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Factory Fattori | 17 dicembre 2017

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UNTI E DISTRATTI

UNTI E DISTRATTI
Saverio Fattori

Scrivo questo articolo davanti a un brutto paesaggio padano, seppur caro e intimo, a destra il mouse e a sinistra un tubetto (non vergine, ma colpevolmente strizzato…) di una pomata che come gran parte dei farmaci porta un nome che boh, evoca tutto e nulla, Trofodermin. Chissà a livello commerciale chi ha il compito di battezzare i prodotti come procede nell’atto creativo. Ma questo nome non mi mette particolare inquietudine, abbiamo tanti farmaci perduti nei cassetti, in angoli remoti della casa, spesso a rischio data di scadenza. Credo che questa pomata mi fu consigliata in una parafarmacia per lenire il dolore provocato da una infezione a un dito di una mano. Notai subito quel simbolino che ricorda il cartello stradale di un divieto di accesso e quella scritta al centro, quella sì, inquietante: Doping. Ma ti prende anche un brivido quando la leggi, non puoi farne a meno, per quanto tu sia uno sportivo eticamente irreprensibile, è un moto dell’animo che se ne fila per conto suo. Ti sei sempre tenuto alla larga da queste cose, ma ecco che senza volere ti ritrovi con qualcosa che “scotta”.

Mettiamo che vinca il demone… dove me la metto ‘sta pomata per vincere la categoria domenica alla Straminchiona? E quanta? Magari la sostanza incriminata, quella che fa da propellente, quella che se è vietata dalla WADA una ragione ci sarà, e presente solo in minima parte, quindi che dovrei fare? Gli eroinomani negli anni Ottanta ingurgitavano intere bottigliette di sciroppo sedativo per la tosse per avere qualche effetto simile a quello indotto dagli oppiacei. Dovrei quindi cospargermi tutto il corpo insitendo particolarmente sulle zone tendinee? Finire l’intero tubetto la domenica mattina prima della gara, o farlo il sabato prima di coricarmi affinchè il mio corpo assimili la chimica da ogni poro? Puzzerò? Se gli altri concorrenti alla partenza (o la fidanzata a letto) mi chiederanno conto dello strano odore che racconto? In inverno qualcosa posso inventarmi ma in estate… posso sempre presentarmi sulla linea di partenza all’ultimo momento e cercare di non correre mai in gruppo. Mai piaciuto comunque correre in gruppo, quindi nessun problema. Puzzo per conto mio, da un lato della strada, con la chimica che mi aiuta, così, per provare, per capire. Io e la mia pomata vietata. Una solitudine colpevolmente unta. Però così tutto viscido devo sentirmi ancora più colpevole e voglioso di farmi una doccia, una doccia purificatrice, un sapone liquido neutro che monda i peccati del mondo e ci libera dai sensi di colpa.

La confezione della mia pomata così recita: Clostebol acetato + Neomicina solfato. In effetti Clostebol suona come una cosa potente, Neomicina no, mi ricorda i video buffi con i gatti, sì, avrete capito che non sono laureato in chimica e tecnologie farmaceutiche, ma questo tubetto da trenta grammi tirato in ballo da amatori evoluti risultati positivi al controllo antidoping non smette di attirare la mia attenzione. E non so che dire di definitivo. Magari sono stati davvero incauti, di certo ogni notizia di positività riferita ad atleti non professionisti è salutata con particolare livore dai pari grado, la notizia rimbalza ed è commentatissima, ma quello che davvero ci si chiede è quanto sia diffuso l’uso (incauto o meno) di sostanze illecite tra gli amatori, e in questa faccenda si inserisce la solita questione, ovvero il calo tecnico vertiginoso anche nelle maratone nazionali più celebrate, oggi correndo sotto le due ore e trenta si è una sorta di top runner di secondo livello, si arriva davvero davanti, battuti quasi solo da atleti africani a ingaggio, la soddisfazione è quindi grossa, la sensazione di essere uno che conta, e tanti con aiuti chimici possono arrivarci, non c’è bisogno di avere di base un talento cristallino, non devi arrivare sotto le due ore e dieci, aumenta quindi la tentazione di doparsi per un risultato che sembra luminoso, ma che in realtà non lo è davvero, la gente si è sempre dopata ma dobbiamo fare i conti anche con questa considerazione.

‘notte, vado a ungermi.

 

Atricolo già uscito sul mensile Correre