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Factory Fattori | 17 dicembre 2017

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Saverio Fattori

Bologna 12 Marzo 1977

I poliziotti di Cossiga irrompono armati nella sede di Radio Alice e pongono fine alle trasmissioni arrestando tutte le persone della redazione. E’ la fine di un incubo, l’incubo post-Lorusso, i carri armati targati KOS in via Irnerio. Un incubo che pareva essertisi incollato addosso perseguitandoti dai tempi di Milano.

Non potevi permetterti di essere dalla parte di quelli con l’eskimo e sei scappato. Stanco di essere un replicante che si tampona il naso per un cazzotto fresco o per una zaffata di lacrimogeno con gli occhi fissi sull’asfalto alla fermata di un tram. Non mettevi in discussione ogni forma di potere. Il proprietario del salone pagava puntuale.

Stipendio e principi di autonomia economica (altro che operaia), il lavoro sopra a tutto. Solidità. I carri armati alla finestra, cazzo, un brutto film che non avresti mai voluto vedere qui a BO. Anche alle persone che stavano trasmettendo dagli studi di Radio Alice, l’irruzione di poliziotti in assetto anti sommossa, giubbotti anti proiettile e pistole spianate, era sembrato un brutto film. Il ragazzo al microfono, non riusciva a farsi venire alla mente quale film in particolare. Aveva detto una parolaccia in diretta, beh, un semplice porcavacca, e alla fine il film gli era pure venuto in mente. Era Il caso Katharina Blum.

Arrivi a Bologna nel 1977.

Dov’eri il 12 Marzo 1977? Confessa ne avevi i coglioni pieni di radicalismi politici e molotov…

L’energia esiste comunque, ma si trasforma, trova diverse forme e canali. Va gestita. E’ la fine dell’energia condensata nel dogma politico da condividere. Ognuno combatterà le sue misere battaglie in solitudine davanti a uno specchio, con l’unico desiderio di vederci riflesso ciò che ci aspettiamo.

C’è qualcosa di male?

Così su due piedi non saprei essere più preciso, ma forse è germe che condanna una grossa parte del genere umano all’infelicità.

M.O. ha specchi. M.O. è al posto giusto al momento giusto. Ha capito tutto. E’ importante. L’importanza di arrivare dieci minuti prima degli altri.

KOSSIGA.

FINE

TEMPI

CUPI

TAGLIO PERFETTO

PELLE IDRATATA

ADDOMINALI IN EVIDENZA

Signori e signori ecco a voi i fottutissimi anni ottanta.

Si può dare inizio alle danze, ai party più trasgressivi, al rigore dell’apparenza, alla libertà sessuale omosex in era pre-HIV, agli spencer con le spalle imbottite. Creatività ripiegata sull’individualità. Tante individualità creative, nessuna progettualità comune. Party di gemellaggio Bologna- Londra, poi gli esotismi, poi l’Oriente, continue eruzioni di idee in movimento. Cambi repentini di prospettiva, nessun punto fermo.

Lo spencer… cristo che brutti ricordi… pareva la soluzione per le persone basse di statura che non trovavano le misure giacca/pantalone. Soluzione disgraziata e grottesca.

 

Sciami di dark, dandy, new romantic… alcune perle preziose… M.O. collabora con Sakamoto, Japan, organizza un party al Kinky di Bologna, alla cassa non è richiesta alcuna tessera, nessun invito, niente vile denaro. Ogni partecipante è invitato a lasciare un quarantacinque giri, Tondelli arriva di fretta, da Milano, sprovvisto di vinile e lascia in pegno una copia di Altri Libertini in edizione Feltrinelli, autografata, al caro M.O. indicato come il Maestro. Così sarà indicato alle pagg.175 e 176 di Un weekend Postmoderno.

Signori della corte, richiamerei la vostra attenzione sui due nomi sopraccitati. Molto più che attenuanti generiche.

Metto sulla bilancia anche i . E… questi… sono gadget pubblicitari di M.O., se posso farne omaggio… sono Santini Apocrifi, poi abbiamo adesivi pubblicitari… e foto autografate di Eva Robin’s e Brian Ferry freschi del taglio dell’imputato. Poi Basquat, il pittore.

Mi scusi vostro onore non intendevo mancare di rispetto alla corte né era mia intenzione blandire i giurati.

Hai mai tagliato Cossiga?

Obiezione, vostro onore, obiezione il teste non è tenuto…

I fatti hanno avuto il loro corso, la storia che ancora sanguina di cronaca ha decretato vincitori e vinti. Fatti&circostanze inquinati. Pilotati da precise strategie. O da flussi ciechi e casuali di pensiero.

La rivoluzione non s’è fatta, il femminismo militante, disintegrato, rimosso, e un buon taglio di capelli può risolvere una giornata tediosa, disperdere un pensiero fastidioso.

da katiuccia

a marcorea

data invio: venerdì 23 luglio 2004 17.13

oggetto: come promesso

L’unico uomo che non mi fa piangere è il mio parrucchiere Marco.

Bar di via Nazario Sauro

– Marco, che fai colazione?

(Marco ha un croissant che gli penzola dal lato della bocca)

Beh, ti volevo parlare dei miei capelli.

– Vanno benissimo così i tuoi capelli.

– Ma…

– No, non te li taglio, non se ne parla.

– Cazzo, ma mi vedi… sembro la Madonna del pianto. Non sembro un salice? Cioè, sembro una sfollata, non c’è decisione, forza… te che dici… poi queste frangetta è triste, si, triste…

– Stai alludendo a una permanente?

– Questa parola l’hai detta tu, io non l’ho detto, sia chiaro. So che sei sovversivo rispetto alla permanente. Che ti credi li leggo i giornali. Ma in una tua recente intervista mi sembrava che la tua posizione fosse più distensiva. In taluni disperati casi… e se la facessimo, la frangetta di che morte morirebbe?

– Una morte orribile. Arricciata pure quella.

– Terribile… poverina.

– Passa fra un’ora dal negozio.

Noi donne siamo esseri stupendi, per nulla complicati. Basta darci quello che abbiamo fatto capire di volere, come se fosse una iniziativa propria.