Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Factory Fattori | 23 Febbraio 2020

Scroll to top

Top

SE NEW YORK AVESSE LA PIADINA SAREBBE CERVIA

SE NEW YORK AVESSE LA PIADINA SAREBBE CERVIA
Saverio Fattori

L’Autocitazione dovrebbe essere l’ottavo dei vizi capitali, messa lì, magari in mezzo tra la Supebia e l’Invidia, ma sono una pessima persona e non ho ritegno quindi più o meno mi autocito, senza prendermi la briga di copiaincollare, ma sta di fatto che oltre una decina di anni fa in un libro di scarso successo avevo ipotizzato che l’Ironman sarebbe stato, più o meno, la Maratonadiniuiorc del futuro.

In effetti le tracce che gli Uomini di ferro reduci da Cervia lasciano su Facebook mi fanno tornare indietro nel tempo, quando era la sola suddetta maratona a eccitare così tanto gli indomiti partecipanti. In circolo c’è lo stesso entusiasmo, soddisfazione, le stesse endorfine.

Ma ormai la maratona l’hanno fatta quasi tutti, inizia ad essere un termine usurato, anche se molti dei vostri familiari e colleghi continuano a confonderla con la marcia. Ostinatamente. Iniziate a pensare che forse da almeno un decina d’anni hanno capito la differenza ma continuano a prendervi in giro.

Nei giorni immediatamente seguenti all’Ironman di Cervia, mi imbatto in un video molto interessante: un signore di mezza età e di bell’aspetto racconta la sua esperienza, il suo battesimo di ferro nella massacrante competizione. Ora anche lui è un vero Ironman, sta guidando, è una diretta video Facebook, è raggiante, lui continua a raccontare dettagli e ringrazia. Il suo narrare è febbrile, seguitissimo e commentato, sotto appaiono cuoricini e complimenti a chili, deduco sia una persona stimata, famosa, ma non l’ho mai visto in vita mai. Mi incuriosisco e decido di non farmi gli affari miei. E scopro che è davvero un uomo di grande successo, imprenditore e coach, e autore di un testo che si propone di essere il primo libro al mondo capace di rivelarti il segreto per realizzare i tuoi sogni.

Sento che dovrei leggerlo per uscire da questa ombra di fallimento e inadueguatezza che mi schiaccia da sempre. Quest’uomo potrebbe salvarmi?

Mi prendo la briga anche di cercarlo nella classifica di Cervia, ma, sorpresa, non compare o meglio compare come nome, ma una scritta inquietante (in inglese, lui con i termini inglesi sembra andarci forte) lo dà come disperso. Che è successo? Rapito dagli alieni? No. È arrivato oltre il tempo massimo, quindi oltre le sedici ore, circostanza che naturalmente ha omesso nel racconto, anche se non fa mistero di essersela presa comoda in gara … non possiamo dire che gli organizzatori siano cattivi, ti danno quasi due turni lavorativi per finire la gara…

Ma non sto muovendo nessuna accusa a questo signore, il tempo massimo deve essergli parso un dettaglio risibile, non ha fatto nulla di disdicevole, possiamo ben perdonarlo, non ha detto di essere un campione nel video, non tutti lo erano. Alcuni testimoni parlano di atleti che hanno affrontato la frazione di nuoto a rana, o a morto, sperando che la pur docile marea del mare Adriatico li potessse riportatare a riva per la frazione in bicicletta. Alcuni ad oggi non sono rientrati in famiglia, venduti a tranci da astuti pescatori croati, come direbbe Paolo Villaggio, e le biciclette costose quanto una utilitaria vendute in Cina. Nessuna acredine, davvero, specie se ci regala la formula del successo esistenziale, ma a una analisi più profonda possiamo arguire non sia un caso che abbia scelto l’Ironman di Cervia, ultima frontiera degli indomiti e invincibili dei nostri giorni, per regalare ai propri adepti una immagine di luminoso successo, non a caso ha pensato bene di utilizzare questa sfacchinata per regalarsi (e regalarci) un New Gold Dream. Qualche anno fa sarebbe bastata la solita quarantadue chilometri a fare da lampada per le falene, oggi nemmeno quella basta.

Avere dei sogni è un vero incubo.

Articolo già uscito sulla rivista Correre