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Factory Fattori | 9 Dicembre 2019

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RECORD DI PLASTICA?

RECORD DI PLASTICA?
Saverio Fattori

 

C’è come un alone di indignazione che aleggia sull’operazione denominata Breaking 2 e cha ha visto Nike come propulsore di un evento che era sicuramente rivolto alla promozione del proprio brand. Quando iniziai a correre, quando ero molto piccino, l’eccellenza mondiale si poneva più o meno sulle due ore e otto minuti. Allora non si parlava certo del muro delle due ore, anche se si sono sempre fatte ipotesi sui limiti umani, in ogni specialità, sui cento metri piani ad esempio si è sempre giocato molto di più. Ricordo un tempo nel quale si diceva che era proprio la specialità della maratona quella nella quale record mondiale maschile e femminile si sarebbero avvicinati in un futuro più o meno prossimo, argomentando può o meno che allungando la distanza e meno è importante la forza muscolare, balle, visto che la previsione che non si è per nulla avverata, come spesso avviene non è facile intuire come gira il vento.

Negli ultimi anni la maratona maschile, le lunghe distanze in generale fuori dai primati pistaioli di Bekele (Adidas), hanno visto un livello medio alto spaventoso, si è dunque infittito il dibattito sul muro delle due ore in maratona. Possibile? è possibile che un umano possa correre due mezze maratone di seguito sotto i sessanta minuti? Quindi la domanda non era più chi è l’attuale primatista mondiale e il tempo, chi ha vinto Berlino o Boston, in grassetto aleggiava una domanda epocale su quel maledetto muro, fare iniziare il tempo sui quarantadue e centonovantacine con il numero uno… fosse pure 1’59″99. Possibile? Umano? Una propettiva futura? E quanti anni, decenni o generazioni sono necessari per arrivare a questo risultato?

Nike si è giustamente concentrato su questo, solo su questo, nessuna voleva un record del mondo (ricordiamoci, si parla di strada, quindi sarebbe corretto “miglior prestazione mondiale”…) omologabile, tutta l’operazione verteva su questo punto, dare una risposta attendibile a questo dubbio e accendere i riflettori sul mondo dell’atletica così da renderla ben visibile anche dall’esterno, e al di là di Usain Bolt (uomo Puma), unico personaggio ben identificabile oltre la cerchia degli amanti dell’atletica leggera, perchè per qualche misterioso motivo nemmeno Mo Farah riesce a diventare una icona universale in senso assoluto. A me tocca sapere chi è Valentino Rossi anche se nella mia vita ho guidato solo un Ciao Piaggio, ma non tutti sanno chi è Mo Farah, a volte nemmeno quelli che collezionano medaglie alle stracittadine, più facile conoscano Giorgio Calcaterra.

Per merito di questa operazione si torna a parlare di Atletica leggera anche fuori dal nostro ambiente e per una volta non si tratta di una notizia bizzarra e curiosa, di quelle per cui i media oggi vanno ghiotti per cacciare visualizzazioni: un maratoneta troppo vecchio, troppo giovane, vestito da Elvis, che la corre su una fune, che ne corre una al giorno per cento cento giorni, o la corre nudo, o troppo vestito, in questo caso abbiamo a che fare con una prestazione di valore assoluto, si torna a parlare di cose serie, certo sentiremo baggianate, troveremo esperti di corsa just in time che dissertano a casaccio… ma cercheremo di essere pazienti…

L’operazione Breaking 2 ha avuto l’esito migliore che si potesse prevedere, uno spledore di fallimento, il muro non è stato abbattuto ma è lì, vicinissimo, incredibilmente vicino a Eliud Kipchoge, il miglior maratoneta del momento, quindi il “Prescelto”, quello meritevole di essere portato verso il traguardo con il massimo dei supporti, quel muro è quindi vicino al genere umano, e nel circuito di Monza è successo qualcosa di epocale. Ma a volte non basta.

Ho letto in rete commenti indignati, come se il risultato fosse frutto di chissà quali artefici tacnologici, magici, esoterici, la grande multinazionale del baffo avrebbe snaturato l’essenza della maratona, in qualche modo inquinando chissà quale “purezza”… per quale motivo? Perchè hanno intenzione di avere un ritorno di immagine pubblicitaria, perchè Kipchoge non era in un contesto di competizione classico ed era “aiutato” da lepri? è innegabile che sussistano anomalie, mai negate in quanto innegabili, ma che senso ha concentrare le proprie attenzioni su queste, invece che lasciarsi per una volta andare per ammirare un gesto di forza organica inaudito e forse imprevedibile almeno per quelli che non seguono direttamente in allenamemento questi atleti fenomenali? Scrivere di “Baracconate”, “Record di plastica” mi è parso  fuori luogo, è sempre forte una sorta di sentimento reazionario, un latente Tutto era meglio una volta, senzazione in alcuni casi giusta, ma che in altri rasenta l’ottusità. Se io ricordo le classifiche degli anni Ottanta e Novanta delle gare su strada in Italia con nostalgia per il passato e amarezza per il presente faccio solo una analisi magari noisosa e antipatica ma oggettiva. Incontestabile. Ma perchè dovrei aver maggior rispetto per i record di  Haile Gebrselassie (uomo Adidas) a Berlino quando so benissimo che pretendeva dagli organizzatori di non avere altri specialisti del suo livello come avversari per la vittoria finale, ma solo lepri, consci tutti che un risultato tecnico assoluto lo si ottiene solo correndo regolari e senza lo stress di una gara dall’esito incerto, con le variazioni di ritmo classiche delle gare uomo contro uomo, dove conta solo la vittoria. Nulla di scandaloso, ma queste erano le premesse per un risultato tecnico massimo al quale si tendeva.

Quindi perchè non rilassarsi e prendere quello che è successo come una operazione commerciale, tecnica e umana sensata, Kipchoge ha fatto tutto cone le sue gambe, certo con il miglior supporto tecnico possibile, ma leggendo certi commenti ho pensato a quella cosa del dito e della luna.