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Factory Fattori | 18 Novembre 2019

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FASTWEB A -59

FASTWEB A -59
Saverio Fattori

Nella domenica che avrebbe dovuto glorificare unicamente il giovane Filippo Tortu, unica carta buona insieme a Gimbo Tamberi della nostra Atletica leggera, con tanto di diretta su Italia 1, uno che lo batte solo la fibra ottica, ecco che invece la home page di Facebook è invasa da una notizia cetriolo che gela (è il caso di usare questo termine) l’ambiente di noi podisti. Per notizia cetriolo intendo una di quelle notizie che per quanto tu le vorresti ignorare te le ritrovi sempre lì, a stuzzicarti, la scorri veloce la home maledetta, vorresti scappare con la fibra più veloce che hai, passi ad altro ma non ti concentri su nulla e senti come un magnetismo che ti inchioda e ti rende affamato, morboso. Link che ti respingono e ti seducono al tempo stesso. Un po’ come un’immagine erotica ma leggermente imperfetta. E poi c’è la parolina… La parolina magica ti è rimasta incagliata nel cervello… la solita parolina magica…

RECORD

E non si allude al record under 23 di Filippo Tortu, poca roba in fondo, Filippo, sei comunque un uomo fatto, credo tu ti rada già la barba, e i record seri sono solo quelli assoluti, che sono mai questi accomodamenti, ci sono cose più importanti questa domenica di tardo inverno. Il poliziotto Paolo Venturini ha corso 39 chilometri ad una temperatura media di -59.

Ora la prima domanda, quella più spontenea che sboccia impertinente nel mio miserabile cervello, la domanda di certo banale, idiota, sbagliata è la seguente:

MA PERCHE’?

Perché mai qualcuno dovrebbe recarsi, senza esserci costretto, a Oymyakon, uno dei luoghi più gelidi e inospitali al mondo tutto coibentato di materiale tecnico per correre scortato da una équipe di medici e luminari stipata dentro a un camion? A vedere il video in mezzo al ghiaccio e alla neve a me vengono in mente solo i dissidenti che dai campi della Siberia provavano pure loro a correre via, ma senza materiali tecnici. A Oymyakon non ci vai, se ci nasci e ci rimani la porti come una croce, se puoi scappi, te ne freghi dei record, nascere in un posto così è uno scherzo del destino che ti fa solo incazzare. Ti ci portavano sotto Stalin, appunto, da quelle parti, e c’era poco da stare allegri. Per i nativi sai la noia, solo la vodka e il sesso possono salvarti la vita in un posto così.

Ma poi un giorno arriva Paolo Venturini dall’Italia e ha la bella pensata di correre. Correre. Perché nessuno ci aveva pensato prima? Ecco come lo fai i record oggi: pensi per primo qualcosa che nessuno aveva ancora pensato. La regola di ogni successo. Poi magari salta fuori un moldavo che aveva avuto una pensata simile, ma ci sta, invidia di sicuro, e comunque la Storia stabilirà la verità. O se ne fregherà di stabilirlo, a volte la verità è inutile.

Ma tu corri e il fiato ti si gela nei polmoni e le stalattiti ti ridiscendono lungo la gola, ebbro di gloria assoluta perché darai una mano alla scienza e a qualcuno al seguito in odor di Nobel.

Ma io sono uno banale, un idiota, forse un cinico, continuo a non capire fino in fondo e magari mi sfugge (e lo spero) che certi studi sull’adattamento umano alle basse temperature e la ricerca su nuovi materiali magari potrebbero servire a dare una mano a certi disgraziati che devono affrontare situazioni non da turisti dell’estremo, ma perché la vita li ha messi davanti a qualcosa di estremo loro malgrado, e le imprese, quando gli riescono, non sempre, se le trovano di fronte non come sfida. Ma in forma di sfiga.

Però al di là di questa impresa specifica a volte mi chiedo perché non siamo più capaci di fare un viaggio impoloso, una corsa dentro di noi, a riflettori spenti, viaggiando verso il centro del nostro essere, non sto parlando di meditazione, né di “spiritualità”, altre dimensioni che fatico a comprendere, nemmeno riesco a definire bene questo “stallo”, ma perché abbiamo sempre l’urgenza di dimostrare qualcosa al mondo, perché non ci basta il crepitare delle nostre scarpette tecniche a scandire il flusso dei nostri pensieri fuori dalle dinamiche del quotidiano senza alzare le braccia al cielo, senza l’urgenza di celebrazioni, prove, testimonianze, foto, articoli di giornale, video?

Quando tutti vogliono urlare la propria esistenza al mondo il silenzio a me sembra la via migliore.

Articolo giù uscito sulla rivista Correre