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Factory Fattori | 17 dicembre 2017

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QUELLO CHE SUCCEDE LA’ DAVANTI

QUELLO CHE SUCCEDE LA’ DAVANTI
Saverio Fattori

 

Il podismo a Bologna, come in tutto il resto della penisola, alterna aspetti positivi ad altri più amari, è la solita minestra in fondo, scomparsa totale di top runner indigeni, ma grossa partecipazione di massa per eventi organizzati e serviti bene, l’appuntamento non deve essere più vissuto come gara agonistica(atteggiamento perdente), ma come “evento”(nuove frontiere della comunicazione).

La Run Tune up, la mezza bolognese più ambita da grandi e piccini, quast’anno non ha richiesto l’affiliazione alla Fidal, ma solo all’ente di promozione Uisp. Non mi interessa entrare nelle motivazioni di questa scelta, piuttosto mi interessa il fatto che una volta entrati in questa dimensione non è più possibile dare premi in denaro e tanto meno ingaggi, generando come naturale conseguenza un abbassamento del livello tecnico dei primi arrivati.

La domanda che mi sono posto non riguarda gli organizzatori, quanto la linfa vitale del movimento, i quattromila che si sono riversati per le vie di Bologna sotto una pioggia battente che non ha mai dato tregua, mai, e che ha reso i sanpietrini dei cubetti infidi. Altro che città dei portici, i portici te li godi solo quando vai per vetrine, oltre tutto quando vai per vetrine pensi che Bologna sia tutta perfettamente pari, invece no, il podista bolognese sa che improvvisamente la strada sale, magari non sono salite secche, durissime, ma un incantesimo maligno è come se ti fregasse sempre, e tu sai che il personal best qui non lo farai mai, saranno le curve, i sanpietrini, le salitelle impercettibili che quando arrivi all’ora di corsa sembrano passi dolomitici… sarà quel che sarà, ma scordati di fare un buon tempo a Bologna.

Comunque sia ho messo sulla pagina Facebook di Alessio Guidi, presidente del gruppo podistico Passo Capponi, e sulla pagina Bologna corre, la seguente domanda:

Indipendentemente dalla vostra prestazione, a voi interessa qualcosa se la Run Tune up la vincono in 1’10 invece che con tempi più veloci?

Alessio Guidi Per quanto mi riguarda quello che succede “là davanti” proprio non mi interessa…

Alessio Guidi, tra podisti del suo gruppo e aggregati simpatizzanti, ha portato circa duecento pettorali all’organizzazione della Rune Tune up, e non è affatto la prima volta nè l’ultima, per eventi di rilevanza nazionale viaggia spesso su questi numeri, è quindi una gioiosa macchina da guerra e può fare la gioia di tanti organizzatori che devono farsi largo in un calendario sempre più fitto di gare di corsa di vario genere. Non è quindi una opinione da poco la sua.

Personalmente non la condivido, per me ha avuto sempre importanza quello che succedeva là davanti, ma in fondo quello che penso io non ha molta importanza.

Anni fa al mio paese organizzavano un circuito a invito per una ventina di cavalli buoni, passarono in tanti, anche Stefano Baldini a poche settimane da in bronzo mondiale di Parigi 2013, etiopi da ventisette netti nei diecimila, un Meucci giovanissimo e un po’ grassoccio al suo primo rimmborso spese, ma prima si correva una podistica “normale” premiata a categorie. Io non capivo come tantissimi amatori dopo la loro garettina potessero ficcarsi nelle loro macchinine caricando la loro sportina di generi alimentari nel bagagliaio, senza assistere allo spettacolo che da lì a poco si sarebbe consumato. Un po’ come se ai calciatori del torneo dei bar non importasse nulla del campionato di serie A o della Champion. Io godevo invece di quella leggerezza, di quella apparente facilità di corsa, e capivo qualcosa in più della pochezza del mio correre e di questo maledetto sport, capivo che non è vero che la costanza e la volontà possono fare tutto, e che i motivatori i loro slogan li potevano vendere a qualcuno, ma non a me, che ero entrato nella spietatezza della corsa, devi nascerci con certe qualità, nessun programma di allenemento avrebbe mai fatto diventare un somarino come me un buon cavallo, ma non negavo l’esistenza del talento, solo ci sbattevo il muso contro.

Oggi invece più che mai è in atto una sorta di rimozione, là davanti sono neri, i magrebini, un altro pianeta, non ci interessa, loro “sono portati”, si sa, agli organizzatori della Run Tune up non importa nulla del risultato tecnico, non è più questo fa il titolo de Il Resto del Carlino o di Stadio, basta il numero degli iscritti, Gianni Morandi, e anche il servizio di Rai tre regione è fatto. Morandi a parte i maratoneti eccellenti funzionano sempre.

 

Chi è arrivato tardi a questo sport solo per stare in salute e in compagnia non può cogliere la differenza tra una mezza corsa dalle parti dell’ora netta e una corsa dieci minuti più lentamente, e non ha nemmeno senso fargliene una colpa, non c’è colpa, non avendo fatto atletica in gioventù non può avere certe sensibilità, deve divertirsi, passare una bella domenica e pagare il pettorale. Arrivo bene a comprendere anche gli organizzatori della Rune Tune up, venendo sempre più spesso a mancare l’atleta bianco di valore medio alto, il serpentone si divide in tronconi troppo netti, dopo il gruppo dei top runner che si giocano i premi in denaro e gli ingaggi, si aprono voragini, buchi, passano minuti interminabili prima di veder comparire la prima pattuglia di amatori evoluti.

Ovviamente su FACEBOOK su questo tema si è poi scatenato il solito putiferio, le trincee sono sempre quelle, i podisti malati di lunga degenza (quelli che hanno vissuto almeno gli anni Novanta) e i Beginners 2.0, le filosofie, prevedibili.

Ma la morale finale così si condensa:

Alessio Guidi com’era prevedibile tanti commenti, punti di vista e le solite “sentenze”, ma rimane il fatto CONCRETO che se tu in gara non vai ai 3 min a km, che i primi vincano in 59 minuti, 1 ora e 5 minuti, 1 ora e 10 minuti o addirittura con il tempo di domenica alla RTU, tu lo impari solo dallo speaker o dal giornale il giorno dopo. E ti posso assicurare che partendo in ultima griglia che davanti ci sia Mo Farah, Meucci o Kip-qualcosa oppure Magagnoli, Ercoli, Morandi, Lo Preiato e Turra è esattamente la stessa cosa.

Amen.

 

pezzo già uscito sul mensile Correre