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Factory Fattori | 27 Settembre 2020

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LA MARATONA DI SEMPRE

LA MARATONA DI SEMPRE
Saverio Fattori
Giuseppe Cindolo

Anche il mio Eroe aveva un problemino che lo limitava nei successi, per questo non ha mai concretizzato ciò che meritava, Franco Fava soffriva di attacchi di tachicardia che lo costringevano a pause, doveva fermarsi e attendere che il suo cuore un po’ matto calasse i battiti. E potete capire la drammaticità di questi eventi che, come a me, dovevano arrivare improvvisi e non motivati da errori tattici, anzi Franco Fava fu costretto a fermarsi il 25 aprile nel 1976 nella maratona dei Campionati italiani di Reggio Emilia proprio quando stava rinvenendo sul grande favorito Giuseppe Cindolo. Allora la rivista federale usciva in netto ritardo sugli eventi e io quella cronaca la lessi dopo le Olimpiadi di Montreal, ovvero quando già sapevo del ritiro amaro di Cindolo per guai ai tendini e dell’ottavo posto di Fava, Reggio Emilia rappresentava anche la gara di selezione olimpica per formare il terzetto olimpico. Giuseppe Cindolo, detto Beppe, è quasi a pagina intera nel servizio di Giacomo Crosa, pezzo curiosamente intitolato La maratona di sempre, assurdo considerato che fu di livello tecnico spaventoso per i tempi. Dettaglio che ancora oggi mi fa male, Cindolo non ha la canottiera della società di appartenenza, ma una maglietta bianca con la scritta Montreal Canada, indossata credo come talismano di buon auspicio, per lui che con quei baffoni a manubrio e i capelli lunghi sembra il Generale Custer, ha il pettorale numero uno in quanto Campione italiano in carico. È una foto che mi stringe il cuore anche a distanza di decenni, perché il bambino di nove anni che sfogliò quelle pagine è ancora lì, dentro di me, da qualche parte e osserva tutto, osserva anche l’adulto che ricorda. Custer ha le braccia alzate e fa il vesto della v con le dita. Sembra freschissimo dopo oltre quarantadue chilometri divorati in meno di due ore e dodici che al tempo era prestazione di valore mondiale assoluto, è scortato da una moto e un signore in bicicletta, tra il pubblico assiepato sulla destra dell’immagine un bambino mangia un cono gelato e guarda verso l’obbiettivo, non verso il vincitore di giornata. Avrà più o meno la mia età di allora, avrei potuto essere lì, e avrei guardato verso il fotografo e non verso Cindolo perché avrei tifato per Fava che è in una foto nella pagina seguente, più piccina, ha i baffetti soliti, la testa alta e fiera, ha la canotta del gruppo sportivo della Giardia di finanza, numero trentadue di pettorale, ma il numero maledetto è il trenta, al trentesimo chilometro, al termine di un allungo per portarsi sul fuggitivo, Fava si blocca, mano al fianco, è una crisi cardiaca delle sue, lo supera anche Massimo Magnani, ferrarese, uno che avevo visto più volte le corse podistiche nella mia zona insomma, la sorpresa di giornata, ma Fava non demorde, riprende come un missile, insegue Magnani, lo lascia sul posto, Magnani a sua volta aveva stroncato Mangano, fitte al fegato certificate pure da una foto del servizio, i due baffoni sono affiancati, sembrano due carabinieri, e Mangano in effetti carabiniere lo è, come lo è Luigi Lauro che alla fine raccoglierà molti e arriverà quarto, primo di quelli che a Montreal non ci andranno.

Magnani e Mangano

Fava dopo le palpitazioni riprende di forza e agilità, è all’esordio sulla maratona, ma ha grossi tempi in pista, come pure Cindolo, ma Fava è il nuovo che avanza, forse quel giorno è il più brillante e arriva addirittura a intravedere nel lungo rettilineo padano il drappello al seguito di Cindolo. Ma non è destino. Sopraggiungono dolori muscolari in zone del corpo che forse il mio Eroe non sapeva neppure di avere. Il capolavoro di Fava è andare vicinissimo al capolavoro, arriva ad accarezzarlo, ma è come se una forza misteriosa si frapponesse tra la sua esile figura e il risultato cristallino, assoluto. Ma non è una maledizione di un essere superiore malevolo, il meccanismo è intrinseco al mio Eroe stesso, è in fondo opera sua, non sembrano esserci agenti esterni.

Franco Fava
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