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Factory Fattori | 25 Marzo 2019

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ANCHE LE BRUTTE PERSONE CORRONO

ANCHE LE BRUTTE PERSONE CORRONO
Saverio Fattori

Dieci anni fa dentro a un libro di modestissimo successo descrissi un atleta maledetto, forse poco credibile, troppo estremo forse nel suo essere una brutta persona, incattivito, razzista, ossessionato dalla perfezione e dall’idea di vivere l’atletica come professionista. Dedito al doping. Un personaggio insopportabile, divorato dal timore di fallire. Molto antipatico. Peggio di me.

Come vivrebbe questo periodo storico Claudio Seregni, ovvero l’io narrante del romanzo? In sintesi, cosa è cambiato nel nostro mondo in questo lustro?

Tutto e nulla, verrebbe da dire, tutto nel senso che è cambiato il palcoscenico, oggi sconfinato con l’avvento dei Social, una piattaforma nella quale chi corre può esibire la propria preziosa identità di podista, ma nella sostanza non cambia nulla, va sempre messo un piede davanti all’altro, prima il destro e poi il sinistro e via andare. Il gesto è semplice, ma proprio perchè è troppo semplice spesso va farcito, addobbato, spesso appesantito, troppi zuccheri. A molti non basta una strada bianca, il silenzio, la propria fatica e un satellitare che ti dice numeri che parlano di efficienza ritrovata o perduta. Tutti sembra debbano dare un senso che vada oltre, molto oltre una normale prestazione sportiva più o meno codificata dentro a regole stabilite. Il pettorale di una maratona come manifesto da riempire di significato. Molti impugnano giuste cause da rivendicare a nome personale o per un comunità, oppure esibiscono una positiva felicità a volte un po’ noiosa. Io corro quindi sono felice, sono felice perchè corro. Per Claudio Seregni una gara buona non era felicità, ma solo un momentaneo allentamento della tensione. E non avrebbe nulla da comunicare al resto del mondo. Il suo esistere è il solo segno che vorrebbe lasciare si questo mondo.

Le maratone sono piene di Eroi, c’è un uso sempre più reiterato di questo termine. Pare che gli eroi in periodo post bellico ce li abbiamo tutti noi nella corsa. Credo. Ma se qualcuno ha notizie di eroi nella pallanuoto, nel tennis, nel golf, o in qualunque altro sport, mi faccia sapere. A Claudio Seregni questa parola mette i brividi. Quando correva in campagna spesso scorgeva cippi a ricordo di battaglie e partigiani, piccoli menhir in petra dimenticati a sfidare le erbacce. Dove andava a fare ripetute in salita qualcuno era rimasto sotto le bombe a guerra praticamente finita. E si diceva che quella fatica orrenda che stava provando in fondo era poca cosa.

Oggi Claudio Seregni sarebbe di sicuro ancora più rancoroso, lui aveva dovuto doparsi per scendere magari sotto i 29′ nei diecimila, e comunque non era nessuno, impazzirebbe vedendo altri bipedi vantarsi per il solo fatto di avere denari per fare turismo podistico e gastronomia internazionale. Vedere centinaia di Like e gridare al miracolo per un 2 ore e 40 di maratona lo metterebbe di cattivo umore, lui che si era logorato prima di poter affrontare la preparazione per una maratona, troppe ripetute in pista con le chiodate. Avrebbe un account Facebook? No. Ma spierebbe la vita degli altri. Si farebbe pagare da un esordiente over quaranta per un programma di allenamento? No. Seregni è un sociopatico, una brutta persona, ma in fondo un puro. Cosa direbbe al nuovo adepto che ha iniziato a correre dopo che la zumba e la cyclette in acqua lo hanno stancato, ora ha saputo del suo passato quasi glorioso e gli chiede un programma di allenamento. Seregni cercherebbe di smorzare l’entuasiamo, in fondo non ha mai indossato una maglia della nazionale, nemmeno giovanile, andavano troppo forte quelli della sua generazione. Seregni inizierebbe a parlare senza guardarlo dritto in faccia, un po’ smarrito: Corri, corri tranquillo, non ho nessun programma di allenemento miracoloso per te, fai qualche progressione il martedì, un minuto piano e uno forte il giovedì, corri a sensazione, in compagnia, fai garette di paese, che diventeranno il tuo allenamento più intenso e il test più importante per vedere i miglioramenti che avrai di sicuro se non fai cavolate, parti da zero, quindi peggiorare è impossibile. Non devi tenere nessun diario. Nessun file excel. Ascolta il tuo corpo, rispettalo. Non fare stage in agosto, fai vere vacanze. E non è obbligatorio correre la maratona, cerca prima i tuoi limiti su distanze normali in località logisticamente comode. Correre è una faccenda così complicata che diventa semplicissima se sai ascoltare il tuo corpo. Le brutte persone dicono cose di questo tipo.

Articolo già uscito sulla rivista Correre