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Factory Fattori | 9 Agosto 2020

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PIETRO MAITE ( Campione del mondo )

PIETRO MAITE ( Campione del mondo )
Saverio Fattori

Pietro se ne è andato in silenzio, dopo aver vissuto sottovoce. Pietro entrava in una concessionaria e diceva Vorrei un’auto. Un’auto come, gli diceva il venditore. Un’auto ribadiva lui. Un’auto che vada in moto e mi porti dove devo andare, devo andare al lavoro. Oppure entrava in un mobilificio di centinaia e centinaia di metri espositivi e diceva Voglio un armadio. Di quanti metri quadri è la camera? Il perimetro? Non saprei. Voglio un armadio, non voglio più appoggiare i vestiti sulle sedie, sul divano o dove capita. Ce li ho i soldi. Ho lavorato. Ho lavorato una vita. Contratto a tempo indeterminato. Non si preoccupi dei soldi. Pietro non voleva rogne e non piantava grane. Gli veniva subito il mal di testa se c’era qualche intoppo. Pietro aveva qualche difficoltà di concentrazione, non possiamo negarcelo, colpa dei bussi che venivano dalla sua macchina a controllo numerico che sezionava lastre di metallo.

Ma siamo qui a ricordarlo, a ricordare che era il Campione del mondo lui. Campione del mondo di qualcosa che non sapremmo definire. Tutti siamo Campioni del mondo di qualcosa, solo che non sappiamo di che cosa, non tutti fanno in tempo a scoprirlo nel corso della vita. E se ne vanno in silenzio, senza celebrità. Questo diceva Pietro in certi pomeriggi lunghi di sabato o domenica seduto su una panchina del parco del comune. Ha lavorato una vita lui, ha maturato ferie. Diceva proprio così. Siamo tutti diversi quindi siamo campioni del mondo di qualcosa, in quanto unici. Poi dopo questi ragionamenti alti gli veniva subito mal di testa e chiudeva gli occhi per recuperare. Fino a che qualche giorno fa non li ha aperti più, come per dimenticanza.

Il marmista ha voluto sapere di cosa eri campione del mondo tu, così da specificarlo sulla lapide. Non gli ho risposto. Tu non gli avresti risposto. CAMPIONE DEL MONDO, e basta. Senza entrare nel dettaglio. Mi è venuto subito un gran mal di testa e la voglia di chiudere gli occhi, e il marmista ha lasciato perdere.

 

Già uscito nell’antologia Mai morti, per il collettivo Terrannullius