, sempre con una supervisione di Chittolini. Dopo Cittadella è chiaro che il suo futuro è sulla maratona, e non sarebbe male avere in questo paese tra le promesse nella gara olimpica più lunga uno con i piedi buoni, capace anche di 8’14 sui 3000 metri indoor, risultato interessante anche tenendo conto che Eyob i lavori di qualità in pista li fa sempre in solitudine. Pertile scende a Bassano almeno un paio di volte a settimane, sta riprendendosi dopo un’operazione a un ginocchio, una volte a regime allenatore e allenato non è escluso possano correre fianco a fianco ora è il momento di gareggiare, di divertirsi, abbassare qualche personale anche in pista, ma si lavora quardando le cose in prospettiva, sul lungo termine, con un po’ di fortuna è la maratona quella che potrebbe dare le soddisfazioni più grosse.

Per quanto riguarda la serenità economica, quella che ti consente i fatidici due allenamenti al giorno, ci pensa la società Venice Marathon di Lorenzo Cortesi che indovina la scommessa su quel ragazzo quando ancora non aveva potruto far vedere tutto il suo valore. Sarebbe auspicabile che le società nate da grandi manifestazioni tesserassero non solo amatori, ma che aiutassero giovani talenti, potrebbe essere una valida alternativa ai soliti gruppi sportivi militari, lo stesso Pertile ha avuto una buona e longeva carriera agonistica militando nell’Assindustria Sport Padova, se la scelta è azzeccata arriva pure un certo ritorno di immagine anche per la società, ma Eyob e la sua storia di vita era piaciuta al netto di queste considerazioni.

I tempi sembrano maturi, si decide per l’esordio in maratona che avrebbe dovuto essere Venezia 2015, ma si diceva appunto di qualche fragilità, il passaggio al bigiornaliero espone a rischi a fronte di grandi benefici, arriva l’entesite, una infiammazione molto subdola nell’inserzione tra muscolatura e ossatura nella zona del gluteo, Eyob rimane fermo da ottobre 2015 a febbraio 2016. Rimincia la preparazione per l’edizione di quest’anno e arriva una piccola infiammazione al tendine, dieci giorni di pausa, abbastanza per rimandare l’assalto alla diligenza. Arriva nel mirino si mette Firenze e arriva un 2’15″39 che gli vale un terzo posto, niente male condiderato un passaggio alla mezza da 1’08, non male finire più forte la seconda metà per un esordiente.

Ma questa prima maratona sembra davvero solo un passaggio, chi come me l’ha visto correre al Campaccio sa che è ben altra la qualità, in pratica è stato un esordio in campestre, perchè mai era arrivato in forma vera alla stagione invernale. Eyob ha affrontato le gobbe di San Giorgio su Legnano senza chiodate con un passo leggero e aereo che per poco non sorprende perfino Crippa che in volata deve resistere al suo ritorno, nel corso dell’ultimo giro c’era stato addirittura il sorpasso, i due chiudono distanziati di un secondo e sotto i trenta minuti, davanti ci sono sette ragazzi africani, etiopi e keniani al momento imprendibili, è un altro pianeta, pochi giorni prima era stato Stefano La Rosa a rintuzzare il suo finale alla WE RUN ROM. Ancora Eyob è defilato, i ragazzini all’arrivo del Campaccio erano a grappoli attorno a Crippa e Chiappinelli per selfie e autografi, se ne è potuto andare via tranquillo sotto braccio a Ruggero Pertile che aveva un sorriso grande come la faccia.

Beh come minimo di certo c’è aria di azzurro per Eyob, per i dettagli vedremo.

 

Articolo uscito sulla rivista Correre