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Factory Fattori | 21 Ottobre 2020

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LA ROBA BUONA°

LA ROBA BUONA°
Saverio Fattori

Un giorno un mio collega che conoscevo da lunga data e che incrociavo spesso mentre zampettava quasi sul posto sulla ciclabile mi chiese se potevo procurargli della roba. Che roba? Risposi io, anche se in fondo avevo capito. Dai, tu fai gare, prenderai della roba, tutti la prendete, fammi provare, Epo, anabolizzanti, insomma quello che prendete voi. Io ero allibito, anche un po’ imbarazzato, ma non volevo metterla sui valori dell’etica, non sono tipo da pipponi, preferisco una logica asettica:

Guarda, io non prendo nulla, mai preso nulla, non è che tutti quelli che fanno garette sono dopati, sono scarso, un cagnazzo, non varrebbe la pena per una sportina alimentare, non avrebbe senso, poi davvero, adesso con i social se ti beccano positivo sei finito, non sai lo sputtanamento, io scrivo pure su una rivista.

Non era bastato il mio ragionamento, seppur cinico, e aveva insistito, non ero credibile. Ambedue nell’adolescenza avevamo frequentato una palestra, erano anni orrendi, anni Novanta, andava di moda gonfiarsi soprattutto il petto eseguendo estenuanti ripetizioni con i pesi. E lì avevo compreso come funzionava la meccanica del doping. Tu iniziavi a fissarti sugli stessi esercizi con una frequenza quasi ossessiva, giornaliera, al massimo alternavi i gruppi muscolari, li lasciavi in pace almeno un giorno i tricipiti e ti concentravi sui dorsali, e viceversa. Erano anche gli anni che gli archeologi del futuro indentificheranno come Era degli aminoacidi ramificati, subentrati all’Era dei barattoloni di proteine in polvere. Almeno i barattoloni erano pieni di sali che ti gonfiavano i muscoli, ma erano gonfi di acqua, anche gli aminoacidi funzionavano, il farmacista cambiava auto due volte in un anno. Sta di fatto che i più svegli avevano compreso che gli integratori consentiti non aumentavano la massa magra e infatti le prestazioni a un certo punto si fermavano, ovvero si arrivava fatalmente a una fase di stallo, nessuna progressione, e le cose non cambiavano andando in palestra sette giorni su sette come due. Non rimaneva che constatare questa triste verità, ottanta chili di panca piana fissi, nei giorni peggiori settantotto, ottantadue in quelli di grazia, oppure, in alternativa, qualcuno cambiava palestra e dopo qualche mese ritornava con un sorriso soddisfatto, gli ottanta chili di massimale erano magicamente diventati centodieci. In fondo è tutto lì, accettare o meno i limiti del nostro corpo. Null’altro che questo.

Quindi al mio collega gli avevo ricordato quella comune esperienza, insomma per quanto disonorevole, quella del doping era una pratica che i furbetti adottavano quando erano già atleti di un certo livello, o comunque atleti che avevano già esplorato in allenamento e in molte gare la propria cilindrata, e desideravano maggiorarla chimicamente per ottenere risultati importanti, lui non era in quella condizione con la sua camminata veloce o corsa lentissima. E avevo infierito.

Non ha nessun senso dare benzina speciale a un motore imballato e mezzo grippato come il tuo. Comunque se mi dopassi trufferei i miei avversari che molto spesso sono anche amici. Sarei ridicolo, un vero coglione. Impegnati, alterna una corsa un po’ più corta e velocizza, cerca di farti alzare il battito cardiaco un minimo, insomma cerca almeno di capire quello che stai facendo.

Avevo portato il discorso su un piano inattaccabile, o almeno così mi pareva, ma mi incalzò: non era finita

Guarda io non voglio far gare contro nessuno, non truffo nessuno. Voglio provare, io da solo, corro da solo, punto.

Ritenni inutile continuare a sbattere il muso in quel vicolo cieco, però in effetti una domanda idiota mi era scoppiata in testa. Che tipologia di doping sarebbe un doping solitario, senza competizione con altri? Sostanze magari regolarmente prescritte da un medico specialista per altre patologie? Credo che andiamo verso un futuro molto complicato.

°Articolo già uscito sulla rivista Correre