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Factory Fattori | 17 dicembre 2017

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INCOMPRENSIONI E PENSIERO UNICO

INCOMPRENSIONI E PENSIERO UNICO
Saverio Fattori

La mia fidanzata attualmente non fa alcuna attività sportiva. Di nessun tipo, né anaerobico, né tanto meno aerobico. In passato, su mia decisa sollecitazione, aveva iniziò a correre, prima con i minuti alternati, poi via via, con viva soddisfazione di allenatore (veritiera), e allenata (apparente), il tempo si riempì di sola corsa. Arrivò a correre ininterrottamente un’ora e dieci minuti. Lo fece sulle Mura di Ferrara, luogo di cui ignorava la mitologia, ma che evidentemente è carico di energia positiva. Addirittura le inserii nel programma delle ripetute veloci, sui sessanta metri, a mio parere molto utili per l’innalzamento del metabolismo. Non sono mai stato un fan del “lungo lento”, nemmeno per atleti che non hanno nessuna velleità agonistica. Ed ero certo che Valeria non avrebbe mai accettato nessun tipo di confronto in gara, ma di questo non gliene feci nessuna colpa, si potevano ottenere risultati decenti anche senza la carica propulsiva della garetta domenicale. Le correvo di fianco, la incitavo, le davo i tempi, mi incavolavo, si incavolava, reagiva. Mi sentivo dentro “Ufficiale Gentiluomo”. La recluta in un primo tempo mi avrebbe odiato e maledetto, per poi rendermi omaggio a operazione riuscita. Il feedback mi pareva buono e sotto il top si iniziavano a intravedere tracce di addominali. Diceva quello che dicono tutte le reclute dopo qualche decina di allenamenti regolari. Affermava di sentirsi meglio di prima. Sembrava soddisfatta, se non proprio entusiasta. E a me tanto bastava, come conferma della mia ideologia. Non avevo capito nulla, come spesso mi capita, ero dentro al mio viaggio e non riuscivo a ragionare con il cervello altrui, a sentire la verità, a cogliere i segnali.

Sta di fatto che smise di correre, e nessun’altra attività sportiva sarebbe mai stata intrapresa con profitto. Non ricordo con esattezza le fasi della resa. Non ricordo se la chiusura fu netta, o se le uscite si diradarono piano piano, fino a scomparire nella nebbia padana. Probabilmente, come spesso succede in questi casi, la stagione invernale rese più indigeribili le uscite, e il giochino si ruppe. Tutte le buone intenzioni, o quelle che io ritenevo tali, furono risucchiate da un buco nero di antimateria. A nulla valsero le mie insistenze. Perché litigare contro lo specchio di un camerino per un jeans che si rifiuta di calzare bene, nonostante i complimenti falsi della commessa, senza adottare logiche contromisure? E consideriamo che il fattore estetico non è l’unico, e nemmeno il più importante. Perché, ad esempio, rinunciare alla dose quotidiana di endorfine dopo una giornata rinchiusa dentro un ufficio che a volte pare una gabbia di scimmie pazze?

Non trovavo la risposta. Non capivo. Non capisco. Non capirò mai.

Per me, e forse per chi compra questa rivista, la corsa rappresenta un punto fermo imprescindibile, un’ancora sicura, un antidepressivo, un euforizzante, un regolatore dell’umore che nessun farmaco potrà mai sostituire, il principio attivo perfetto. Alla mia richiesta di delucidazioni Valeria fornì riposte vaghe. Il nostro sport richiede uno sforzo iniziale terrificante, ma poi i benefici arrivano puntuali, con precisione aritmetica e si finisce in un meccanismo virtuoso. Il mio tribunale dell’Inquisizione non funzionò. La Strega non si discolpò e non si pentii mai. Ma soprattutto non volle chiarire il mistero dell’abbandono. Le ragioni a tutt’oggi rimangono in un campo indefinito. Litigammo. Più di una volta, io la invitai a ritentare l’approccio.

Quando penso e scrivo cose di questo genere mi faccio paura, per me è una specie di esorcismo, faccio emergere la mia parte peggiore e mi illudo di dominarla. È come se da una zona oscura del mio cervello emergesse una sorta di Pensiero Unico totalizzante, assoluto, che non ammette complessità e altre visioni.

Quelli che frequentano corsi di ballo latini mi sembrano degli idioti in un eterno carnevale, sarà per via di certi costumini di raso che forse sono solo rimasti impigliati nel mio cervello e che non esistono nemmeno. Lo yoga e le discipline orientali in genere, le liquido con ciniche battute che imbarazzano i miei interlocutori e mi fanno giustamente passare come figuro antipatico, se non sgradevole. Però la civiltà occidentale è arrivata a concepire lo spinning in piscina, oltre che i cosmetici per cani. Non so cos’altro si inventeranno i Mega Centri Fitness per sdoganare la fatica a gente che non ne vuol sapere e inizia una girandola perversa di corsi sempre più bizzarri. Sto rivalutando il vecchio Body Building esploso negli anni Ottanta, era chiaro, pur nella visione elementare e limitata: tiro su molta ghisa e divento “grosso”, più muscoli uguale più femmine. Donne teoriche, nemmeno quella si rivelò scienza esatta.

Adesso va di moda il pilates, nasce a Londra, città che in questi giorni lo sta già rinnegando, in attesa che qualche altra stravagante novità rinnovi l’imbroglio. A me pare solo uno stretching prolungato oltre ogni ragionevolezza, per una sofferenza che dovrebbe anticipare chissà quali benefici. La mia impressione da profano è che queste posizioni protratte nel tempo possano svuotare le fibre di sangue, rischiando di addormentare il muscolo. Ma non posso offrirvi nessun riscontro scientifico. Le mie sono congetture superficiali, antipatie a pelle che attendono solo risentite proteste.

Sta di fatto che per me sono tutte “menate”, giochi barocchi per complicare quella che a me sembra un’evidenza dalla quale, incomprensibilmente, molti scappano, per rifugiarsi nel ludico o nella confusione di discipline dalle mille regole e dalle implicazioni pseudo-spirituali. Niente è efficace quanto una bella ora di corsa in progressione. Calzoncini e maglietta, calzature idonee. Tutto qua. Nient’altro. Quando il sistema cardiocircolatorio “pompa” bene, l’organismo non può chiederci di meglio e deve solo ringraziarci, non deve permettersi di guastarsi, la malattia deve girarci lontano. Questa è la base, l’aerobica pura dovrebbe essere l’ABC, tutto il resto è comunque secondario, anche se non dannoso.

Vuoi davvero dimagrire? Vuoi davvero rientrare in sintonia con la tua fisicità? Beh, corri, cavolo… cosa devi inventarti? Mi sento quel vecchietto nel vecchio West che allo sbuffare della prima locomotiva inveiva contro la macchina, apostrofandola come diavoleria. Mi sento depositario della verità assoluta per quanto riguarda questo genere di argomenti. E pensare che diffido delle persone troppo sicure delle proprie ragioni. Quando faccio così non mi piaccio e permettetemi di dissociarmi da me stesso. La Storia e la cronaca stanno lì a documentare quanto siano pericolose le rigide certezze. Domani mi iscrivo a un corso di qualcosa. Cercherò qualcosa di inutile, scansando almeno quelli dannosi.

P.S. :Non farei mai parte di un club che mi accetta tra i suoi membri. (Oscar Wilde)