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Factory Fattori | 18 Dic 2018

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PODISTI APERICENA E DISAGIO*

PODISTI APERICENA E DISAGIO*
Saverio Fattori

 

Manca l’ironia nella rappresentazione del mondo della corsa in questi tempi, e l’ironia serve sempre. Servirebbe a stemperare i toni indignati e spesso inutili nel commentare i mesti risultati a livello internazionale dei nostri top runner. Ma non sarebbe male applicata anche ai podisti apericena che salvano le grandi manifestazioni podistiche iscrivendosi e riempendo alberghi e ristoranti. In realtà ci sono molti sorrisi, maglie colorate, spesso dello stesso colore, coriandoli, mani alzate, ma vista da fuori, dalla giusta distanza, a volte tutto sembra uno sconfinato villaggio turistico, quelli dove l’animatore ti raggiunge sul lettino in spiaggia per convincere anche te a metterti il naso rosso e la parrucca bionda, e ti fa sentire uno strano se non li raggiungi al party e non ti omologhi agli altri ospiti che si stanno tanto divertendo come pazzi. Ci sono donne e bevande colorate fruttate e leggermente alcoliche. Poi ci sono i balli di gruppo. Perché non vieni anche tu? Sei vecchio? Sei uno depresso? Vuoi fare l’originale pensando di impressionare qualcuno? Sei astemio? Abbiamo anche i cocktail analcolici.

Alessio Guidi, gran cerimoniere del mega gruppo podistico bolognese Passo capponi, quando metto foto su Facebook di atleti di altre ere geologiche come Franco Fava, Carlo Grippo, Giuseppe Cindolo, solo per citerne alcuni, mi commenta cose del tipo: Ancora foto in bianco e nero? Le foto erano realtive a un articolo uscito su queste pagine dove scrivevo che da piccolo volevo essere come loro, capelli lunghi, telaio apparentemente poco prestante, e motore pazzesco, uno come Franco Fava, il mio mito di sempre, che cercava la gara perfetta, la grande prestazione cronometrica, il record del mondo dei diecimila in giro per il mondo e smarriva medaglie, anche a causa di un finale non brillantissimo e di una noiosa tachicardia.

Ormai è un gioco delle parti scoperto tra noi due o ognuno si attiene al personaggio. Lui è il nuovo che avanza, il ragionier Filini che trova sempre il ristorante strategico a poche centinaia di metri dal pallone dell’arrivo, l’aggregatore instancabile che organizza iscrizioni, viaggio e pernotto, quello che ha capito dove andava a parare il podismo due punto zero, l’amico solare che vorremmo a tutti i matrimoni e battesimi. Io quello un po’ triste che sta all’angolo, un po’ fuori fuoco, non sono stato un vero atleta negli anni buoni, però c’ero, li ho visti bene gli anni Novanta, ero testimone del periodo in cui la corsa era un normale sport agonistico, e non mi rassegno alla figura del podista apericena col sorriso stampato, di quelli che dicono Che felicità fare fatica e si battono le mani da soli con gli occhi stravolti. Insomma sono uno che non trova precisa collocazione, che non ha una identità ben definita, una scimmietta che si attacca alla liana del passato, poi prende quella del futuro, e alla fine cade di sotto perché la forza cala e dopo quarant’anni di corsa accusa il peso dei chilometri, esausto. I podisti apericena loro sono forti, lenti ma forti, pieni di entusiasmo, l’hanno conosciuta tardi la corsa, hanno quarant’anni e oltre, ma podisticamente sono adolescenti, e presentano pregi e difetti di questa età meravigliosa. Ma forse la mia terra di mezzo mi consente di essere un po’ irriverente, un giullare che si prende gioco di tutto, uno che mette in discussione tutto, perfino l’idolatria che infuoca i fan di Calcaterra.

Fossi stato uno da ventinove minuti nei diecimila e quattordici nei cinquemila, non mi sarei potuto permettere di essere così antipatico. Quelli che nel curriculum possono vantare ventinove nei diecimila e quattordici commentano in privato, tra di loro, o sono ammutoliti, storditi, per quanto tutto sia mutato nel mondo di cui hanno fatto parte in un altro tempo. Si tengono fuori.

Al di là delle analisi antropologiche sul genere uomo che zampetta in avanti, Alessio Guidi è una potenza, il suo entusiasmo è contagioso, e il villaggio vacanze di riempie svuotando altri villaggi meno colorati, gruppi podistici legati a vecchi rituali sempre identici. Passo capponi, per ora, non vanta atleti di élite, ma stravince classifiche per iscritti in manifestazioni importanti, e già questo è detenere (simpaticamente) un piccolo “potere” con il quale è impossibile non farci i conti. Ha vinto la classifica per presenze alle maratona di Ferrara, Rimini, Crevalcore, alla Cortina Dobbiaco, poi la Giulietta & Romeo Half Marathon di Verona , la 50 Chilometri di Romagna, ha portato quarantadue partenti alla Cento del Passatore… fino al botto finale, 242 iscritti alla Rune Tune Up di Bologna.

Va bene, faccio il ballo di guppo e bevo il cockatail arancione pure io.

 

*articolo già uscito su

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