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Factory Fattori | 28 Gennaio 2020

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QUANDO SEI FUORI DAL GIRO (di infortuni e di altri eventi funesti)

QUANDO SEI FUORI DAL GIRO (di infortuni e di altri eventi funesti)
Saverio Fattori

Quando sei fuori dal giro tutto ti sembra diverso. Quando per qualche ragione sei fuori dall’abitudine all’allenamento quotidiano, dalla ciclicità delle gare, le cose di questo sport cambiano colore, il rosso del tartan e il verde del campo da calcio perdono brillantezza. Il metabolismo si arrende giorno dopo giorno, il cronometro non è più importante, tutto rallenta, lo sguardo è disorientato, senti che devi iniziare a concentrarti su altro, ma non sai ancora bene su cosa, forse su una quarantenne che gli anni li tiene alla grande, forse dovresti usare il tesserino di tecnico, allenare i ragazzini che iniziano a dare un ordine alla loro energia smodata, dovresti forse su qualcuno che corre da sempre, ma piano, più piano di come andavi tu, e certo non lo disprezzavi per quello, ma era come se i suoi racconti ti interessassero meno, come se avesse meno titolo di parola. Intanto devi volgere lo sguardo su qualcosa che non sei più tu e basta, perché è inevitabile, l’atleta è un egocentrico, spesso dissimula, a volte gioca sull’ironia, ma deve assolutamente scrivere su Facebook l’ultima seduta di allenamento, per non parlare delle foto, e ti dici che palle tutti quei report del Garmin in bacheca, quelle frasi del tipo: Ora vado a correre, è nuvolo, spero non piova ancora, Buongiorno a tutti! Ora vado a correre con le mie scarpe nuove, che noia Cristo! E vorresti commentare Occhio che un Tir non ti asfalti o che un alano non ti sbrani,e dimentichi che forse anche tu in passato hai scritto roba simile.

Quando sei fuori dal giro, osservi, ma non è detto che tu comprenda grandi verità che non avevi colto nel periodo agonistico, parli meno, o parli troppo di cose passate, ti trattieni, poi ricominci e pensi cavolo no, non volevo diventare questo, cioè , in realtà non l’avevi nemmeno mai ipotizzata una vita senza senza agonismo, senza quella prigionia volontaria nella quale ci stavi bene, benissimo, e non ci vai più sulla pagina Facebook di un avversario diretto x vedere come se la passa, né passi in rassegna i siti per controllare classifiche e tempi, non segui più il calendario delle gare e i mesi sembrano passare più in fretta senza quegli appuntamenti, gare incubo, gare nelle quali storicamente ti sei sempre difeso bene. Quando sei fuori dal giro ti chiedi se hai fatto bene a dare così tanto a uno sport così crudele, e ti rispondi che sì, rifaresti tutto, e facevi bene a dare tutto, perché una voce bastarda e inascoltabile te lo diceva che nulla è per sempre, ma tu correvi lontano da ‘sto grillo parlante, correvi più forte di lui, almeno fino a che hai potuto.

Cioè quando sei fuori dal giro la metti giù tragica, chi corre, ti ascolta, ma non molto, cerca di esorcizzare e di allontanare la sua di fine, chi non corre, ciao, non potrà mai capire, e ti diranno vai in bicicletta, vai a nuotare, e davvero non possono capire, tu ci provi, ma davvero, non capiscono, che gli sport non sono tutti uguali, e tu quello sport lo hai scelto, non è vero che tutto è caso, non è vero che non esiste il libero arbitrio e il termine destino definisce tutto solo per chi si accontenta. Tu non vuoi andare in piscina, tu non vuoi andare in bicicletta, tu vuoi solo CORRERE,

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