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Factory Fattori | 25 Giugno 2019

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OLYMPIC GAMES

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Saverio Fattori




Giochi olimpici, giochi olimpici
Vincitori e vinti, la fortuna e la fama
Giochi olimpici, giochi olimpici
Ecco perché corro, è per questo che sono venuto

Questo cantava Miguel Bosè nel 1980, fu l’anno olimpico di Mosca, noi prendemmo un sacco di medaglie, ma proprio tante, erano ben altri tempi, c’era gente come Mennea, Simeoni, Dorio… Miguel Bosè in un video oggi piuttosto indifendibile si dimena in una palestra insieme a ragazze intappate da aerobica, il testo pure lascia a desiderare, tradotta in italiano è quasi imbarazzante, anche Toto Cotugno ci mise del suo, ma il ritornello musicalmente in fondo funziona bene, nel juke box della piscina suonava bene. e comunque tutti eravamo molto più giovani, quelli che erano già nati almeno.

Quattro anni prima, nel 1976, ero bambino, la sognavo eccome la maratona olimpica sulla pista in terra rossa e con le corsie tracciate incerte in gesso. Anche perché era l’unica cosa da sognare al tempo. Te lo sognavi la notte quell’arrivo nel catino dello stadio, tutti in piedi ad aspettarti. Poi le cose si sarebbero messe leggermente peggio nel futuro e intanto a Montreal andarono Cindolo, Fava e Magnani. Io ero solo un moccioso troppo gracile. Allora la maratona era ancora parente stretta della pista, dell’Atletica leggera, dei cinquemila e dei diecimila, una naturale “degenerazione”, non era ancora schizzata sulle sole strade cittadine e asfaltate. Ma non avrei preteso un arrivo medagliato, un ottavo posto come quello di Franco Fava mi pareva più che dignitoso. Osavo un sogno grande, certo, ma non troppo arrogante. Per partecipare alle Olimpiadi dovevi essere tra i primi tre della tua nazione, non è a partecipazione libera. Considerazione ovvia mi direte. Ma è bene ribadire i fondamentali.

Nei giorni scorsi sui social è esplosa la notizia che per i Giochi olimpici parigini del 2024 gli organizzatori stanno valutando l’idea di affiancare alla gara ufficiale valida per il titolo una maratona aperta a tutti, secondo una formula nuova e modalità ancora da definire nei dettagli.

BUM!

Sono quelle notizie che fanno il botto. Molto entusiasmo ma anche molte perplessità. Non so, è come se noi podisti volessimo mangiare tutto, con ingordigia, divorare sogni irrealizzabili a prezzi ragionevoli, gareggiare attigui al contesto olimpico, sentire il calore, farne parte. Nel pacco gara magari metteranno la maglia azzurra con la scritta Italia, poi quando in ufficio vedranno il selfie sulla mia pagina di Facebook si confonderanno, la collega si complimenterà con me, in reparto partirà un applauso e un brindisi con i caffè della macchinetta. Crederanno abbia davvero fatto le Olimpiadi e le mie precisazioni svaniranno nel chiasso o scambiate per modestia e io non insisterò più di tanto. Perché devo vedermela sul divano di casa o ai bordi degli Champs Élysées ? Non mi basta. Ne voglio mangiare un pezzettino anche io di quella torta, leccarmi le dita, non mi accontento più di guardare la vetrina della pasticceria. Bello quel tramonto? Quanto costa? Voglio un po’ di quei colori.

Io non ho mai fatto la maratona. Ho sempre pensato che la mia fosse una specie di spocchia. A tutti interessa la maratona come simbolo? Tutti sono attratti dal mitologia? Allora io no. Sono insensibile a questo fascino. E la frase Io la maratona non l’ho mai fatta, mi esce tutta d’un fiato, con orgoglio e ostentazione. Io ascolto solo il mio corpo e non ho bisogno di quella certificazione lunga quarantadue chilometri e passa.

BALLE

Balle. Proprio nel corso di uno scambio di commenti su Facebook su questa cosa di Parigi ho preso coscienza che me la sono sempre raccontata. Anche per me la Maratona è sacra. Soprattutto per me. Ma non sono mai riuscito ad impegnarmi più di tanto per correrla decentemente, ho perso il giro, il momento è passato. Quindi meglio non “sporcare” quel mito fanciullesco facendola sola per portare a casa una medaglia di partecipazione e un risultato modesto. Rien ne va plus, les jeux sont faits.

Intonerò quindi https://www.youtube.com/watch?v=cqEQG0AZhPo Parigi addio con la voce roca e triste di Mino Verniaghi. Cercatela su You tube.

Articolo già uscito sulla rivista Correre

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