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Factory Fattori | 17 dicembre 2017

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L’INCREDIBILE CASO DI DAVIDE RAINERI

L’INCREDIBILE CASO DI DAVIDE RAINERI
Saverio Fattori

Ibernazione. Quando penso alla storia di Davide Raineri questa parola mi si riaffaccia alla mente e io la scaccio, ma torna. Ibernarsi al fine di preservare l’integrità del proprio corpo, per mantenerne le caratteristiche dell’età giovanile. L’idea folle che l’essere umano ha da sempre contemplato, materia per romanzi Urania o per la megalomania di uomini ricchi e potenti. Davide Raineri non è stato vent’anni in un enorme cubo di giaccio, molto semplicemente dopo una breve carriera di giovane talento ha deciso di buttare le chiodate da qualche parte del cervello e della cantina e ha fatto altro, si è sposato, ha avuto due figli, voleva enrare in Polizia, la vita può essere bella anche senza l’atletica.

Ma poi capita che un giorno, oltre i quarant’anni, porta i figli al campo, e sono loro che venuti a conoscenza del suo passato lo riportano in pista, anche questa una cosa bizzarra, una modalità al contrario di quella che avviene nei casi più normali. Lui porta Francesco, undici anni, e Anita di nove, a fare atletica e loro in un secondo tempo gli chiedono di ricominciare…

E qui avviene il miracolo, lo stato di conservazione, anche in assenza totale di manutenzione, si rivela quasi perfetto, una spolvarata e fuori dal garage stupisce subito tutti. Probilmente proprio il fatto di essere stato del tutto inattivo lo ha preservato dall’usura. Già due anni fa piazza un 8’37 nei tremila, lo scorso anno, a Gavardo, corre i cinquemila in 14’57. Anche la moglie Angela, ex velista azzurra, lo sprona da subito, il clan familiare gli dà forza e serenità, la stessa moglie ha iniziato a correre e a togliersi qualche soddisfazione nelle classifiche di categoria. Vivono a Bellano, nel lecchese, Davide si allena a Dervio sotto le cure di Claudio Tagliabue tecnico ed ex atleta di buon livello, gareggia per la società bresciana C.S.San Rocchino e ha un paio di sponsor, Diadora e Affari&Sport che lo sostengono per le spese e per l’abbigliamento, mi racconta che corre pochino, circa quattordici chilometri al giorno, riposo il sabato e gara la domenica, il menu classico del podista medio, anche se poi saltano fuori quattro mille sul piede dei 2’45 e sulla mezza ha stampato facile un’ora e otto minuti. Davide mi manda due immagini in PDF, sono le pagine di un quaderno, scritti a biro ci sono i lavori di due settimane di allenamento, è vero, non si “ammazza” in allenamenti da cavallo, ma mi salta all’occhio giovedì 17 maggio… un duemila in 5’39 e quattro cinquecento da 1’16… non male per un quasi M45.

Sentendolo al telefono le mie impressioni sono confermate, una storia incredibile capita solo a persone fuori dal comune. Mi dice senza spocchia che non ha intenzione di frequentare i campionati master di categoria, lui che al meeting internazionale di Gavardo quest’anno ha stupito tutti correndo i millecinque in 3’53 alla tenera età di quarantaquattro anni, è mosso da altri stimoli, non cerca maglie con lo scudetto tricolore, lui vuole sentirsi giovane, correre con i giovani, senza arroganza, in genere parte non troppo deciso, lascia che siano loro là davanti a prendersi la prima corda in curva. Quando da Allievo vinceva campionati italiani come se piovesse, correva così, gara impostata veloce? Lui teneva ogni ritmo. Gara più tattica? Lui l’ultimo giro dei tremila lo chiudeva comunque in sessanta secondi. Raineri rimane sospeso tra archeologia e futuro, tra foto e video datati, e accende la curiosità di vedere cosa potrà ancora combinare questo piccolo Lagat di casa nostra.

I dati della prima parte della sua carriera si interrompono nel 1992 per riprendere magicamente nel 2015 con la sua scheda Fidal. Altra circostanza interessante, nel foglio dove ha annotato i lavori che precedono i millecinque di Gavardo, corsi domenica 4 giugno, il sabato, la domenica e il lunedì precedenti vedo scritti in stampatello tre FEBBRE.

Oggi non cerca troppa esposizione mediatica, ha esigenze semplici, vuole che i suoi figli siano fieri di lui, non voleva stupire nessuno, ma dopo il risultato di Gavardo, che è anche primato italiano M40, il mondo di Facebook ha iniziato a indagare, ingorda di storie e personaggi, lui che su Facebook nemmeno è presente. Non sembra infastidirlo questa improvvisa popolarità, tornando ha trovato un’atletica italiana più povera di risultati che forse ha bisogno anche di personaggi come lui.

In rete è reperibile una sua scheda. Bambino prodigio, di quelli che vincono le finali nazionali dei Giochi della gioventù di campestre disputati dalla parte opposta e più lontana dello stivale, lui da Lecco li va a vincere a Messina, parliamo del 1987. Ma non è una lampo nella notte, la sua crescita è costante, tanti titoli italiani di categoria, maglie azzurre in incontri internazionali, nel 1992 è dodicesimo ai mondiali juniores in Corea sui cinquemila, già gareggia nelle Fiamme Oro.

Su You tube qualcuno ha riesumato un filmato con un titolo indecifrabile, è nominato infatti: LG VDR , cercatelo, Davide Raineri domina i campionati italiani Allievi del 1990 a Rimini, città che i diciassettenni in genere frequentano per altre ragioni, ed è impressionante la sicurezza della condotta di gara, un giovane Ingargiola nulla potè fare. Al tempo in Italia non si scherzava, in quei giorni Salvatore Antibo correva i cinquemila in 13’05 a Bologna, ultimo europeo a giocarsela alla pari con gli africani, uno com Davide poteva trovare idoli, cosa oggi più complicata. Visionando il filmato di Rimini si scopre una perla, al quarto minuto della gara dei tremila si vede un bellissimo salto in lungo, si tratta di un giovane Simone Bianchi, talento sfortunato, arrivato poi in carriera a saltare otto metri e venticinque vincendo una Coppa Europa.

Ma poi? A Davide che successe? Come si interrompe la favola antica?

Poi…. poi una borsite in un ginocchio, forse un semplice intervento chirurgico avrebbe messo fine a quella limitazione, ma a volte quando le cose si mettono malino, si è lasciati un po’ soli, a vent’anni poi si prendono decisioni nette, definitive, non ci si prende il tempo di capire come si mettono le cose, non si può attendere, il mondo va veloce ed è pieno di altre cose belle, ti rompi le scatole e dici ciao e stato bello, tanti auguri, l’atletica è sparita dai suoi pensieri, niente Olimpiadi nè Mondiali alla televisione, windsurf sul lago, gira il mondo al seguito della moglie che gareggia nei cicuiti internazionali di barca a vela, fa il poliziotto di pattuglia per diversi anni, qualche inseguimento a piedi non è mancato, oggi è nella Polizia ferroviaria.

Insomma, Ibernazione un accidente, forse a volte si è più ibernati quando si vive una sola vita, come in un tunnel che non prevede troppe variabile nè uscite laterali, prigionieri volontari di una passione o di una ossessione, certo, la domande classica rimane… Cosa avrebbe potuto ottenere se le cose fossero andate diversamente? Se quel ginocchio fosse stato recuperato in fretta? E chi può dirlo. Di certo Davide Raineri non mi è parso tipo a rimpianti e oggi si diverte tantissimo a correre nella scia di una eterna giovinezza.

Questa estate una decina di giorni di quasi relax, poi sarà preparazione, per un grande ottocento e un grande cinquemila, poi da settembra saranno mezzemaratone… c’è da attendere, curiosi…

 

Articolo già uscito sul mensile Correre