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Factory Fattori | 19 Aprile 2019

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ANA NANU

ANA NANU
Saverio Fattori

Se fosse presente la gloriosa rubrica Non tutti sanno che… anche su questa rivista, Ana Nanu sarebbe un caso esemplare. Ana spesso la vediamo fotografata anche sulle pagine di questa rivista, vince molto in Italia e su tutte le distanze, gare classiche, spesso in montagna. Il suo è sempre un volto sorridente, sembra che la fatica riesca a metterla da una parte, alza il braccio ed è come se la spazzasse via. In genere lo fanno quelli che la fatica di questo sport la conoscono bene. La fatica vera Ana l’ha conosciuta subito, fin da bambina, perché se è vero che Ana ha un presente importante, pochi sanno di un passato incredibile tutto da raccontare.

Ana porta in dote una storia gloriosa vissuta in una delle nazioni più importanti per quanto riguarda il mezzofondo e il fondo. La Romania a partire dagli anni Settanta ha sfornato atlete incredibili, da Dorina Melinte, già avversaria di Gabriella Dorio, a Maricica Puica anni Ottanta, fino a Gabriela Szabó, solo per citarne tre che hanno illuminato tre lustri in successione. Quelle canottiere gialle davanti al gruppo delle migliori testimoniavano di una pianificazione perfetta e di una tradizione importante, specie proprio in campo femminile.

Ana è classe ’73, già nel 1990 partecipa ai Campionati mondiali di cross a Aix les bains in Francia, poi a quelli in pista, sui diecimila, a Plovdiv, in Bulgaria. L’anno seguente sarà addirittura bronzo a Salonicco sempre nei diecimila. Ana continua la collezione di canottiere della nazionale rumena con un dodicesimo posto ai Mondiali junior a Seoul sui diecimila in pista e un Mondiale di Cross a Boston dove conquisterà una medaglia d’argento a squadre. La strada è quella giusta, negli anni seguenti arriveranno personali “pesanti” tipo 33’20 nella sua distanza preferita in pista, 1’12”10 di mezza maratona e 2’35”40 in maratona.

Ana nel 1985 si presenta tutta sola allo stadio della sua città, Targu Jiu, a circa trecento chilometri da Bucarest, si mette in pista, vuole essere allenata, il tecnico non le dà troppo credito, è piccola magra, un gattino, ma macina giri con grande naturalezza. Da lì in poi sarà una giovinezza particolare, lontana dalla famiglia, di raduno in raduno, tre allenamenti al giorno, con qualunque condizione meterologica, un record nazionale junior sui venti chilometri, tanti record nazionali giovanili, quello sui diecimila tutt’ora imbattuto. Alle ragazze della nazionale viene chiesto un test sulla maratona tra di loro… un rapporto vissuto quasi come un trauma quello con questa gara.

Nel ’94 a Belgrado fa il suo esordio ufficiale, parte forte, l’allenatore la vede in testa e continua a incitarla invece di riportarla alla logica, Ana passa forte alla mezza, 1’13, troppo bello ma impossibile, nel finale pagherà per finire in 2’35. Una sorta di disgusto per i quarantadue chilometri segnerà la sua carriera. Il suo allenatore non le dà buoni consigli sulle tattiche di gara, Ana vince quando fa di testa sua, ma nemmeno le chiede di assumere farmaci dopanti. Ana usa limoni, miele, polline, cioccolata fondente, nemmeno integratori, e sorride oggi quando un amatore di fianco a lei ingurgita gel miracolosi. Le piace vedere come reagisce il suo corpo, i sacrifici non pesano, sono ripagati dai risultati che migliorano, essere un’atleta professionista anche durante il regime di Nicolae Ceaușescu ti pone in una situazione di privilegio, lo Stato in fondo ti coccola, Ana non ha nemmeno tempo e modo di spendere il denaro della Federazione, dona parte del denaro a un orfanotrofio, è una ragazza tranquilla che legge e corre, anche per questo la mettono in stanza con la Szabó, stella mondiale che tra le altre cose sarà Campionessa olimpica nei 5000 metri a Sidney nel 2000.

La giornata di queste ragazze è scandita dai chilometri, giovedì e domenica due soli allenamenti al giorno, ma sono due uscite da due ore e mezza… gli altri giorni la sveglia è alle sette per il risveglio organico, otto chilometri, colazione e alle dieci una seduta da diciotto chilometri, per finire nel pomeriggio con le ripetute, anche dieci volte i duemila, oppure un diecimila e quattro cinquemila, senza acqua, per finire disidratata. Ana arriva a correre quasi mille chilometri in un mese. Quando il giorno di Natale del 1989 giustiziano Ceaușescu, Ana è in ritiro, lontana dai disordini e dal fanare di un mondo che si sgretola nella violenza e verso un futuro ancora tutto da decifrare.

Singolare il fatto che gli aleteti maschi in Romania sembrano discriminati, Ana ricorda un ragazzo da 1’01 di mezza mai portato a manifestazioni internazionali.

Ma nel ’94 la maratona porterà qualcosa di bello, a Kosice, in Slovacchia conosce il romagnolo Solerte Righini, amatore da 36′ 40 nei diecimila, nel ’98 si sposano e arriva in Italia, a Rimini. A ventitrè anni ha già un organismo messo a dura prova, le ginocchia sembrano non volerne più sapere, fatica anche a camminare, nessun medico sembra caprirci nulla, fino a che il Pofessor Ghinelli li apre e asporta le pliche sinoviali e tutti i problemi. Gli anni di fermo portano la maternità, nasce Noemi che oggi a diciotto anni, e l’organismo si rigenera. Dal 2005 inizia la sua seconda carriera con l’Olimpus San Marino, vince quasi tutte le classiche romagnole, due anni dopo arriva alla Gabbi Ponteggi e inizia a girare l’Italia, poi da questa stagione tornerà ad indossare una divisa romagnola, quella dell’Atletica Rimini Nord. Ana gareggia molto, quasi ogni domenica, ma gli allenamenti sono blandi confronto al passato, la gara diventa l’allenamento più importante, in montagna vola, vince sei volte la gara a tappe Val di Fassa Running e la Re Stelvio Mapei che si inerpica appunto sullo Stelvio…

Fatele fare i passi dolomitici del Giro d’Italia, ma non chiedete ad Ana Nanu di correre una maratona…

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