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Factory Fattori | 17 Ottobre 2019

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CARLO ESPOSITO SCRIVENTE (Maiale per gli amici)

CARLO ESPOSITO SCRIVENTE (Maiale per gli amici)
Saverio Fattori

IO STO CON I MAIALI

Io sto con gli ippopotami era un film della premiata coppia Bud Spencer e Terence Hill, ricordo ancora la locandina al cinema parrocchiale del mio paese. Il possente Bud Spencer un po’ scocciato reggeva sulle spalle il furbo e simpatico Terence Hill, ancora anni luce dalla tonaca, il quale imbracciava un fucile, ma potevamo stare certi, quel fucile non avrebbe ammazzato nessuno. Altrimenti il prete non l’avrebbe programmato.

Sono oltre dieci anni che dico cose poco simpatiche sul mondo della corsa, sulle mutazioni soprattutto, non che abbia avuto chissà quali celebrazioni, e va benissimo, ma nemmeno minacce di denuncia, nè insulti. Questa presa d’atto in questi giorni mi manda profondamente giù di morale. Ovvero, se non hai almeno un hater, non sei nessuno. Non sono nessuno. Forse perché in realtà la tocco troppo piano la palla, gioco con le parole, forse mi nascondo, in fondo mi prendo un po’ gioco di piccoli innocenti tic del podista medio. E anche di me in fondo. Non mi concentro troppo su un singolo dettaglio, su un nemico, su un colpevole, ma metto i personaggi dentro a un presepe vivente, contestualizzo, la prendo alla larga, così facendo un po’ li salvo, anche quelli che non mi piacciono. Magari sono solo un pavido. E il mio scrivere è portata via dal lento scorrere di un fiume amico, solo un piccolo scossone, quando su queste stesse pagine osai scrivere che uno che correva dieci chilometri in un’ora era forse un grande chirurgo, uno splendido padre, una forte amante, ma uno scarso podista. Qualcuno prese male questa patente. Ma poi tutto si spense. Va bene così, profilo basso e chiappe al muro.

Poi improvvisamente su Facebook arriva Carlo Scrivente (Maiale) e di colpo mi rendo conto che qualcosa in me non va. Arriva potente come una meteora che proprio non ne vuole sapere di perdere massa e di sbriciolarsi a contatto dell’atmosfera, come faccio io, che arrivo in granulato, quasi polvere. Esplode non dalla carta, ma direttamente da Facebook, arriva affamato, furioso, incredulo, colpisce duro, dritto per dritto, niente sponde. Arriva tardi al nostro mondo, inizia nel 2014 e questo per me è spesso aspetto negativo, esordisce a 38 anni, dopo una carriera agonistica di alto livello nelle arti marziali. Se inizi tardi non hai fatto atletica giovanile, ti mancano alcuni “fondamentali”, non hai una idea esatta di cosa voglia dire andare forte o non andare forte, ma soprattutto non hai una base storica per comprendere i cambiamenti, ovvio, non c’eri prima, prima di Facebook… non correvi nell’era pre Social, quindi non hai avvertito i primi sintomi di questa vetrina. Nel 2015 fa la prima maratona, non troppo veloce ovviamente, poi l’anno dopo entra nel mondo Ultra.

Ma nel caso di Carlo Scrivente Maiale (Maiale è uno dei tanti insulti conquistati e portati come medaglie) questa cosa si fa positiva, è un miracolo, proprio questa sua “verginità” unita a un cervello funzionante, gli regale uno sguardo da bambino curioso e dispettoso. I suoi obbiettivi sono sopratutto i dopati, (o ex dopati), ma anche gli ammiratori di dopati (o ex dopati), gli organizzatori che se li prendono come testiminial e che non vedono ridicole truffette di eroici finisher. Prese di mira sono le degenerazioni del mondo Ultra in generale con i suoi Re e le sue Reginette del ballo. Carlo Esposito, questo il vero nome nel caso vi andasse di denunciarlo, è laureto in Agraria con dottorato in Agrobiologia agrochimica e ci tiene a certi dettagli (è nei dettagli che si nasconde il Diavolo), denuncia quindi anche gli errori grammaticali dei suoi detrattori, e in questo mi trova particolarmente sensibile e solidale, certi accenti e certi apostrofi gettati a caso nei post dovrebbero essere puniti penalmente.

Non nascondo che inizialmente le sue modalità comunicative non mi piacevano, a volte pare davvero ossessionato dalle sue crociate, e come detto, non è il mio stile. Ma andate a visitare la sua pagina, a visionare i suoi video e capirete meglio. Sta di fatto che nutro una certa invidia, il video in cui elenca gli insulti ricevuti è qualcosa di esilarante, un numero di alta comicità, la comicità involontaria dello spettacolo di persone piccine piccine colpite nella loro bolla da un ago che non si sarebbero aspettati.

Io intanto ho pensato di farmi un account falso per denunciarmi e insultarmi pubblicamente, anche se poi troppe cose avrei da raccontare a un buon psicanalista. Comunque sia io sto con i maiali, quelli che non danno tutto per scontato, quelli che invitati a farsi gli affari proprio insistono ancora con più forza nella denuncia. E a breve Carlo se ne uscirà anche su carta con un libro intitolato Io, la corsa e Facebook. Una storia di ordinario disagio dal mondo social-running.

Articolo già uscito sulla rivista Correre

Immagine in evidenza: Eymerich l’Inquisitore

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