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Factory Fattori | 21 agosto 2018

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NOMI E NUMERI

NOMI E NUMERI
Saverio Fattori

 

Mi hanno chiesto di fare un libro celebrativo sulla corsa podistica che si corre al mio paese. Per il quarantennale. Mi sono caricato a casa centinaia di foto e diapositive come il più rassegnato dei mezzemaniche. Ma soprattutto ho un faldone di documenti sul tavolo di lavoro che nemmeno gli atti del maxiprocesso di Palermo a Cosa Nostra, e già la schiena sento incurvarsi e ho perso gradi alla vista. È il Sacro Tomo delle classifiche. Roba che parla a chi sa ascolare. Classifiche rigorosamente tenute in un raccoglitore e messe dentro a buste trasparenti, sono in ordine cronologico, le prime temo ad estrarle, da anni nessuno lo fa, ora le classifiche sono on line in tempo reale, anzi inizio a pensare che alcune classifiche arrivano così in fretta che il merito non è nel chip, inizio a pensare che le facciano sulla fiducia, tanto non è che la corsa dia tante sorprese. Temo che a contatto con l’ossigeno questi preziosi fogli A4 mi si sbriciolino tra le dita, per la disperazione mia e di chi mi ha commissionato il martirio. Temo che celino un’antica maledizione tutti quei nomi e quei numeri. Oppure nascondano un messaggio criptato venuto da un pianeta abitato simile al nostro, ma molto lontano. Ho calcolato a spanne che sono circa diecimila nomi, certo, molti sono ripetuti, molti atleti tornano sul luogo del delitto, specie, nel caso di top runner, se l’organizzatore paga il dovuto. Ma è sempre un numero mostruoso. E che ci faccio? Se poi penso che la corsa era di dieci chilometri, sto maneggiando circa centomila chilometri. Roba pesa. Il percorso della gara è sempre stato misurato con grande perizia, anche se molti pignoli verrano a dirmi che i personal best veri li fai solo in pista. E vabbè. Allora perchè tutti si affannano come insetti impazziti a spingere quel maledetto pulsante sull’orologio fin quasi a slogarsi un polso, come se quel gesto disinnescasse una carica espolsiva da qualche parte, tipo quei film americani con gente tipo Harrison Ford o Bruce Willis, perchè affannarsi tanto se poi i tempi veri sono solo in pista?

Quindi quei numerini a fianco a quei nomi qualcosa vogliono dire a noi? I nomi da soli, poco. I numeri da soli, nulla. Per associazione mi viene in mente un’altra ciscostanza dove ci sono nomi e numeri, ma scritti su marmo. Ma lasciamo perdere.

I numeri di quelle classifiche cercano di metterci in gabbia, di stabilire quello che siamo, quello che eravamo, e quello che in fondo saremo per sempre, identificano il nostro valore atletico. Anno dopo anno, ovviamente, se ti concentri su un atleta hai il grafico del suo peggioramento. Sto parlando di quella roba orrenda che si chiama invecchiamento, Perchè quando si tratta di usare soprattutto il corpo e meno il cervello, insomma a correre l’esperienza e le competenze contano pochino. Tra i circa diecimila nomi m isono concentrato su un nome, non è Stefano Baldini, non è un cane come me, ho scelto Graziano Calvaresi, solido atleta romagnolo, trionfatore, tra l’altro, di una Maratona di Carpi. Nel 1990 vince la gara al mio paese, torna poi varie volte. Fino al cicuito a invito del 2006, sono solo sedici al via, tutti cattivi, come in pista, ha quarant’anni, arriva terz’ultimo, dietro di lui solo due keniani forse vittime di troppe gare. Calvaresi è lì, granitico, lo eleggo mio Eroe, il suo 31’34 quella sera di giugno non è solo numeri. È un grido contro la natura, contro il tempo infame, alla fine la guerra la vince lui, ma sai la soddisfazione di vincere un sacco di battaglie…