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Factory Fattori | 9 Agosto 2020

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SABIA ERA L’UTOPIA

SABIA ERA L’UTOPIA
Saverio Fattori
Italian runner Donato Sabia having a rest after the 800-meters final during the Los Angeles Olympic Games. Los Angeles, 1984 (Photo by Nino Leto/Mondadori via Getty Images)

“Il mezzofondo veloce è un’utopia. La preparazione deve essere perfetta, l’esistenza a prova di infrangiblità. Non devono intervenire fattori esterni a complicare le scansioni di allenamento. Una fidanzata logisticamente difficile da raggiungere. Un congiunto bisognoso di cure domestiche per malattie a lungo decorso. Nessun misero dettaglio deve ostacolare l’ordinato flusso temporale. Giorni sempre identici. Il mezzofondo veloce è perfezione e controllo . Ripetitività e riprodicibilità.

Ho cinque foto particolari, le più preziose, le mie favorite. Una sezione a parte, mezzofondisti veloci con i tendini a orologeria. C’è un’immagine, la foto di un atleta italiano che arrivò quinto alle Olimpiadi, una carriera martoriata dagli infortuni. Un’icona della sofferenza. Sta piangendo, ma non c’è ira, solo disperazione attonita per l’ultimo definitivo malanno. La tengo in salotto. Il giorno in cui l’ho appesa, Sara l’ha fissata per un attimo , poi ha fissato me, e non ha commentato. Come fossi un maniaco senza speranza preda dei propri fantasmi. Sarebbe più sano avere l’immagine di un atleta vittorioso, braccia tese al cielo prodigo di grazia. Il mio eroe invece urla per una lacerazione muscolare. E’ Donato Sabia, un ottocentometrista il cui talento fu pari solo alla sua fragilità.

Non sapremo mai il potenziale di questi atleti, esseri umani eccezionali incapaci di ottenere il capolavoro definitivo, la vittoria Olimpica, la prestazione cronometrica assoluta, quella teorica in assenza di sfighe.

Sempre che l’incompiutezza non sia una forma d’arte, la più sublime.

Acido lattico, 2008. Pagine 51 e 52