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Factory Fattori | 17 dicembre 2017

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AVESSI LE TETTE DELLA CLERICI VE LE FAREI TOCCARE

AVESSI LE TETTE DELLA CLERICI VE LE FAREI TOCCARE
Saverio Fattori

 

 

 

Non ho le tette della Clerici. Avessi le tette della Clerici ve le farei toccare. Ora seguite le indicazioni:
Fare una fontana con la farina, aggiungere le uova e il caffè macinato. Una volta impastato lasciare riposare in frigo. Non date troppo peso a certi termini, fontana è tra i meno pretenziosi che potevo usare. Per molti colleghi certa sobrietà paradossalmente è indice di mancanza di umiltà. Loro certi giochetti li conoscono, e quando un altro chef tiene un profilo basso loro capiscono, lo annusano diffidenti e quasi lo allontanano, come fosse un specie di traditore della categoria. Cercate sempre la sostanza a dispetto della forma. E rispettatemi quando posate il culo su una sedia del mio ristorante. Mangiate e fate silenzio, io uscirò solo alla fine del pasto, fatico a sorridere e so che voi, come cliente, non avete sempre ragione. Avete per lo più torto, ed è molto improbabile che le vostre osservazioni sui miei ravioli, le vostre critiche assennate, possano essermi di utilità, non esistono critiche costruttive, volete solo imporre il vostro ego fuori dal campo delle vostre competenze professionali. Fatelo altrove in un altro tempo.
Io non vi intratterò con gustosi aneddoti sui miei viaggi in Giappone, nei Caraibi, non vi illustrerò le gerarchie militari che vigono in cucina, nessuna complicità maschile riguardo le pacche sul culo microscopico e ben poco appetibile della lavapiatti filippina. Emetterò solo qualche mugugno passando accanto al vostro tavolo, il mio sguardo indagatore vi attraverserà alla velocità di un fulmine, e anche da voi non pretenderò molto di più di un fraterno cenno di assenso, basterà muovere la mano destra, dall’alto in basso, appena una ventina di centimetri dal piano del tavolo, masticate lenti, non aprite le fauci con il bolo in evidenza. sappiate tacere, usare meno ossigeno possibile, oggi il silenzio è qualità rara che io so apprezzare, me ne ricorderò al momento del conto. Sappiate gustare. Tacere. Ascoltare. Cogliete l’attimo in cui tartufo e cacao si fondono come amanti stanchi ma non ancora sazi, tiepidi, senza il fuoco del primo amplesso, intimi ma ancora conflittuali. E accettate il mio di silenzio, come estrema forma di rispetto. È così rumoroso il mondo oltre il mio cortiletto interno estivo. Non usatemi da spalla per intrattenere e fare ridere l’ultima delle vostre amanti, dopo che avete distrutto la vita della vostra prima moglie, ora che il Cialis vi ottenebra la mente fino a farvi dimenticare la data del complenno di vostro figlio. Non chiedetemi conto di certi trucchetti che ho usato nella preparazione di questa pasta ripiena che di certo non meritate. Trucchetti.Vi prego. Non usate mai più questo termine nel mio locale. No sono il prestigiatore che precede il numero della spogliarellista. Nei miei piatti tutto è logica. Non userò termini come armonia, Armonia del gusto. Io ho pietà di voi. Non vi tratto come bambocci e vi prego di avere rispetto di me. Non ho le tette della Clerici. Avessi le tette della Clerici ve le farei toccare, davvero,solo per creare imbarazzo alla vostra ultima conquista da carte di credito Gold. Non ho le tette della Clerici. Ho un set di coltelli in cucina che vi stupirebbe.