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Factory Fattori | 17 dicembre 2017

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TUTTO FA UN PO’ MALE (Hichame #2)

TUTTO FA UN PO’ MALE (Hichame #2)
Saverio Fattori

Abbiamo corso tutto inverno, col freddo, la pioggia, la nebbia, e adesso che arriva primavera, niente fango, niente gare lunghe, tranquillo, torni alla pista, venti gradi, secondo anno Allievi, il più propizio. È uguale. Smetto. Sei fuori, tu sei fuori… guarda io faccio interviste ad allenatori in tutta Italia, quando dico che abito nel tuo paese, quando dico che corro con te, che faccio i medi con te, ti conoscono, conoscono il tuo nome, i tuoi tempi, il tuo valore, ti temono, sanno che se incontri i loro ragazzi non sarà facile. Sai cosa vuol dire non essere uno nel branco, avere un talento? Di certo sai come buttarlo… avessi fatto io due secondi posti agli italiani, 1’55 negli otto primo anno Allievi… si vabbè alla tua età non capivo un cazzo nemmeno io ma tu non fare lo stesso errore, questo non lo sopporterei, a me nessuno si prese la briga di avvermi. Diciasette anni sono pochi, sei un animalino che non sa vedere in prospettiva. Io ero come te, peggio di te, ancora più fragile, un idiota totale preda di amicizie sbagliate. Ma andavo più piano, molto più piano. LO SAI VERO CHE FAI UNA CAZZATA? Non penso al futuro, non voglio pensare al futuro. Ma quado sei arrivato secondo nei mille un mese fa ai Campionati italiani indoor… non eri felice? No, non mi importava già più, non è stata una decisione improvvisa, ci pensavo da alcuni mesi. Diciasette anni… tocca prendere decisioni che ti cambiano la vita, è una cosa crudele, è troppo presto, una vera infamia. Io vivo un giorno alla volta. (quest’ultima Hichame non la disse mai)

Domenica 25 febbraio Hichame aveva fatto quarto nell’ultima prova ai Cds regionali di Cross di Imola, niente di che, ma nemmeno un tracollo. Nella prima prova il 29 gennaio era arrivato secondo interrompendo il poker dei fortissimi ragazzi della Fratellanza Modena che poi a Gubbio vinceranno il titolo italiano a squadre.

L’unico che nella prima prova battè Hichame a Gubbio sarà quarto a livello individuale, forse allora Hichame non pensava ancora così intensamente di smettere.

Prima della gara di Imola era nervoso, le maglie gialle della Fratellanza lo scrutavano, lui guardava per terra, voleva già essere altrove, anche il loro preparatore, Bazzani, sentivo che lo nominava prima della partenza. Ma Hichame era particolarmente silenzioso, quasi cupo, con gli adulti lo è sempre, molto riservato. Agli adulti piaceva quel ragazzino serio, per nulla spaccone, l’atletica è fatta di numeri e muscoli, non di congetture. Invece in quei silenzi non c’era solo determinazione, concentrazione, raccolta delle forze psicofisiche, quel mutismo celava un baratro di dubbi, paure, un nulla che divorava anche le soddisfazioni e i risultati incoraggianti. E questo non lo possiamo capire noi adulti, allenatori ed entourage, stiamo col cronometro in mano e crediamo che lì ci siano tutte le verità, vengono i tempi, tutto a posto, tempi deludenti, qualcosa non va. Era invece difficile interpretare quegli occhi nerissimi e sfuggenti.

Il lunedì Hichame riposa ( i risultati li ha ottenuti sempre con pochissimo allenemento a dimostrazione del talento e del potenziale futuro), martedì dodici chilometri con me che sto scrivendo, con Tobia Zucchini, il suo allenatore da sempre, fin da quando a dieci anni aveva iniziato a venire in pista, ci eravamo detti basta, adesso mettiamo dentro qualche chilometro in più, dodici chilometri ai quattro minuti di media, niente di particolare, qualche chilometro in più, solo questo, per far capire che il mezzofondo è anche questo, non solo lavori brevi ed esercizi pre atletici, ma anche oscuro artigianato, tempi lunghi trascorsi sulle gambe, purtroppo, chilometri piuttosto anonimi, ognuno solo con i propri fantasmi nel cervello, passo dopo passo. Avevo battezzato il nostro gruppo Whatsapp, FACCIAMO DEI METRI. Mercoledì altro riposo… giovedì erano in progamma sette mille in pista. Il tempo passa, e Hichame non arriva, non è che si possono fare le ripetute alle dieci di sera. Nulla, telefona il padre, Hichme è a letto in camera sua. Malato? No. Boh. Ma fra due due settimane ci sono gli Italiani di Cross, iscrizione fatta, albergo prenotato, che succede? Questo allenamento è importante, la penultima settimana è fondamentale. Appunto. Hichame lo capisce, non si presenta e manda un primo messaggio.

Poi il giorno dopo Tobia mi scrive, lapidario: Smette. Dice che non gli paice correre, non gli è mai piaciuto e non ce la fa più. È una botta per tutti, Hichame dopo la discobola Stefania Strumillo (ora di stanza a Rieti) è il simbolo dell’atletica a Molinella, i più piccoli lo vedono come punto di riferimento, alle gare tutti aspettano la sua prestazione.

Ed è proprio questo il problema. Hichame non vuole essere di esempio per nessuno, non ha velleità particolari, non vuole pressioni, responsabilità, vuole essere un ragazzino normale davani a un bar, vuole ritrovarsi perdendosi, non vuole che qualcuno si aspetti grandi cose da lui, perchè lui per primo vuole essere un ragazzino indistinguibile, fare errori, pagarli, non vuole Grilli parlanti, maestrini di vita, pretende la libertà di fare un’azione incomprensibile ad adulti ammalati di atletica, lui che ammalato non lo è mai stato, semplicemente era una cosa che gli veniva facile nelle categorie giovanili, ma non per questo doveva diventare un impegno costante, una presenza totalizzante sulla quale impostare la giornata. Gli ho fatto paura, gli ho detto che il mercato del lavoro per quelli della sua generazione sarà un macello, quel talento poteva giocarselo tutto, giocarselo meglio, ma nulla, sfortuna avere un talento che non coincide con la passione.

Hichame sei sicuro sicuro sicuro di smettere? SI’.

Auguri Hichame. Sinceri. Ne avrai bisogno. Non ci crederai, ma fuori dalla pista tutto è ancora più faticoso.

 

Articolo già uscito sulla rivista Correre