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Factory Fattori | 15 Agosto 2020

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IL FUTURO ALLE SPALLE

IL FUTURO ALLE SPALLE
Saverio Fattori

In questa fase di stallo non possiamo fare altro che voltarci indietro, ed è come tirassimo le somme di tutto quello che abbiamo ottenuto quando ci era concesso conquistarlo. Improvvisamente tocca prendere atto che l’eternità non è affar nostro e che un destino beffardo e crudele ci ha costretto a fare una riga in terra: Limite invalicabile. Al Monopoli hai pescato “Vicolo chiuso, fermati e girati indietro”.

Facebook brulica come non mai di foto datate, molto datate, al limite dell’archeologia in qualche caso e io chi sguazzo bene, ammalato grave di passatismo podistico. In realtà tutti lo fanno a uso “fionda”, tirano l’elastico dei ricordi speranzosi per proiettarsi ancora più forte verso il futuro, magari le gare posticipate all’autunno prossimo sperando che:

  1. Tutto riprenda davvero in tempi decenti (la corsa come la vita tutta)
  2. Non si verifichi un intasamento tra gare in programma e gare posticipate

Ed è tutto un bell’affare per chi commercia tapis roulant, perché la nostra dipendenza di prima categoria, e sembra emergere che molti di noi corrono per non andare dallo psicanalista: c’è chi corre in balcone, chi in salotto, chi in giardino, parcheggi sotterranei, chi su tetti che scottano, come gatti, di notte, come i ladri. Ma per quanti surrogati possiamo trovare, più o meno estremi o folli, è sempre il passato a venirci in soccorso.

Qualche tempo (in tutta onestà devo dire prima del macello Corona virus) mi aveva scritto su Messanger un forte atleta ferrarese, un cavallo di razza classe ’62, generazione di ferro, poche parole, ma un documento misterioso in allegato. Per farla breve Mauro Crivellini aveva affidato a me una sorta di autobiografia atletica, ovvero “aveva tirato le somme”, anzitempo, prima del nostro fermo pesca. Mauro in realtà ancora gareggia nelle podistiche domenicali del ferrarese, e soprattutto allena e ha allenato oltre un centinaio di atleti tra podisti e duatleti. Il fatto è che spesso non sappiamo chi ci corre accanto la domenica mattina, non sappiamo bene chi siamo perché non sappiamo da dove veniamo. E Mauro viene dal Campo scuola di Ferrara, viene dalla scuola di maratona di Giampaolo Lenzi che a fine anni Settanta iniziava a germinare. Mauro alla maratona non c’è arrivato mai, è stato il miglior italiano a livello Junior su strada, fortissimo anche nei cross, ha gareggiato per Pro Patria e le Fiamme Oro, aiutato e consigliato da Massimo Magnani nella sua crescita atletica.

Lenzi e Bordin

Cosa gli è mancato per avere una carriera più luminosa? Per giocarsela ai Mondiali di Roma con Panetta, tra l’altro mi ha mandato una foto dove i due erano poco più che bambini e gli occhiali di Panetta sembravano due televisori Telefunken. Questo ho cercato leggendo appunto la sua storia, da lui stesso narrata.

Non c’è mai una risposta definitiva, ma duecento chilometri settimanali corsi davvero, non a ritmi di camminata veloce, possono fare bene, possono fare il Campione, ma possono anche farti saltare, e bum, l’anemia ti acchiappa e non si stacca più, e se poi si aggiungono infortuni, specie se tra il primo allenamento delle 5 di mattina sulle Mura ferraresi e il secondo nel pomeriggio, in pista, ci metti 8 ore in cantiere. Ma non è una storia commovente, non lo è affatto. Mauro spesso faceva ancora più chilometri rispetto al programma di allenamento assegnato, ma non era affatto ingenuo o stolto, pur giovanissimo era già conscio che stava tirando la corda. Per giocarsi tutte le cartucce. Certo in quell’era il motto era “Mettere chilometri nelle gambe” e l’importanza del recupero non era così noto. Ma quello era lo standard. Crudele? Non so, Mauro non rimpiange nulla, ha fatto quello che andava fatto, il passaggio tra essere un Amatore e un Professionista allora era ben chiaro, chiara la differenza, per fare il salto dovevi dare l’anima. Quanti Mauro Crivellini avevamo in Italia in quegli anni? Un numero sufficiente per avere poi Antibo, Cova, Mei, Panetta… e quanto sarebbe lunga la lista?

Aticolo già uscito sulla rivista Correre

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